[06/11/2009] News

La nuova lista rossa Iucn traccia la strada verso la scienza della sostenibilità

ROMA. Mentre si chiudono gli ultimi Climate change talks a Barcellona, ultimo round prima della Conferenza di Copenhagen sul clima che avrà luogo a dicembre, continua la produzione di autorevoli rapporti e aggiornamenti che ci segnalano sempre più chiaramente quanto la pressione umana sia divenuta ormai insostenibile per i sistemi naturali, base della nostra stessa sopravvivenza.

La World conservation union (Iucn) ha reso noto in questi giorni l'aggiornamento  2009 della sua ormai famosissima Red list, cioè la Lista rossa delle specie viventi minacciate dal pericolo di estinzione. In questo aggiornamento su 47.677 specie valutate dagli esperti in tutto il mondo, 17.291 sono risultate minacciate di estinzione. Si trovano a essere sotto minaccia, a causa delle varie tipologie di intervento umano, il 21% delle specie conosciute di mammiferi, il 12% degli uccelli, il 30% degli anfibi, il 28% dei rettili, il 37% dei pesci di acqua dolce, il 35% delle specie di invertebrati e il 70% delle specie di piante (sempre ovviamente sul totale di quelle che sono state valutate in questi diversi gruppi). Vale veramente la pena di approfondire la situazione visitando i siti dell'Iucn www.iucn.org e della stessa Red list www.redlist.org .

Per quanto riguarda gli animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi, più i pesci di acqua dolce) la valutazione è stata fatta praticamente per tutte le specie note alla scienza. Per i mammiferi risulta che delle 5.490 specie , 79 risultano estinte o estinte allo stato selvatico, 188 risultano fortemente minacciate (critically endangered), 449 minacciate e 550 vulnerabili (queste dizioni riguardano categorie indicate dall'Iucn relative al livello di minaccia esistente).

Un specie di roditore endemica del Madagascar, denominata voalavo (Voalavo antsahabensis) , è oggi ormai dichiarato estinto. La presenza di questa specie era confinata nelle zone di foreste tropicali montane dell'isola ed era fortemente minacciato dalla progressiva distruzione della foresta stessa, dovuta soprattutto al meccanismo noto come "slash-and-burn" (cioè "taglia e brucia", un processo tipico in molte zone tropicali dove la popolazione umana in crescita e in continua richiesta di terre da coltivare usa tagliare le foreste e poi bruciarle con il fine di avere le terre stesse fertilizzate per l'attività agricola) .

Per quanto riguarda gli anfibi la Lista rossa Iucn mostra che 1.895 specie sulle 6.285 specie conosciute, sono in pericolo di estinzione . Questo dato fa degli Anfibi la classe di specie viventi tra i vertebrati maggiormente in pericolo di estinzione. Una specie di rospo della Tanzania (Nectophrynoides asperginis) viene ritenuto estinto allo stato selvatico. Si tratta di una specie conosciuta nella zona delle Kihansi Falls in Tanzania dove un tempo viveva con una popolazione di almeno 17.000 individui. Il rapido declino della specie è stato causato dalla costruzione di una diga che ha rimosso il 90% del flusso originale di acqua che si aveva nell'area. Una malattia dovuta ad un fungo, una chitridiomicosi, è stata con ogni probabilità la causa finale del crash della popolazione di questo rospo già così compromessa dagli effetti della costruzione della diga.

L'effetto di malattie dovute a funghi sugli anfibi è veramente nefasto ma, spesso, sembra costituire un elemento aggiuntivo e sinergico ad altre situazioni di pericolo che minacciano le popolazioni delle varie specie.  Anche un'altra specie di anfibio, una rana arboricola che si trova solo a Panama centrale, (Ecnomiohyla rabborum) è entrata nella Lista Rossa come specie minacciata in maniera critica.

Nel 2006 è stata registrata la presenza del fungo Batrachochytrium dendrobatidis e nell'habitat di questa specie è stato segnalato il verso di un solo esemplare maschio. Diversi esemplari sono stati catturati per cercare di mantenerli in cattività con lo scopo di farli riprodurre ma, al momento, questo progetto non ha avuto esiti positivi. 

Nella Red list aggiornata sono presenti 1.677 specie di rettili con ben 293 specie aggiunte quest'anno. In totale risultano 469 specie minacciate di estinzione e 22 estinte o estinte allo stato selvatico.

Su 7.615 specie di invertebrati analizzate dagli studiosi sulla Red List,  2.639 sono  minacciate di estinzione. La nostra conoscenza di tantissime specie di invertebrati è quasi inesistente, anzi, addirittura, non siamo in grado di dire quante centinaia di migliaia di specie non sono neanche note alla scienza.

Per quanto riguarda l'analisi delle cause che conducono le specie all'estinzione, ho già ricordato in altri articoli di questa rubrica quanto riportato dal grande biologo Edward Wilson, riconosciuto internazionalmente come il "padre" della biodiversità. Egli ricorda, in diversi dei suoi splendidi volumi dedicati alla biodiversità della Terra, che l'insieme dei fattori che provocano i processi di estinzione delle forme di vita sul nostro pianeta vengono indicati dai biologi della conservazione con l'acronimo HIPPO (che ricorda il nome inglese dell'ippopotamo) dove H sta per Habitat destruction, cioè la distruzione diretta degli ambienti, I per Invasive species, cioè le specie aliene o invasive (quelle che noi stessi immettiamo in ambienti che non sono i loro originari), la prima P per Pollution, cioè le varie forme di inquinamento, quindi i nostri scarti solidi, liquidi e gassosi, la seconda P sta per Population, cioè la crescita della popolazione mentre la O sta per Overharvesting, cioè il sovrasfruttamento.

Nel suo bel libro "Il futuro della vita" pubblicato da Codice Edizioni nel 2004, Wilson  ritiene che il motore primario delle forze d'incursione in tutto il mondo è costituita dalla seconda P di HIPPO e cioè le troppe persone che consumano una quantità eccessiva di terra, di mare e delle risorse terrestri e marine. Egli ricorda anche, che studi recenti sui gruppi più conosciuti a livello scientifico, i gruppi "focali", tra i quali i vertebrati e le piante da fiore, hanno rivelato che le forze diverse dalla crescita della popolazione umana compaiono nella parola HIPPO esattamente nell'ordine di importanza decrescente, con la distruzione dell'ambiente al primo posto e la caccia eccessiva all'ultimo. Nel periodo del Paleolitico la sequenza potebva essere grossomodo quella opposta e cioè OPPIH, dalla caccia eccessiva a una distruzione dell'ambiente in proporzione all'epoca, ancora piccola. Oggi la distruzione degli ecosistemi, la loro continua e progressiva trasformazione, la loro frammentazione costituisce il fattore principale di perdita della biodiversità a livello planetario.

Ormai sappiamo di essere in un periodo geologico che è veramente un schiocco di dita rispetto all'intera storia dell'esistenza del pianeta Terra e che viene definito, dagli scienziati che studiano il sistema Terra, Antropocene, proprio per caratterizzare il ruolo preminente di straordinaria distruzione e modificazione dei sistemi naturali che esercita la nostra specie, con significativa ed incrementata consistenza dalla Rivoluzione Industriale ad oggi.

Torna all'archivio