Foreste, Wwf: la posizione del Consiglio Ue ambiente ha tanti buchi quanti quelli di un formaggio svizzero
«Gli Stati membri hanno deciso di eliminare molti elementi chiave della legge»
[29 Giugno 2022]
Dopo le accuse di Greenpeace, anche secondo il Wwf «I ministri dell’Environmental Council hanno votato per indebolire la legge europea sulla deforestazione, nonostante i cittadini, gli scienziati e le aziende chiedessero prodotti privi di distruzione della natura sul mercato dell’Ue».
Anke Schulmeister – Oldenhove, responsabile delle politiche forestali dell’ufficio politiche europee del Wwf, evidenzia che «La posizione negoziata del Consiglio ha tanti buchi quanti quelli di un formaggio svizzero, ma purtroppo non ha un sapore altrettanto buono. Una legge efficace non dovrebbe offrire scappatoie alle aziende per poterla aggirare, deve includere altri ecosistemi minacciati oltre le foreste e deve affrontare il degrado di tutte le foreste, non solo quelle di un tipo specifico come quelle tropicali. Solo così potrà sostenere un reale cambiamento sul campo».
Ecco i tre principali punti deboli della legge europea sulla deforestazione che secondo il Wwf gli eurodeputati devono affrontare nelle prossime discussioni: Definizioni deboli. Nella definizione attuale, il “degrado forestale” si riferisce solo alla conversione di foreste primarie (cioè vecchie, non toccate dall’attività umana) in piantagione e altri terreni boschivi. Ma le foreste vengono distrutte anche in una serie di altri modi che portano alla perdita di biodiversità o che riducono la loro capacità di combattere il cambiamento climatico. Solo foreste. Non includendo altri ecosistemi, si ignora la massiccia minaccia cui questi sono già sottoposti a causa dei consumi dell’Ue. Questo probabilmente sposterà la pressione della deforestazione dalle foreste ad altri luoghi unici, come le savane e le torbiere. Mancanza di condizioni di parità. Sostenendo regole semplificate per le aziende che si riforniscono da Paesi “a basso rischio”, senza un livello minimo di controlli, gli Stati membri stanno creando scappatoie che possono essere facilmente superate. Una massiccia riduzione dei controlli (dal 5% all’1% per i prodotti provenienti da paesi a rischio “normale/standard” e dal 10% al 5% per i prodotti provenienti da regioni ad “alto rischio” di deforestazione) spalancherà la porta ai prodotti legati alla deforestazione per entrare nel mercato dell’Ue.
Il Wwf ricorda che «La proposta della Commissione europea pubblicata lo scorso novembre conteneva elementi forti, che hanno portato un raggio di speranza per la natura e le persone di tutto il mondo. La proposta prevede che i prodotti che entrano nel mercato dell’Ue siano esenti da deforestazione e degrado forestale. Erano previste anche misure forti per far rispettare la legislazione in tutta l’Ue, tra cui un numero minimo di controlli e multe che devono essere proporzionali al danno ambientale causato e al suo valore, e un quadro più chiaro per gli Stati membri sulle modalità di esecuzione di verifiche e controlli. Naturalmente erano rimaste alcune lacune, segnalate dal movimento #Together4Forests, come l’esclusione di altri ecosistemi dall’ambito di applicazione della normativa, ma la nuova legge era sulla strada giusta per realizzare un vero cambiamento».
Ma dopo il voto dei ministri dell’ambiente Ue, non sembra più così «Gli Stati membri hanno deciso di eliminare molti elementi chiave della legge – accusa il Panda europeo – Hanno diluito la definizione di “degrado forestale” in modo da ostacolarla più che aiutarla. Inoltre, una scappatoia esistente nella proposta della Commissione europea, che permetteva alle aziende che si riforniscono da Paesi “a basso rischio” di non effettuare una valutazione del rischio, è stata ampliata eliminando un numero minimo di controlli per questi prodotti. Inoltre, il Consiglio non ha incluso altri ecosistemi oltre alle foreste, sebbene anch’essi siano minacciati, lasciando aperta un’altra falla. Tutti questi elementi combinati nella futura legge europea sulla deforestazione la fanno sembrare sempre più inefficace».
Anke Schulmeister – Oldenhove aggiunge: «Con questa posizione, i governi nazionali stanno svuotando la legge europea sulla deforestazione, lasciando numerose scappatoie. Questo va contro le richieste di 1,2 milioni di cittadini, dell’industria e degli scienziati per una legge che tenga fuori dal mercato dell’Ue la distruzione della natura. Inoltre, mina l’impegno dell’Ue a fermare la deforestazione e tradisce la natura e le persone colpite da questa distruzione ogni giorno”, La palla passa ora al Parlamento europeo. Nelle prossime votazioni sulla legge, gli eurodeputati dovranno dare una risposta forte alla posizione del Consiglio, se vogliono essere all’altezza del livello stabilito nella loro proposta di legge per il 2020».
Il Wwf conclude ricordando che «L’Europa è uno dei maggiori responsabili della deforestazione globale, seconda solo alla Cina. L’Ue è responsabile del 16% della deforestazione tropicale legata al commercio internazionale attraverso l’importazione di prodotti come carne bovina, soia, olio di palma, gomma, legname, cacao e caffè e i loro derivati. È tempo di cambiare questa situazione, ma questa posizione dell’Environmetal Council non lo sta facendo. Attraverso un nuovo strumento del WWF ora attivo alla pagina #Together4Forests del Wwf Italia, dobbiamo chiedere al più presto ai nostri europarlamentari di cambiare rotta e di difendere le foreste durante i prossimi negoziati su questa nuova legge».
Intenti condivisi anche da dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia: «Chiediamo una normativa ambiziosa, per garantire che nessun prodotto legato alla deforestazione, al degrado forestale, alla distruzione della natura o alle violazioni dei diritti umani venga venduto sul mercato comunitario o finanziato da istituzioni finanziarie dell’Ue. Se vogliamo davvero contrastare la crisi climatica in corso, non è il momento di adottare mezze misure nella protezione della natura».