[05/02/2010] News toscana

I parchi della Val di Cornia e dell'Arcipelago toscano dicono no al nucleare

PIOMBINO. I due Parchi della Val di Cornia e dell'Arcipelago toscano dicono insieme «No al nucleare, sì alla riconversione a metano e all'uso coretto delle energie rinnovabili» ed annunciano la loro adesione alla manifestazione del 6 febbrario, promossa da Legambiente Val di Cornia.

I due presidenti, Luca Sbrilli e Mario Tozzi, hanno aderito alla piattaforma di Legambiente contro l'ipotesi di nuove centrali nucleari a Tor del Sale, a Piombino, e all'Isola di Pianosa. .

Luca Sbrilli, presidente Parchi Val di Cornia, sottolinea che «Le notizie che individuano un'area vasta come la Maremma Toscana o persino l'Arcipelago Toscano quale sede idonea ad ospitare un impianto nucleare destano preoccupazione, in quanto in questa fascia di costa e di isole, le comunità locali hanno scelto, con molte difficoltà, il proprio sviluppo. Uno sviluppo che vede nella difesa e nella valorizzazione delle peculiarità ambientali, culturali e paesaggistiche il motore di una economia che si consolida sempre di più. La realizzazione in questi territori di un impianto ad energia nucleare finirebbe per compromettere l'immagine di questa porzione di Toscana. Le fondamenta dei sistemi dei parchi e delle aree protette andrebbero distrutte così come l'intera economia turistica e agroalimentare ad essi legata».

Il presidente del parco nazionale dell'Arcipelago toscano, Mario Tozzi, è anche un noto divulgatore scientifico televisivo che non ha mai nascosto la sua contrarietà al nucleare, una contrarietà che ribadisce con forza: «Come esperto e studioso di tutela dell'ambiente, anche alla luce della scellerate ipotesi di nucleare a Pianosa non posso non aderire alla manifestazione di Legambiente contro il nucleare e a favore del metano e delle fonti rinnovabili. Invece di scegliere con decisione la strada delle energie rinnovabili, della maggior efficienza e del risparmio, il Governo prende quella vecchia e senza sbocchi del nucleare l'uranio è un combustibile fossile e si esaurirà in un tempo non lunghissimo (meno di mezzo secolo), mentre produce scorie radioattive che rimangono potenzialmente pericolose per migliaia di anni. La ricerca per l'energia nucleare ha già bruciato il 90% delle spese destinate a quella su fonti energetiche alternative ai combustibili fossili. E a pagare saranno i cittadini che vedranno lo Stato sostenere con i loro soldi una scelta che li penalizzerà sotto il profilo della dipendenza energetica e tecnologica».

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