[20/11/2009] News toscana
LIVORNO. Il pentito di 'ndrangheta Francesco Fonti è stato sentito dal pm livornese Massimo Mannucci e dal procuratore capo Francesco De Leo nell'ambito dell'inchiesta sulle navi dei veleni. Nelle sue dichiarazioni rilasciate nel mese di settembre, Fonti aveva parlato di affondamenti di rifiuti pericolosi nel Mar Tirreno e della presenza di una nave carica di materiali inquinanti fatta colare a picco a largo della costa livornese.
Proprio per questo, dopo l'apertura di un fascicolo, nei gironi scorsi il pm titolare dell'inchiesta Massimo Mannucci ha voluto indagare e verificare la validità delle dichiarazioni dell'uomo. «Non abbiamo nessun elemento di novità e non ci sono riscontri oggettivi rispetto alla segnalazione già emersa» si è limitato a dire il procuratore capo De Leo.
Ma le indagini sembrano tutt'altro che terminate e altre verifiche sono già in programma. La motovedetta della Guardia Costiera Scialoja dotata di un sonar capace di leggere i fondali fino a 150 metri, ha individuato alcuni "obiettivi" che potrebbero far pensare a container. Dalla Capitaneria non arrivano conferme ma la vicenda delle cosiddette "navi a perdere", sulla quale la procura ha aperto due fascicoli (uno sulle dichiarazioni di Fonti, uno per la segnalazione di un'associazione ambientalista tedesca) sembra solo all'inizio.
Secondo alcune indiscrezioni, Fonti potrebbe essere sentito ancora una volta dai pm livornesi.
Proseguono anche le indagini della Capitaneria di porto davanti alla costa livornese. La motovedetta Scialoja attrezzata per missioni ambientali continua le ricerche del container che sarebbe stato buttato in mare la scorsa estate. La segnalazione del presunto affondamento è arrivata dalla nave Thales dell'associazione ambientalista Green-Ocean che avrebbe avvistato una portacontainer scaricare in mare un oggetto di grosse dimensioni molto simile a un container.
Una testimonianza fondamentale sulla quale gli uomini della Guardia Costiera, su mandato della procura che ha aperto un fascicolo, sta lavorando da circa un mese.
Con un sonar arrivato direttamente dagli Stati Uniti sono stati scandagliati i fondali del tratto di mare tra San Vincenzo e Marciana Marina.
I militari devono "decriptare" le ombre apparse sul personal computer di bordo per capire la vera natura degli "obiettivi". Una traccia del container sarebbe apparsa lo scorso 4 novembre dai rilevamenti della Alliance, nave dell'Onu che per conto del Parco dell'Arcipelago, a 120 metri di profondità, ha trovato un oggetto lungo sei metri e alto due. Misure che fanno pensare a un container. Che ce ne siano altri nei fondali davanti alla costa livornese? E' quello che dovranno stabilire i militari della Capitaneria che nei prossimi giorni torneranno sui luoghi dei ritrovamenti (definiti per il momento solo "bersagli") per fare altri rilievi.