[03/12/2009] News

Vertenza lavoratori Ispra: a rischio la ricerca pubblica ambientale

FIRENZE. Finalmente,  a quasi  due settimane dall'inizio dell'occupazione del tetto della loro sede, la battaglia dei ricercatori dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca) riesce ad arrivare ufficialmente in Parlamento. A Palazzo Madama i lavoratori hanno avuto in sede UPI (Ufficio di Presidenza Integrato), un'audizione informale alla presenza del presidente, senatore Antonio D'Alì.

Due le istanze che si incrociano in questa vertenza: una riguarda la condizione di questi lavoratori precari che denunciano una situazione che li vede operare di fatto, da anni, come lavoratori subordinati, seppure con contratti che variano ad ogni rinnovo, con l'alternarsi di borse di studio, assegni di ricerca e contratti di collaborazione, sempre portati avanti alle dipendenze del medesimo ente, con il concreto rischio di non vedersi rinnovato il contratto. Infatti nei mesi scorsi non sono stati rinnovati i contratti a ben 250 ricercatori ed altri 200 rischiano la medesima sorte entro il 31 dicembre. La seconda vicenda è di interesse collettivo, dato che riguarda le sorti della ricerca in questo Paese, non sostenuta da nessun investimento concreto di medio-lungo periodo e ultima tra gli ultimi la ricerca in campo ambientale.

Eppure la necessità di questo tipo di ricerca viene sempre evocata dopo le catastrofi che vedono perdite di vite umane e di risorse ma mai sostenuta nella sua azione di monitoraggio e prevenzione continua. Più delle parole contano i fatti e un fatto è che il Ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo non ha voluto per ora incontrare questi lavoratori e ha rinviato di un'altra settimana la risposta alle questioni che sull'argomento le ha posto la Commissione ambiente della Camera.

«Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza ai lavoratori precari dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca- dichiarano da Legambiente- Compiere una scelta del genere ai danni della ricerca applicata vuol dire, infatti, prima di tutto, non solo andare in netta controtendenza con quanto accade nel resto del mondo, dove le politiche ambientali continuano ad investire fondi nella ricerca, ma impoverire un settore strategico nella gestione del controllo pubblico sulla qualità dell'ambiente, che in tal modo verrebbe annullata o demandata al controllo privato. Sono, infatti, molteplici le attività di controllo sulla qualità dell'ambiente svolte dall'Istituto che riguardano la salute di tutti i cittadini: dalle emergenze in mare, a cui attengono anche i misteri delle navi dei veleni, ai controlli ambientali sulla discarica di Malagrotta, dal monitoraggio di piattaforme estrattive di idrocarburi al clima e allo studio sulla qualità dell'aria».

L'associazione ambientalista vede nella situazione che si sta delineando una perdita professionalità, uno smantellamento della ricerca pubblica  ma anche una riduzione del controllo pubblico su temi di primaria importanza e di interesse generale. « Chiediamo al governo che sia fatto il possibile perché la ricerca pubblica ambientale non venga svenduta» concludono dall'associazione ambientalista.

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