
[12/01/2010] News
LIVORNO. L'attentato mortale che ha costretto la nazionale del Togo ad abbandonare la Coppa d'Africa di calcio fa parte delle numerose guerre e guerriglie del petrolio (e per le altre materie prime) che insanguinano l'Africa.
Ieri il governo angolano ha annunciato la cattura di due membri del gruppo indipendentista che avrebbero attaccato i calciatori del Togo alla frontiere tra il Congo e l'enclave petrolifera angolana di Cabinda.
I due farebbero parte del Frente para a Libertação do Enclave de Cabinda (Flec) che dopo l'indipendenza (ben foraggiato dagli occidentali) ha dato filo da torcere al governo filo-sovietico di Luanda proprio per accaparrarsi i ricchi pozzi petroliferi della regione, almeno fino a che il Mpla, dopo il crollo dell'Urss, non è passato armi e bagagli sotto le ali protettrici delle varie potenze occidentali (e della Cina) ed è diventato un'affidabile partito che gestisce il petrolio con ferrea e corrotta mano.
Non è un caso se i guerriglieri del Flec (nella foto) uccidono e rapiscono soprattutto tecnici occidentali e cinesi e probabilmente hanno deciso di attaccare il pullman della nazionale del Togo proprio per fare un "colpo" mediatico internazionale e per rovinare la festa della Coppa d'Africa sulla quale il governo del Mpla aveva puntano molto in immagine e risorse.
Probabilmente i colpi di kalashinov che hanno ucciso e ferito i giocatori del Togo sono uno degli ultimi rigurgiti di un movimento indipendentista appassito e un avvertimento all'Angola perché non si allarghi troppo nelle sue tentazioni egemoniche che stanno creando non poche frizioni con la confinante Repubblica democratica del Congo che, guarda caso separa Cabinda con una stratta striscia costiera dalla madrepatria.
Cabinda è una piccola enclave e l'enorme Angola potrebbe anche lasciarla al proprio destino senza nemmeno accorgersene, se non fosse che la metà del petrolio che tiene in piedi il Paese e il governo di Luanda viene proprio da Cabinda, dove gli abitanti si lamentano perché di questa immensa ricchezza nell'enclave rimane poco o nulla.
E' più o meno quel che succede un po' più a nord, nell'ormai famigerato Delta del Niger, dove la tregua tra il governo centrale della Nigeria ed i ribelli sembra ormai definitivamente rotta. L'esercito nigeriano ha confermato l'attacco, avvenuto l'8 gennaio, ad un oleodotto della Chevron da parte di un gruppo di guerriglieri fino ad ora sconosciuto.
L'azione sarebbe stata sostenuta dal noto Movement for the Emancipation of the Niger Delta (Mend) il principale gruppo armato autonomista del Delta, che però non avrebbe partecipato direttamente con propri miliziani.
Ieri a Lagos il portavoce dell'esercito nigeriano, Timothy Antigha, ha confermato che «La pipeline della Chevron nel Delta è stata sabotata. Una missione di ricognizione condotta in comune da Chevron Nig. Ltd. E dall'esercito ha confermato che c'è stato un sabotaggio della pipeline della Chevron tra Makaraba e Otunana. Il comando di polizia del Delta ed altre agenzie hanno aperto un'inchiesta per arrestare i responsabili di questo sabotaggio. A questo riguardo, l'esercito vuole sottolineare che si tratta di un incidente isolato , di conseguenza, raccomanda ai media ed all'opinione pubblica d'ignorare tutti gli individui malintenzionati o in cerca di attenzione che ne rivendicheranno la responsabilità».
Sarà, ma gli incidenti armati e gli attentati nel Delta del Niger si moltiplicano e la nascita di nuovi movimenti armati che non hanno sottoscritto la tregua è il segnale di una nuova strategia che probabilmente è gestita anche dall'ala dura del Mend che, il 19 e il 21 dicembre scorso, ha rotto la tregua firmata due mesi prima con il presidente nigeriano Umaru Yar'Adua ed ha sferrato un attacco agli oleodotti di Shell e Chevron.