[05/01/2010] News
PISA. Il Federalismo di cui si parla spesso a sproposito richiede innanzitutto il rilancio di un governo del territorio che non soltanto non ha osservato e seguito le linee guida tracciate chiaramente a suo tempo con un voto del parlamento, ma ha via via penalizzato alcune leggi e norme tra le più innovative a partire dalla 183 e la stessa 394 proprio nel suo strumento più qualificato; il piano e il rapporto natura-paesaggio sanzionato chiaramente dalla Convenzione europea del paesaggio ma non dal nuovo Codice dei beni culturali che li ha inopinatamente separati per rimetterli ad una misteriosa e improbabile ‘copianificazione'.
In questo quadro è evidente il ruolo importantissimo della legge 394 che ha per prima introdotto nel nostro paese una finalità che assegna alla tutela ambientale o come dice qualcuno la ‘protezione sostenibile', la preminenza su tutto il resto economia inclusa, da cui deriva la ‘sovraordinazione' pianificatoria che riguarda sia l'ambito nazionale che regionale i quali si differenziano non nelle finalità ma solo nei livelli di intervento.
Quelle sedi e strumenti ministeriali abrogati dovevano garantire questa raccordo e integrazione sia istituzionale (la leale collaborazione tra stato, regioni ed enti locali) sia progettuale grazie anche alla Carta della natura e poi al piano nazionale della biodiversità che avrebbero dovuto fornire le indispensabili conoscenze e informazioni tecnico-scientifiche per la gestione della 426. In particolare si doveva finalmente -a 9 anni dalla entrata in vigore della legge sula mare 979 dell'82- quella gestione integrata marino-costiera che poteva finalmente raccordare le aree protette marine già previste dalla legge dell'82 alle altre anche terrestri che nel frattempo erano state istituite o erano in procinto di esserlo. Era questo il passaggio forse più importante e sicuramente più delicato perché condizionante ai fini di una integrazione che finalmente avrebbe potuto dare un senso preciso anche alle nuove politiche comunitarie che nella gestione integrata delle coste riponevano giustamente molte speranze data la gravità di una situazione che già aveva esposto la costa agli effetti di una pesante aggressione speculativa e il mare ad un diffuso inquinamento con effetti gravi anche sulla biodiversità. Integrazione che riguardava anche i fiumi e il rapporto con le autorità di bacino e i loro piani.
Era una prova impegnativa anche sotto il profilo degli assetti e del ruolo ministeriale specie dopo l'abrogazione del ministero della Marina mercantile e il passaggio della titolarità delle aree protette marine a quello dell'ambiente.
Ma proprio su questo fronte si manifestò presto e clamorosamente il prevalere di vecchie concezioni -verrebbe da dire piccinerie- rispetto alla posta in gioco di cui resta esemplare la vicenda di Portofino. Che ha insegnato assai poco se proprio recentemente è stata messa in circolazione l'ipotesi non solo di non tener conto finalmente anche delle censure della Corte dei conti che considerò quell'intervento palesemente in contrasto con la legge, ma di aggravarla estraniando totalmente le regioni dalla gestione delle aree protette marine cancellando dalla 394 il riferimento ai tratti di mare prospicienti la costa (regionale).
Alla luce di questi fatti come sorprenderci che si sia riusciti persino ad affondare l'esperienza di Ustica uno dei rari casi di area marina funzionante, o che la definizione dell'area a mare anche nei parchi nazionali -vedi per tutti l'Arcipelago Toscano-si protragga per anni senza arrivare mai ad una soddisfacente conclusione. E non parliamo del Santuario dei cetacei che pure ci impegna sulla base di in un protocollo internazionale approvato tardivamente dal nostro parlamento di cui nessuno sa nulla perché evidentemente non fa nulla nonostante gli sia stata trovata una sede ma che brilla per una cabina di pilotaggio che opera evidentemente in clandestinità. Non molto meglio vanno le cose per la Convenzione alpina nonostante il recente riconoscimento dell'Unesco delle Dolomiti come patrimonio dell'Umanità.
(continua.III)