
[11/02/2010] News
LIVORNO. Si è chiuso ad Helsinki, la capitale della Finlandia, un breve ma intenso Baltic Sea Action Summit che ha impegnato nella giornata di ieri tutti i Paesi che si affacciano sul Mar Baltico, decisi a salvare questo mare chiuso da una gravissima crisi ecologica.
Il Baltic Sea Action Summit è stata una iniziativa fuori dagli schemi diplomatici tradizionali, fortemente voluta dalla presidente finlandese Tarja Halonen e dal suo primo ministro Mati Vanhanen, ed ha riunito sette Capi di Stato e di governo: il re Carlo Gustavi XVI di Svezia, il premier russo Vladimir Putin, il presidente lettone Valdis Zatlers, la presidente litana Dalia Grybauskaite, il premier estone Andrus Ansip, il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg e quello danese Lars Lokke Rasmussen. Inoltre sono intervenuti rappresentanti dei governi di Germania, Polonia e Bielorussia.
Paesi tra i quali non corre sempre buon sangue, uomini e donne che militano in schieramenti politici opposti, ma che sono riusciti a dialogare insieme con imprenditori e responsabili di associazioni ambientaliste e di altre Ong che formano il Baltic Sea Action Group (Bsag) che a sua volta è un braccio operativo della Foundation for a Living Baltic Sea. Alla fine tutti si sono detti d'accordo sulla necessità di prendere iniziative urgenti per salvare il Mar Baltico e i politici hanno preso impegni concreti a nome dei loro Paesi.
Il premier finlandese (centro-destra) ha detto che entro il 2020 il suo Paese migliorerà in modo sostanziale la situazione dell'Arcipelago finlandese e l'intero tratto di mare compreso tra i golfi di Botnia e Finlandia.Putin ha assicurato che la Russia modernizzerà finalmente l'inquinante "depuratore" dell'enclave russa di Kaliningrad, migliorando così la situazione degli scarichi di acque reflue industriali e urbane nella regione. Inoltre, la città di San-Pietroburgo, la seconda della Russia, potenzierà entro il 2015 i suoi impianti di depurazione per rispondere ai parametri fissati dalla Helsinki Commission, conosciuta anche come piano di azione Helcom, l'organo dirigente della Convenzione di Helsinki del 1992 per la protezione del Baltico, che comprende Germania, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Russia, Svezia ed Unione europea.
Putin ha approfittato del summit per presentare anche un rapporto sugli aspetti ambientali del progetto del gasdotto Nord Stream che collegherà Russia e Germania con un percorso di 1.220 km sotto il Baltico e che, dopo aver vinto non poche perplessità, ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie meno quella della Finlandia, che però sembra pronta a firmare.
Il presidente della Lettonia ha promesso di vietare dal primo giugno 2010 la produzione e la vendita di liscive e detersivi contenenti più dello 0,5% di fosfati, una maniera per lottare contro l'avanzata eutrofizzazione del Baltico. La Polonia era presente ad Helsinki un po' sotto tono, eppure il suo territorio è la più importante fonte di nutrienti per il "mediterraneo del Nord", ha comunque promesso di investire 8 miliardi di euro nella sua rete di depuratori urbani e di aprire 177 centri di trattamento delle acque reflue, per ridurre del 75% il suo carico inquinante entro il 2015.
In tutto sono stati presentati 140 progetti per salvare uno dei mari più inquinati del pianeta. Secondo il giornale finlandese Helsingin Sanomat «La cooperazione tra i Paesi rivieraschi potrebbe essere svolta della Clinton Global Initiative (Cgi) formulate dall'ex presidente americano, essa costituisce una tribuna privilegiata per le discussioni basate sui problemi climatici più pressanti».