[16/09/2009] News

Marchionne perde il pelo ma non il vizio (della rottamazione)

LIVORNO. Ci risiamo: l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, durante il Salone dell'Auto di Francoforte, ha detto di auspicare che gli incentivi all'auto vengano rinnovati anche nel 2010 «per il bene del Paese, altrimenti sarebbe disastroso». Si tratta, non c'è dubbio, del primo di una serie di inviti che sempre più arriveranno dal settore da qui alla prossima Finanziaria.

La pantomima la conosciamo tutti assai bene e anche stavolta nel nostro piccolo vogliamo argomentare il perché l'idea che ancora una volta pantalone finanzi il mercato dell'auto non ci convince affatto.

Sia chiaro, restiamo fermamente convinti che nell'ottica della green economy siano fondamentali gli incentivi dei governi per orientare l'economia verso l'ecologia, ma l'auto davvero deve far da sé.

Come spiega ottimamente Rampini su Repubblica di oggi, gli incentivi sono come una droga, tutto va bene finché si prendono poi c'è la crisi di astinenza. Se Fiat ha avuto la forza di portare a compimento l'operazione Crysler e tentare l'assalto a Opel, non può chiedere in tempo di crisi ancora allo Stato l'ennesimo aiuto.

La mobilità sostenibile e più in generale la sostenibilità ambientale e sociale dell'economia mondiale non passa solo per il cambio dell'auto da una più inquinante a una meno inquinante e ora lo Stato dovrebbe impegnare cifre simili a quelle spese per sostenere il settore proprio per un'idea di mobilità diversa.

Il mercato dovrebbe essere influenzato in questo modo, ovvero modelli più piccoli, bassi consumi, basse emissioni, investimenti su un motore più pulito e contrazione delle produzioni. Almeno in occidente il presente e anche il futuro non può non essere questo. Bisogna farsi carico di questa situazione perché dovrebbe essere chiaro che il mercato dell'auto non crescerà mai più ai ritmi del passato.

E' un'impresa certamente molto complessa, ma dovrebbe essere chiaro che al di là del problema dell'inquinamento dell'aria, ancora non certo risolto, le nostre città sono stracolme di auto e che di più volumetricamente non possono entrarci.

Nella complessità di questo ragionamento ci sta anche e tutto intero il problema dei milioni di lavoratori del settore auto e dell'indotto che ovviamente confidano invece in una ripresa del mercato e aspettano buone nuove dai mercati emergenti (ma secondo l'Employment Outlook 2009 diffuso oggi dall'Ocse l'Italia avrà alla fine del 2010 1,1 milioni di disoccupati in più rispetto alla fine del 2007).

Questa però è una visione di corto raggio - ancorché comprensibile - mentre invece i governi dovrebbero avere la capacità di guardare oltre. E l'oltre non è con più auto ancorché più verdi.

L'economia per essere ecologica deve produrre nuovi posti di lavoro nei settori che la green economy creerà. C'è qualcosa che non funziona quando il simbolo della mobilità, l'auto appunto, è ferma in mezzo alle strade o è costretta a far chilometri per cercare un posto dove fermarsi. Tramvie, car sharing, bike sharing, mezzi pubblici in genere, utilizzo razionale dell'auto (perché sappiamo bene che in certe zone e per certi lavoro resta indispensabile) sono i settori da incentivare, l'auto deve adeguarsi e continuare a dare aspirine a un malato grave è sbagliato ed è accanimento terapeutico. Nei tempi e nei modi utili ad evitare una mattanza sociale (emorragia di posti di lavoro senza alternative) bisogna che si imbocchi un'altra strada oppure non c'è speranza comunque per l'auto e neppure per la sostenibilità.

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