
[02/12/2009] News
GROSSETO. Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni assieme al presidente della provincia Guido Podestà e al sindaco di Milano, Letizia Moratti, hanno ricevuto un avviso di garanzia. Il motivo è «per gettito pericoloso di cose» dove le cose sono gli inquinanti atmosferici nell'aria e il gettito pericoloso sta per non aver dato seguito a iniziative efficaci per evitarlo. Stesso motivo per il quale qualche anno fa sempre il governatore Formigoni era accusato in un esposto che in quel caso la procura della Repubblica di Milano decise di archiviare. E stesso motivo per cui invece la procura di Firenze ha chiesto (lo scorso anno) il rinvio a giudizio del presidente della Regione Toscana Claudio Martini, del sindaco di Firenze Leonardo Domenici e di altri quattro primi cittadini dell´area fiorentina.
Motivi per i quali in altre città sono partiti esposti nei confronti dei sindaci e degli amministratori, poi tutti archiviati. Esito che potrebbe avere anche questo nuovo avviso di garanzia nei confronti degli amministratori lombardi, come dice lo stesso Nicola Cerrato della procura di Milano, quando spiega che «si faranno indagini e si valuterà se archiviare o meno».
Del resto - visti i numeri dei superamenti dei limiti degli inquinanti nella quasi totalità delle città italiane - esposti in merito al non ottemperamento della normativa nazionale e comunitaria riguardo all'inquinamento atmosferico potrebbero riguardare tutti gli amministratori, chi più chi meno attento alle politiche antismog.
I dati dell'inquinamento atmosferico nelle nostre città e gli aggiornamenti relativi agli effetti sanitari che questi determinano sui cittadini, come l'ultimo studio Epi-Air, dimostrano infatti che anche laddove misure sono state prese queste si sono rilevate inefficaci per ottenere gli standard richiesti per garantire una salubrità ambientale e sanitaria.
E il caso della Lombardia ne è la riprova, dal momento che proprio per contenere le concentrazioni del Pm10 (le polveri sottili che sono al centro dell'inchiesta della procura milanese), ritenute per le loro caratteristiche fisiche e tossicologiche, l'inquinante più importante dal punto di vista dell'impatto sanitario e biologico, la regione è stata una delle prime a mettere in atto un piano, ripreso poi anche da altre amministrazioni sul territorio nazionale.
Lo studio Epi-Air, parla chiaro: per una città come Milano, l'attuale stato di inquinamento atmosferico risulta responsabile di almeno 140 decessi all'anno attribuibili a malattie cardio-circolatorie e polmonari, ed un aumento dell'ordine del 10% dei ricoveri per asma nella popolazione infantile. Senza contare la ben più consistente mortalità cronica (tumori, ecc.). Di fronte a queste cifre è dunque evidente che le misure per la riduzione del traffico urbano - che pure il sindaco Moratti ha messo in campo, a partire dall'ecopass - sono ancora del tutto inadeguate.
Perché anche laddove si lavora per ridurre il traffico urbano, potenziando il trasporto pubblico e disincentivando quello privato (misure del resto ancora poco diffuse e consistenti) con altri strumenti si vanificano i possibili risultati, prevedendo magari bretelle autostradali, nuovi corridoi per il trasporto su gomma e così via.
Dimenticando che le strade - è lapalissiano - generano traffico e il traffico genera inquinamento e che l'inquinamento atmosferico non è facile confinarlo entro limiti voluti, ma spazia a seconda delle caratteristiche climatiche, geografiche e di regime di venti.
E che quindi anche il miglior piano urbano del traffico - ammesso che ve ne sia uno che eccelle - non potrà dare risultati sperati se non accompagnato da una visione più generale e complessiva della mobilità.
E' infatti il tema della mobilità sostenibile che andrebbe affrontato nel suo insieme, tenendo in conto le esigenze di trasporto di persone e cose senza dimenticare anche quelle del necessario mantenimento dei livelli di salute della popolazione. Un tema che non può essere quindi affrontato attraverso misure frammentarie e soprattutto senza i necessari interventi strutturali di mobilità alternativa.
Ma a guardare gli interventi strutturali previsti, progettati, in alcuni casi finanziati e comunque sempre desiderati dagli amministratori (e non c'è differenza tra locali e nazionali e nemmeno di colore politico)è ancora una volta una diffusa rete di strade e autostrade, cinture e bretelle attorno alle principali città e di collegamento tra una città e l'altra.
Senza - quasi - alcuno spazio ai sistemi collettivi di trasporto di persone e merci che non siano semmai di alta velocità o alta capacità. Di questo passo alle procure non mancherà certo lavoro da svolgere sulla base del «gettito pericoloso di cose» qualunque sia poi l'esito delle loro indagini...