Sbalorditivo: le mappe del Dna degli orsi grizzly corrispondono a quelle delle famiglie linguistiche indigene
L'analisi del DNA mostra una relazione tra tre gruppi distinti di grizzly e tribù indigene della British Columbia con lingue diverse
[27 Agosto 2021]
Le First Nations dei territori di Gitga’at, Haíɫzaqv (Heiltsuk), Wuikinuxv, Nuxalk e Kitasoo/Xai’xais hanno da millenni uno stretto legame con la natura e in paticolare con gli orsi grizzly (Ursus arctos horribilis), ma lo studio “Convergent geographic patterns between grizzly bear population genetic structure and Indigenous language groups in coastal British Columbia, Canada”, pubblicato su Ecology and Society da un team internazionale di ricercatori guidato dalla geografa canadese Lauren Henson dell’University of Victoria, rivela qualcosa di ancora più profondo e sorprendente: tre territori di orsi grizzly geneticamente distinti si allineano con le mappe di specifiche di lingue delle First Nations della British Columbia costiera. In altre parole, i grizzly sembrano restare nelle regioni popolate da alcuni gruppi indigeni.
Questa sbalorditiva scoperta è stata realizzata grazie alla collaborazione tra da una collaborazione tra le First Nations Nuxalk, Heiltsuk, Kitasoo/Xai’xais, Gitga’at e Wuikinuxv, gli scienziati e la Raincoast Conservation Foundation, rivelando un collegamento inaspettato in questa lunghissima relazione tra uomini e grizzly.
Fortunatamente, nel 2011, le cinque First Nations della regione hanno istituito un “bear working group” collaborativo per rispondere esattamente a questo tipo di domanda e la scoperta è avvenuta per caso nell’ambito di un più ampio studio sul DNA: recentemente i grizzly avevano iniziato a colonizzare le isole lungo la costa della British Columbia, e scienziati e gestori della fauna selvatica indigena volevano sapere perché avevano messo in atto questo comportamento senza precedenti. Per 11 anni il team della Henson ha esaminato i peli degli orsi grizzly, spingendosi nelle regioni più remote della Columbia Britannica per raccogliere campioni provenienti da 147 grizzly su un’area di circa 38.000 Km2, più o meno quanto Piemonte e Trentino – Süd Tirol messi insieme, all’incirca le dimensioni del Vermont. Per ottenere i campioni il team ha fatto mucchi di foglie e sterpi, coprendoli con una miscela di olio di palombo o un liquame a base di pesce. «Per noi ha un odore davvero, davvero terribile, ma è te per gli orsi è attraente», dice la Henson. I ricercatori hanno quindi perimetrato questi allettantì mucchi puzzolenti con del filo spinato, innocuo per i grizzly ma dove gli orsi hanno lasciato ciuffi di pelo – e il DNA che contiene – quando sono andato a controllare cosa fosse quell’odore. Gli scienziati hanno quindi utilizzato marcatori di DNA microsatelliti, regioni del genoma che cambiano frequentemente rispetto ad altre sezioni, per determinare la relazione tra gli orsi e sono rimasti sorpresi nello scoprire che ci sono tre gruppi geneticamente distinti di grizzly, anche se non riuscivano a trovare barriere geografiche per spiegare questa varianza. Poi sono rimasti davvero sbalorditi quando hanno scoperto che il territorio degli orsi si sovrapponeva ad alcuni gruppi indigeni definiti dalle diverse lingue che parlano.
All’University of Victoria spiegano che lungo la costa centrale di quella che oggi è conosciuta come British Columbia, «Le analisi genetiche hanno identificato tre distinti gruppi genetici di orsi grizzly. Le aree spaziali di questi gruppi si allineano sorprendentemente bene con le geografie di tre famiglie linguistiche indigene (Tsimshian, Northern Wakashan, Salishan Nuxalk)». La spiegazione data dalla partnership tra scienziati, tribù indigene e ONG è che «Il territorio ha modellato orsi ed esseri umani in modi simili».
Ma in che modo esattamente le tre aree differiscano, probabilmente entro i limiti geografici e delle opportunità di trovare cibo e spostarsi, resta un mistero. «Tuttavia – fanno notare i ricercatori – sappiamo che per millenni orsi e persone hanno condiviso risorse e spazio in questo territorio, evidenziando il potenziale per una risposta parallela alla variazione di queste risorse che riflette questa relazione a lungo termine».
La Henson sottolinea che «Questa scoperta sorprendente è stata inaspettata. Lo studio era originariamente motivato a capire se potesse esistere una discontinuità genetica nel territorio, una considerazione importante per la gestione. La configurazione geografica dei gruppi genetici non si allinea con il modo in cui i grizzly sono attualmente gestiti spazialmente dal governo provinciale».
«E’ una scoperta “sbalorditiva” che dimostra come la diversità culturale e biologica nella regione siano intrecciate» ha detto a Rachel Fritts di Science Jesse Popp, uno scienziato ambientale indigeno della Guelph University che non è stato coinvolto nello studio.
Ma Quello che è ancora più sorprendente è che i ricercatori non siano riusciti a trovare alcuna evidente barriera fisica che tenga separati i grizzly: i confini tra i gruppi genetici non corrispondevano alla posizione dei corsi d’acqua o di territori particolarmente aspri o innevati «E’ possibile – ipotizza la Henson su Science – che gli orsi rimangano geneticamente distinti non perché non possano spostarsi, ma perché la regione è così ricca di risorse che non hanno avuto bisogno di farlo per soddisfare i loro bisogni».
Ma la cosa davvero sorprendente è che l’areale dei grizzly sia correlato alle famiglie linguistiche indigene «Stavamo esaminando le mappe linguistiche e abbiamo notato la sorprendente somiglianza visiva», spiega ancora la Henson. Quando i ricercatori hanno analizzato l’interrelazione genetica degli orsi sia all’interno che all’esterno delle tre famiglie linguistiche dell’area, hanno scoperto che «Gli orsi grizzly che vivevano all’interno dei confini di una famiglia linguistica erano molto più geneticamente simili tra loro rispetto agli orsi che vivevano al di fuori di essi».
Secondo un altro autore dello studio, William Housty dell’Heiltsuk Integrated Resource Management Department, «Risultati come questi evidenziano l’importanza del monitoraggio locale per la gestione. I nostri investimenti nella ricerca nei nostri territori ci consentono di prendere decisioni di gestione informate che attingono non solo dalle nostre conoscenze, ma anche da nuove prove scientifiche come questa»-
In un’intervista a CBC News, un’altra autrice dello studio, Jennifer Walkus del Council della Wuikinuxv First Nation ha sottolineato che «Noi e gli orsi abbiamo molte delle stesse esigenze e ha senso rimanere abbastanza vicini a un’area e avere risorse sufficienti per nutrirci. Tutto questo è decisamente in linea con il fatto che la maggior parte delle First Nations considerano gli orsi come qualcuno di famiglia. Sono qualcosa a cui siamo molto legati».
Cresciuta nella remota comunità di Rivers Inlet, la Walkus, sa bene per esperienza personale che che desseri umani e orsi hanno molte delle stesse esigenze in termini di spazio, cibo e altre risorse. «Avrebbe senso – ha fatto notare su Science – che si stabilissero nelle stesse aree, ad esempio quelle con una fornitura costante di salmone. Questa interrelazione storica significano che il Canada dovrebbe gestire le risorse chiave pensando sia agli orsi che alle persone. Per esempio, la Wuikinuxv Nation sta cercando di ridurre il suo raccolto annuale di salmone per soddisfare le esigenze degli orsi».
Anche Lauren Eckert, una scienziata della conservazione dell’università di Victoria che non è stata coinvolta nello studio, concorda sul fatto che «I risultati potrebbero avere importanti implicazioni per la gestione degli orsi della zona. È un lavoro affascinante e davvero scioccante. Le risorse che hanno modellato la distribuzione dell’orso grizzly nella regione hanno chiaramente modellato anche gli esseri umani, il che penso rafforzi l’idea che la conoscenza locale e la gestione localizzata siano davvero fondamentali».
Probabilmente ha ragione Gloria Dickie che su Hakai scrive: «Gli orsi sono grandi insegnanti. Per millenni le persone hanno utilizzato gli stessi bacini idrografici e gli stessi accessi ai salmoni. Quindi, forse sarebbe più sorprendente se non ci fosse sovrapposizione tra la cultura dell’orso e la cultura umana».