
[12/11/2009] News
GROSSETO. Nel 2008 i compostatori italiani hanno trattato 3,6 milioni di tonnellate di rifiuti organici, compresi i fanghi. Se questi rifiuti fossero stati conferiti in discarica e non trattati, avrebbero emesso 7,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica in atmosfera. Questo è quanto si legge sul sito del Consorzio italiano compostatori (Cic) , il consorzio volontario che riunisce imprese ed enti - pubblici e privati - produttori di compost. Al consorzio possono aderire anche altre organizzazioni che, pur non essendo produttori di compost, sono comunque interessate alle attività di compostaggio (produttori di macchine e attrezzature, di fertilizzanti, enti di ricerca, ecc.).
I dati del Cic vengono sostanzialmente confermati anche da Ispra, che indica che nel 2008 sono stati raccolti 1,2 milione di tonnellate di rifiuti organici urbani, 1,1 milione di tonnellate di rifiuti da verde urbano, e 1 milione di tonnellate di fanghi e altri materiali organici. Da questi rifiuti, sottoposti a compostaggio, si ottiene un prodotto finale che non è una materia prima seconda ma un prodotto vero e proprio, tanto che deve rispettare la normativa relativa ai fertilizzanti e può essere utilizzato come ammendante. Cosa diversa è per il compost ottenuto dalla selezione dei rifiuti indifferenziati.
Ci sono infatti due filiere che portano alla produzione di compost, legate tra di loro ma distinte nell'operatività. La prima è il compostaggio di qualità, che tratta rifiuti organici puliti, omogenei, che provengono da una raccolta differenziata della frazione umida domestica, dalla manutenzione di parchi, giardini e aree verdi, dai rifiuti biodegradabili provenienti dall'industria alimentare, dai mercati e dal commercio, dai fanghi di depurazione che possono essere utilizzati in percentuali specifiche rispetto al totale.
La seconda filiera tratta rifiuti che non sono differenziati a monte, cioè i rifiuti tal quali. Questi con trattamento meccanico - biologico passano per una selezione meccanica porta da una parte i rifiuti secchi recuperabili e dall'altra un residuo che contiene un' alta percentuale di rifiuto organico, che viene sottoposta ad un processo di biostabilizzazione per ridurne il volume e la fermentazione.
Il compost di qualità è quindi quello che si ottiene dagli scarti organici selezionati alla fonte ed è un ottimo fertilizzante che può essere utilizzato come ammendante in orticoltura, frutticoltura, coltivazioni industriali, florovivaismo, realizzazioni di aree a verde pubblico e di interesse naturalistico.
Mentre il compost ottenuto da scarti non selezionati alla fonte, il cosiddetto biostabilizzato, può trovare utilizzo nei ripristini ambientali e come materiale per usi tecnici vari: nei fatti il 95% va a copertura delle discariche, perché ancora non è stato messo a punto il decreto tecnico (già previsto nel decreto Ronchi) per definirne le specifiche di utilizzo.
Il Cic ha messo a punto anche un proprio marchio di qualità, anch'esso un programma di certificazione volontaria che prevede una prima fase di certificazione di prodotto e poi la costruzione di un sistema di assicurazione della qualità, in grado di certificare sia il processo che il prodotto finito.
Nel 2007, dai dati Ispra, risulta che il trattamento biologico (digestione anaerobica, compostaggio, trattamento meccanico biologico) ha interessato il 28,8% dei rifiuti urbani prodotti.
In discarica, direttamente come rifiuto tal quale o indirettamente come rifiuto biostabilizzato e residui, è stato smaltito il 55% dei rifiuti urbani prodotti.
Gli impianti specifici per il trattamento meccanico-biologico risultano 133 nel 2007 e si stima che abbiano trattato oltre 9,5 milioni di rifiuti urbani, da cui sono stati recuperati 3.6 milioni/t, 1,7 sono perdite di processo e 4.2 sono state smaltite.
Riguardo al compost di qualità secondo i dati Cic circa 110 impianti trattano oltre 10 milioni tonnellate l'anno di frazione organica e nel 2007 ne hanno prodotto 1,3 milioni di tonnellate.
Quale sia il reale utilizzo di questo prodotto non è facile metterlo in evidenza: secondo il Cic tutto quanto prodotto nel 2009 è già stato venduto, ma spesso è più diffusa la pratica delle cessione gratuita, magari su convenzioni.
Per promuovere l'utilizzo del compost come ammendante in agricoltura molte regioni hanno adottato accordi volontari e nei piani di sviluppo rurale 2007- 2013 sono undici le regioni che hanno introdotto finanziamenti per promuovere la conservazione della fertilità del suolo e un maggiore equilibrio nella pratica della fertilizzazione organica e minerale. Pertanto in queste regioni, c'è la possibilità di acquisite finanziamenti per la distribuzione di ammendanti organici e anche per l'acquisto di macchine ed attrezzature dedicate alla distribuzione.