[28/10/2009] News

Clima, per salvare Copenhagen serve un colpo di reni di Obama

GROSSETO. La strada per raggiungere un accordo sul clima al vertice Onu di Copenhagen rischia di diventare sempre più irta di ostacoli. Una delle speranze era infatti che a dicembre gli Usa si presentassero alla Cop 15 forti dell'approvazione del disegno di legge sul clima voluto da Barak Obama (Nella foto), che avrebbe l'obiettivo di tagliare le emissioni di Co2 del 20% tra il 2012 e il 2020, ma dalle prime audizioni alla Commissione ambiente del Senato arrivano invece segnali nient'affatto incoraggianti.

Martedì, alla prima delle tre audizioni previste, un importante rappresentante del partito democratico ha infatti espresso serie preoccupazioni in merito al ritmo proposto per il taglio emissioni, al quale l'opposizione repubblicana si è subito agganciata.

Il senatore democratico Max Baucus, che moderava l'audizione e che presiede anche il Commissione finanze del Senato ha infatti esordito dicendo: «ho forti riserve riguardo all'obiettivo» e parlando ai giornalisti al di fuori dell'udienza, Baucus non ha poi specificato se questo significherebbe sostenere la più modesta riduzione del 17% di riduzione della CO2 entro il 2020.

Un segnale che mette profondamente a rischio la già difficile sfida di arrivare a Copenhagen con impegni precisi presi al loro interno dagli Usa e che potrebbe quindi rendere ancora più difficile giungere ad accordi vincolanti. Una preoccupazione che è stata espressa in maniera esplicita da Connie Hedegaard, capo delegazione al vertice delle Nazioni Unite a Cophenagen che ha detto in una intervista : «Come possiamo aspettarci che gli altri attori principali possano spostare le loro posizioni  fino a quando non avranno la dimostrazione che gli Stati Uniti sono pronti a fare la loro parte?».

Se anche alla fine venisse approvato, il disegno di legge sul clima non potrebbe comunque entrare  in vigore prima dell'anno prossimo, ma nel frattempo l'amministrazione Obama sta lavorando ad altre misure da mettere in atto per ridurre le proprie emissioni, come la revisione in atto delle norme che regolano i carburanti per migliorare l'efficienza della flotta USA del 40% entro il 2016, e che potrebbe portare al taglio delle emissioni di gas a effetto serra del 19 % entro il 2030. E lo stesso giorno della prima audizione in Senato della legge sul clima, Obama ha annunciato che verranno messi a disposizione 3,4 miliardi dollari per aiutare la costruzione di una  rete elettrica capace di supportare la potenza generata da energia solare ed eolica. Di fronte tuttavia all'ostinata volontà di puntare alle energie rinnovabili portata avanti da Obama, i repubblicani rispondono con la richiesta di espansione dell'energia nucleare americana e della tecnologia del carbone pulito. E fanno leva sull'opinione pubblica (già meno convinta- secondo un recente sondaggio-  sull'importanza di combattere i cambiamenti climatici)  puntando ai costi che il piano di Obama potrebbe avere sull'economia: «le famiglie americane, gli agricoltori e i lavoratori meritano di sapere che la legge Kerry-Boxer (i due autori del disegno di legge democratica, ndr) imporrà trilioni di dollari in tasse sull'energia superiore, farà perdere milioni di posti di lavoro e tratterà ingiustamente intere regioni del paese come il Midwest, Sud e Great Plains», ha detto Il senatore repubblicano Christopher Bond.

Al quale il relatore in Senato della legge, Baucus ha risposto che invece l'applicazione della legge «significherebbe un costo per i consumatori di soli 30 centesimi al giorno, rendendo gli Stati Uniti il leader mondiale nel campo della tecnologia di energia pulita».

Alle vicende statunitensi guarda quindi con forte preoccupazione l'Onu, che ha già più volte segnalato la difficoltà reale di giungere ad un accordo giuridicamente vincolante sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra al vertice di Copenaghen.

I diplomatici e funzionari delle Nazioni Unite sostengono infatti che l'adozione della nuova legislazione statunitense sul clima sarebbe fondamentale per ottenere un accordo globale sulla lotta contro il riscaldamento globale, ma sono sempre più consapevoli del fatto che il progetto di legge statunitense sul cambiamento climatico è ancora lontano dall'approvazione.

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