
[18/12/2009] News
GROSSETO. Pochi giorni ormai al primo mattone che inaugurerà i lavori del ponte sullo stretto di Messina. Il 23 dicembre, aveva annunciato il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli all'indomani delle frane di Messina, e il 23 dicembre sarà. La cerimonia della posa della prima pietra verrà anticipata domani da una manifestazione a Villa San Giovanni - che si annuncia nutrita - organizzata dagli oppositori all'opera definita inutile e dannosa.
«I proclami bluff del Governo sull'avvio dei cantieri per la realizzazione del Ponte sullo Stretto - ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - distolgono attenzione, energie e risorse ad altre necessità pressanti e non più rinviabili sulle due sponde dello Stretto. E' allora opportuno ricordare che per la costruzione di quest'opera faraonica non è ancora stato presentato un piano finanziario completo ma solo un ipotetico project financing e che di vero e di concreto ci sono, al momento, solo soldi pubblici, finanziati dal Cipe e dalla Finanziaria per circa un terzo della cifra stimata utile alla realizzazione del Ponte. Fondi pubblici che anche il solo buon senso vedrebbe ben spesi per l'immediata messa in sicurezza dei territori delle province di Messina e di Reggio Calabria e per la salvaguardia dei cittadini o per la realizzazione di nuove e più moderne infrastrutture per il trasporto pendolare».
Riguardo a come verrà finanziato sempre il ministro Matteoli aveva spiegato che «Dei 27,6 miliardi che il Cipe ha approvato (come costi del progetto ndr), solo 2,8 miliardi sono della legge Obiettivo, soldi dello Stato. Ci sono poi altri 7,3 miliardi che «vengono da fondi Fas europei per realizzare infrastrutture, nel Meridione per un 85% e un 15% nel Centro Nord, e oltre 8 miliardi vengono da project financing», ossia «dai privati». Questi ultimi, aveva sottolineato Matteoli, «hanno partecipato attraverso un tavolo in cui abbiamo raggiunto questa cifra»
Per ora però come sottolinea correttamente Legambiente, gli unici soldi che si ritrovano sullo stanziamento del progetto risultano essere pubblici.
La Finanziaria approvata alla camera martedì (che adesso passerà al Senato) ha infatti stanziato 470 milioni di euro per la ricapitalizzazione della Società Stretto di Messina Spa che realizzerà il Ponte. A questa cifra si vanno ad aggiungere i 330 milioni di euro assegnati ieri dal Cipe destinati ad Anas(213) e a Rfi (117) quali quote partecipative destinate sempre all'aumento di capitale della Società Stretto di Messina S.p.A.
il Cipe ha invece rinviato l'approvazione dell'effettivo finanziamento del Ponte per la quota pubblica, accampando la motivazione della necessità di ricercare un socio privato. Ma sempre il Cipe ha invece assegnato 7 milioni di euro , sul fondo infrastrutture, per il finanziamento della variante della linea ferroviaria di Cannitello (che ha un costo di complessivi 26 milioni di euro) ; un cantiere che se anche apparentemente non ha nulla a che vedere con la costruzione del Ponte, è di fatto il tratto iniziale del percorso ferroviario che porta al ponte.
Un'opera nei riguardi della quale la regione Calabria nel 2006, esprimendo parere favorevole all'opera, aveva però espresso la clausola che «non fosse condizione essenziale alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, ma servisse soltanto a migliorare ed implementare il sistema della rete ferroviaria».
In tre anni le cose sono cambiate e le condizioni espresse dalla regione tre anni fa potrebbero essere adesso considerate non più valide, perché il soggetto che si è aggiudicato l'opera non è più la Rfi -come allora -ma la società Stretto di Messina (da cui tra l'altro la Regione Calabria è uscita) proprio perché l'opera è considerata a tutti gli effetti "intervento connesso e complementare al progetto del Ponte sullo stretto". Motivo questo che ha spinto l'Avvocatura della regione Calabria a presentare ricorso al Tar del Lazio ed alla Corte Costituzionale contro il Governo.
La manovra è quindi chiara: convogliare tutti i progetti direttamente o indirettamente correlati al ponte sulla Società Stretto di Messina, alla quale si destinano risorse per operarne la ricapitalizzazione.
E i privati per ora ci guadagnano. L'assegnazione del Cipe e le parole del presidente dell'Anas, Pietro Ciucci (che è anche presidente della società Stretto Di Messina) che ha confermato che tra sei giorni verrà aperto il cantiere in Calabria per il ponte sullo stretto hanno fatto salire le quotazioni in borsa di Impregilo, capofila del general contractor dell'opera che è la stessa Stretto di Messina Spa.
«L'apertura dei cantieri a Cannitello - ha spiegato Pietro Ciucci - è cruciale, perché consente di spostare la linea ferroviaria dal luogo dove sorgerà il pilone del ponte del lato calabrese. Il progetto - ribadisce - dovrà essere terminato entro il 2016, entro l‘estate ci sarà il progetto definitivo, già ampiamente elaborato e studiato, e daremo certezze ai privati che vogliono partecipare».
Intanto si parte, sostiene dunque Ciucci, con i soldi pubblici e i "dettagli" relativamente ai soci privati verranno stabiliti poi in corso d'opera.
Ma l'avvio dei cantieri di Cannitello mette a rischio lo Stato, secondo il Wwf, di una richiesta di penali di oltre 390 milioni di euro.
Il motivo è quello di aver «deciso incomprensibilmente - spiega il Wwf-di far realizzare una bretellina ferroviaria di 1,1 km, del costo di 23 milioni di euro (altre fonti parlano di 26 ndr), da Stretto di Messina SpA, e quindi dal general contractor capeggiato da Impregilo, invece che da Rfi SpA, con gara pubblica».
E questo il pesante effetto collaterale segnalato dall'associazione ambientalista, alla vigilia della manifestazione di domani a Villa San Giovanni alla quale ha aderito, che è prodotto dalla Delibera Cipe n. 77/2009, approvata nello scorso 31 luglio e impugnata dalla Regione Calabria di fronte al TAR del Lazio e alla Corte Costituzionale lo scorso 9 dicembre.
Il Wwf Italia ricorda infatti che una disposizione contrattuale tra Società Stretto di Messina SpA e il General Contractor stabilisce che all'apertura di cantieri di opere connesse al ponte sullo Stretto di Messina scatti una clausola che obbliga, nell'eventualità che il ponte non venga realizzato, al pagamento di penali equivalenti al 10% del costo dell'opera, e quindi da un minimo di 390 milioni di euro (10% del valore di aggiudicazione della gara) ad un massimo di oltre 630 milioni di euro (10% del costo totale dell'investimento).
«Non si capisce quale vantaggio abbia il Governo a farsi legare le mani prima del tempo- commenta il presidente del Wwf Italia Stefano Leoni- e a non procedere con prudenza nella realizzazione di un'opera così complessa come il ponte».
Intanto chi ne trae vantaggio è Impregilo che oggi con un +3,47% fa segnare la migliore performancedi piazzaffari dopo le notizie positive (per loro) dal Cipe sul ponte sullo Stretto e sul via libera dato dal Consiglio dei ministri al decreto che prevede l'acquisto da parte dello Stato dell'inceneritore di Acerra per ben 370 milioni di euro.