[17/09/2009] News

Nave dei veleni, Legambiente: «Situazione grave e inquietante». Tutti gli altri commenti

LIVORNO. «Le parole del pentito di mafia (vedi altro pezzo di greenreport di oggi) confermano la gravità di una situazione di illegalità diffusa e pericolosa, favorita da connivenze e omissioni anche nelle alte sfere. Lo Stato deve dare un chiaro segnale e dimostrare di voler raggiungere finalmente la verità sugli inquietanti scenari che contornano il traffico illegale dei rifiuti tossici. Dalla misteriosa morte del capitano di Corvetta Natale De Grazia alle numerose indagini bloccate o depistate, è ora di chiarire tutte le vicende legate al traffico dei rifiuti, da tempo denunciate da Legambiente ma anche da Wwf e Greenpeace e sostenute anche dalla Direzione Investigativa Antimafia sin dal 2001».

Così Sebastiano Venneri (Nella foto), vicepresidente di Legambiente, interviene da Paola (Cosenza) dove con una delegazione dell'associazione ambientalista e del Comitato per la verità sulle navi dei veleni,  ha incontrato il procuratore Bruno Giordano per consegnare documenti e dossier elaborati dall'associazione negli ultimi 15 anni.

«Il rischio da scongiurare ora - ha continuato Venneri - è che tutta questa enorme vicenda venga sminuita e ridotta a problema di tipo meramente ambientale - che sarebbe comunque grave - ma che invece in questo caso rappresenta ben di più. Politica e Servizi segreti sono chiaramente coinvolti e quindi chiamati a chiarire senza indugi il proprio ruolo».

Legambiente intanto ha anticipato al procuratore di Paola la costituzione di Parte Civile nel procedimento sulle navi dei veleni: «A muoverci oggi - ha aggiunto Nuccio Barillà di Legambiente Calabria - è la consapevolezza che negli ultimi quindici anni la ricerca della verità è stata interrotta più volte, anche in maniera brutale, com'è avvenuto con la morte del capitano di corvetta Natale De Grazia. Ma anche questa ennesima inchiesta della Procura di Paola è a rischio, nonostante i riscontri già ottenuti. Ci vuole poco, infatti, per impedire che le indagini vadano fino in fondo: basta negare uomini e risorse, attendere che l'attenzione dei media si affievolisca, insinuare che si tratta di teoremi. Non è scontato, insomma, che venga fatta finalmente chiarezza su una delle pagine più inquietanti della storia delle ecomafie».

«Non si tratta solo di una nave affondata e del suo contenuto avvelenato - ha concluso Enrico Fontana, del Comitato per la verità per la Verità sulle navi dei veleni -. Intorno ai traffici e agli smaltimenti illeciti di rifiuti pericolosi e radioattivi sì è consumato un vero e proprio intrigo, che ha visto coinvolti anche imprenditori e rappresentanti delle istituzioni».

Anche il Wwf interviene sulla grave questione spiegando di essere «impegnato su questa vicenda da oltre 10 anni e costretto negli scorsi anni a difendersi in giudizio da pesanti richieste risarcitorie avanzate da armatori i cui nomi compaiono nelle dichiarazioni del pentito Fonti» e che «finalmente è giunto il momento di creare: a) un coordinamento delle Procure della Repubblica che hanno promosso le varie inchieste sul traffico internazionale di rifiuti ed armi; b) uno scambio di informazioni sistematico e un coordinamento straordinario su questi temi tra la Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare e il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di stato, che non possono più lavorare a comparti stagni».

Il fatto che ci fossero inquietanti scenari istituzionali dietro il traffico di armi e di rifiuti - aggiunge - è cosa nota da tempo alla Commissione Bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse e a livello governativo, come venne confermato già nel 2004 dall'allora Ministro per i Rapporti con il Parlamento, on. Carlo Giovanardi, che in risposta ad una interrogazione dichiaro' a proposito del traffico illecito internazionale di armi e rifiuti: «Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali ed il traffico d'armi. (...) Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed alla illecita gestione degli aiuti della Direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo».

«Non si può sottovalutare l'allarme che suscitano queste rivelazioni e ancor di più i riscontri, in particolare riguardo alla contaminazione nucleare - ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia - Chiediamo che si proceda ad uno stop alla superficiale politica di riapertura all'energia nucleare, condotta da parte del governo con disinformazione e senza un vero ed aperto dibattito. La connivenza di strutture pubbliche nel traffico dei rifiuti radioattivi, infatti, aumenta ancor di più il senso di insicurezza, che già suscita un'energia che oltre ad essere particolarmente costosa è anche altamente pericolosa. E rende ancora più incomprensibile una scelta che va contro la volontà della maggioranza degli italiani».

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