
[28/12/2009] News toscana
FIRENZE. Tra la notte di sabato e questa mattina (ore 12.30, dati Autorità di bacino) l'altezza delle acque del Serchio alla stazione di rilevamento idrografico di Vecchiano (Pisa) è calata di circa un metro, ed è attualmente 3 metri al di sopra dello zero idrometrico, un livello considerato - di per sé - non preoccupante. E anche la situazione del lago di Massaciuccoli (alla stessa ora, alla stazione idrometrica "Viareggio 1", il livello era 0,39 metri sopra lo zero idrometrico) è analogamente rassicurante, dal solo punto di vista idrologico. Ciò è dato dal fatto che gli argini del lago, per ora, hanno tenuto, e quindi il bacino non è stato raggiunto dalle acque del Serchio esondate.
Il problema principale associato agli eventi alluvionali di questi giorni, infatti, non è legato tanto alla quantità d'acqua caduta (pure notevole, come vedremo poi), ma al fatto che in ben tre punti si sono aperte falle negli argini: nel Lucchese, secondo la Regione, si sono aperti due varchi, uno di 20 metri e l'altro di 70. Ben più imponente è stata invece la rottura avvenuta più a valle, cioè a Nodica (frazione di Vecchiano - Pisa) dove la falla nell'argine ha raggiunto una sezione di 200 metri. E i timori per il lago di Massaciuccoli, come spiegato dal direttore del dipartimento Protezione civile Guido Bertolaso, sono legati proprio alla pressione che le acque del Serchio esondate a Nodica stanno esercitando sugli argini del lago situati più a nord, potenzialmente a rischio crollo se - come probabile - dovessero giungere nuove forti precipitazioni.
Riguardo alla quantità di acqua caduta, comunque, è utile guardare l'immagine, pubblicata sul sito dell'Adb Serchio alle 11.30 del 25 dicembre, e che certifica le quantità di pioggia cadute sull'intero bacino nelle 48 ore precedenti. Come si vede, nelle aree montane è caduta genericamente una quantità di pioggia superiore a 120 mm, ma questo valore è solo la soglia minima per l'area in questione: in alcune stazioni della Garfagnana (es. Campagrina 320 mm, Fabbriche di Vallico 196 mm) e del Pistoiese (bacino della Lima, affluente del Serchio: stazione Piandinovello 271 mm, Boscolungo 250 mm) è invece caduta una quantità di acqua molto maggiore.
Per capire davanti a quali numeri siamo di fronte è utile ricordare (dati presentati al convegno "Che tempo che farà" organizzato a Firenze il 4 novembre 2008) che, in occasione dell'alluvione che il 20 novembre 2000 colpì il Lucchese e la bassa valle del Serchio, alcune stazioni di montagna accumularono circa 200 mm in 24 ore: piovve quindi un quantitativo minore di quello di questi giorni, anche se concentrato in un tempo minore.
Ricordiamo che 1 mm di acqua corrisponde approssimativamente a 1 cm di neve accumulata al suolo: possiamo quindi dire che sul'alto bacino del Serchio è caduta in due giorni una quantità d'acqua tale che, se le precipitazioni fossero state nevose, avrebbe causato un accumulo medio di 1,20 metri di neve in due giorni, in alcuni punti anche oltre 3 metri di neve. E questo fa capire le dimensioni dell'evento.
Ma in realtà, come sappiamo, di neve non ne è caduta un fiocco: alla pesante discesa siberiana dei giorni precedenti (con temperature che nelle pianure toscane hanno raggiunto i -8°/-10°), e alle significative nevicate avvenute, si è poi sostituita una pioggia incessante, peraltro preceduta da una risalita delle temperature che ha sfiorato i 20° in alcune regioni italiane e in varie zone della Toscana.
Lo zero termico, schizzato oltre i 3000 m, ha fatto sì che in tutte le zone dove era nevicato (cioè in tutta la Toscana centro-settentrionale, in alcune aree - es. Viareggio - anche con accumuli nevosi in spiaggia) le nevi sono state coinvolte nel processo di fusione, e ciò è avvenuto anche sulle cime più alte dell'Appennino. Evento per certi versi simile, fatte le debite proporzioni, avvenne anche nel novembre 1966 nel bacino dell'Arno: molti non sanno (o non ricordano), infatti, che i giorni che precedettero l'alluvione di Firenze videro cadere la neve sui monti dell'alto Mugello e del Casentino. Quando, poi, accumuli fino a 437 mm (stazione di Badia Agnano - val di Sieve - dati Meteogiornale) colpirono le montagne innevate, in concomitanza con una risalita delle temperature di 4-5° in 24 ore, si ebbe l'alluvione di Firenze e di mezza Toscana.
I dati citati servono a far capire che l'evento meteorico che ha preceduto le alluvioni del Serchio di questi giorni ha avuto numeri degni di nota. Ma va detto anche che non siamo di fronte a valori record: sia per le stazioni garfagnine, sia per quelle della val di Lima, i tempi di ritorno degli eventi piovosi avvenuti sono genericamente inferiori a 5 anni.
Le vicende di questi giorni, davanti ai numeri citati, appaiono quindi più facilmente attribuibili ad una insufficiente manutenzione delle opere idrogeologiche sul territorio, piuttosto che ad una reale anomalia in termini di precipitazioni sul bacino. Va comunque ricordata la peculiare natura territoriale del bacino stesso: in soli 111 km il fiume scende da montagne tra le più piovose d'Italia (in vari punti la media annuale supera i 2000 mm) verso il mar Tirreno: questa situazione, secondo la brochure presentata al convegno sopra citato, sommandosi alle caratteristiche geomorfologiche del territorio fa sì che il bacino del Serchio sia «una tra le aree a maggiore pericolosità idrogeologica della Toscana e d'Italia», ed è anche per questa peculiarità che il bacino ha mantenuto la qualifica di "distretto-pilota" anche in fase di riorganizzazione dei distretti in seguito alla messa in atto della direttiva 2000/60/Ce.
Su 1565 kmq di superficie totale del bacino, ben 126 kmq sono stati «perimetrati nel Piano d'assetto idrogeologico come aree ad elevata e media probabilità d'inondazione», un'area equivalente all'8% dell'intero bacino, ma al 38% delle aree di pianura, e di questi solo 12 kmq sono aree golenali, deputate cioè alla sommersione temporanea, o parti dell'alveo del fiume.
Riguardo al legame con i cambiamenti climatici, invece, non è facile stabilire un reale rapporto di causa-effetto, cioè non è facile dire oggettivamente se la sequenza "forte discesa siberiana-forte riscaldamento-forti piogge" che ha colpito in questi giorni la Toscana non si sarebbe potuta verificare in assenza di un cambiamento climatico in corso: è chiaro, però, che anche alla luce dell'annata "estrema" che abbiamo vissuto nel corso del 2009 in Toscana dal punto di vista degli eventi meteorologici, la risposta al quesito sull'esistenza di un legame causa-effetto è più probabilmente positiva, che negativa.
Dato interessante, a questo riguardo, è stato presentato nel citato convegno di Firenze del novembre 2008: su 19 piene (definite "storiche") del Serchio registrate a partire dal 1550, 10 sono avvenute nel mese di novembre, 3 in mesi imprecisati, due a ottobre, una a gennaio e agosto. Solo due piene (anni 1628 e 1695) si sono verificate nel mese di dicembre. E, anche se un campione di 20 eventi non è considerabile come "rappresentativo", è evidente che un'alluvione in Toscana avvenuta il giorno di Natale è evento più unico che raro, e in generale appare bizzarro, per il clima toscano, il verificarsi di piene di forte intensità nel mese di dicembre.
Vedremo ora cosa avverrà nei prossimi giorni: le prospettive, alla luce delle previsioni attuali, non sono per niente incoraggianti, perché sul bacino del Serchio pioverà ancora - e non poco- almeno fino al 2 gennaio, in conseguenza del perdurare di un afflusso libecciale piuttosto mite. E anche la quota neve, pur più bassa dei giorni scorsi, non sembra garantire che una significativa quantità di acqua possa essere "stoccata" sotto forma di ghiaccio sulle montagne.