[07/01/2010] News

"La gaia scienza" tra divulgazione scientifica, show, comunicazione contemporanea e sostenibilità

FIRENZE. Comunicare la "scienza", e soprattutto le sue implicazioni per la sostenibilità, in maniera leggera, ironica, accattivante, alternata poi (o meglio integrata) con fasi di reale approfondimento e didattica. E' questo il format scelto dagli autori di "La gaia scienza", trasmissione che dal 27 aprile è ospitata sugli schermi de "la 7" e che in questi giorni è di nuovo sugli schermi dell'emittente del gruppo Telecom, con cadenza quotidiana serale.

I conduttori sono, da una parte, gli esponenti del "Trio medusa". I tre, un po' "monelli" un po' allievi promettenti, seguono le "lezioni" di Mario Tozzi (geologo, primo ricercatore del Cnr e presidente del parco nazionale dell'Arcipelago toscano) per poi metterle in pratica, o comunque prenderne ispirazione per esperimenti che sono appositamente studiati per apparire improbabili e gratuitamente dissacranti, ma che in realtà nascondono una reale impostazione didattica e che - molto spesso - vanno a mostrare dal punto di vista sperimentale nozioni strettamente legate non solo alla scienza in generale, ma proprio alla branca di essa rappresentata dalla scienza della sostenibilità.

Come si ricorderà, Tozzi fu - sul finire degli anni '90 - tra i primi a introdurre nella televisione italiana (con la trasmissione Rai "Gaia - il pianeta che vive") una concezione all'epoca rivoluzionaria della divulgazione scientifica e soprattutto ambientale: quella, cioè, che prevedeva di presentare le nozioni e i concetti di interesse con un'impostazione spettacolare, ispirata visibilmente (soprattutto per quanto concerne il Global warming) ai cosiddetti disaster movies, cioè i film "catastrofici".

Questa impostazione (infotainment), per la quale peraltro Tozzi ha ricevuto molte critiche da chi lo accusava di "spettacolarizzazione dei disastri" e soprattutto di "catastrofismo", è però stata alla base del grande successo che riceveva "Gaia", soprattutto tra il pubblico giovanile ma non solo. Il punto è che la trasmissione era, per ritmo narrativo e impostazione espressiva, decisamente attraente per un pubblico che già 10 e più anni fa stava uniformandosi ai ritmi incalzanti e ai toni alti dettati dalla televisione commerciale e dal cinema di importazione, e oggi sempre più imperanti. "Gaia", cioè, non inventò certo un linguaggio nuovo, ma ebbe la felice intuizione di adattarlo alla divulgazione ambientale e scientifica, con risultati notevoli in termini di resa qualitativa, ma anche di audience.

E, come evidenzia anche il nome "La gaia scienza", l'impostazione della trasmissione che in pratica lanciò Tozzi nel grande agorà televisivo rappresentato dalla fascia di prima serata è ripresa anche nel programma in onda in questi giorni, anche se si aggiunge la presenza del trio comico che, insieme ad un pubblico rappresentato da precari dell'università "La Sapienza", segue e mette in pratica la didattica del "professor" Tozzi.

Ed ecco che l'incremento degli eventi estremi associato al Global warming è stato in passato "rappresentato" dall'effetto (decisamente comico) di un getto d'aria molto potente sulle facce del Trio medusa, oppure - come nella puntata di lunedì - l'invenzione di un film plastico che protegge i vetri delle case dalla rottura a causa di detriti volanti portati da uragani viene simulata riprendendo in tempo reale, fotogramma dopo fotogramma, la frattura "composta" di un vetro da parte di una trave di legno "sparata" contro di esso da un macchinario di laboratorio.

Insomma, il punto forte del programma è proprio la sua capacità di parlare un duplice linguaggio: un po' Piero Angela (anzi, un po' il Tozzi di "Gaia", anche se più "maturo" e autoironico) e un po' il linguaggio del cabaret, che per ritmi e potenziale di intrattenimento è uno dei più popolari agli occhi dell'audience televisiva odierna, e che qui è adattato ad una sperimentazione scientifica - a volte più seria, a volte più faceta - che prende il nome di "sperimentazione acrobatica".

E se, nelle scorse settimane, avevamo parlato della trasmissione "Wild - oltre natura", che la domenica sera va in onda sulla rete Mediaset Italia 1, criticando per vari versi la sua impostazione pseudo-voyeuristica ma comunque evidenziandone come punto di forza la sua capacità di parlare il linguaggio serrato (quasi isterico) che caratterizza la contemporaneità italiana e i suoi media televisivi, va detto che per certi versi anche il mix di fattori che caratterizza "La gaia scienza" è ispirato alla stessa mistura di intrattenimento (anche se per altre strade che non il ritmo narrativo frenetico e il montaggio da videoclip che caratterizzano, insieme alla discinta avvenenza della giovane presentatrice, l'altro programma nei filmati mostrati) e divulgazione scientifica.

Ciò che cambia, tra i due programmi, al di là dell'impostazione narrativa di fondo (l'uno si limita a "mostrare" la natura, l'altro la "spiega" e si spinge a spiegare non solo la natura, ma anche la scienza della sostenibilità) è sostanzialmente il "compromesso" cui viene sottoposta la "scienza" nella sua necessità di essere comunicata: se in "Wild", cioè, la natura e la scienza sono sostanzialmente dei pretesti per mostrare immagini spettacolari e da batticuore, nella trasmissione de "La 7" è lo "scherzo" (cioè la "spettacolarizzazione" stessa) a rappresentare il pretesto per parlare di cose decisamente serie e che hanno bisogno di essere divulgate anche al grande pubblico.

Di qua si parla alla pancia, di là alla testa, insomma. E, in aggiunta, da una parte la "natura" è usata come cavallo di Troia, cioè è presa come strumento per attuare quella sostanziale sollecitazione voyeuristica che caratterizzava (è piuttosto lampante) trasmissioni come "Real tv" (di cui "Wild" è diretta emanazione, anche se anche ad esso va riconosciuta una certa volontà divulgativa) e che in generale caratterizza i reality show. Dall'altra, la "natura" - e ancor meglio la sostenibilità dello sviluppo - vengono posti come reale fine didattico del programma, ed è l'intrattenimento, stavolta, il cavallo di Troia usato per entrare nelle mura del grande pubblico generalista. E questa appare la differenza fondamentale.

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