
[29/07/2009] News
LIVORNO. Con 285 sì e 250 no è passato alla Camera per il decreto anti-crisi rimodulato in un maxiemendamento che arriverà adesso integro al Senato per il via libera definitivo, previsto al più tardi per l'inizio della prossima settimana. Non ci sarà un terzo passaggio alla Camera dato che le modifiche e i correttivi sui capitoli più discussi del provvedimento saranno affidate a un «decreto correttivo», che dovrebbe approvare il prossimo Consiglio dei Ministri di venerdì.
Ci sarebbe da dire che anche grazie al ministro per la semplificazione delle norme, Roberto Calderoli, autore dell'articolo che esautora il ministero dell'ambiente, l'iter diverrà ancora più complicato, ma tant'è, e intanto il decreto anticrisi diverrà legge. Rispetto all'appellativo che porta il decreto rappresenta uno stimulus piuttosto debole per far riemergere l'economia italiana, del resto è lo stesso ministro Tremonti ad ammetterlo quando dice che è quello «che si poteva e si doveva fare date le condizioni di finanza pubblica con cui siamo arrivati alla crisi». Ma soprattutto non esiste alcun elemento che faccia pensare ad uno stimulus che colga l'opportunità della crisi per innescare qualche germoglio di green economy. Al contrario di quanto è stato fatto in altri paesi europei.
Saranno circa 11,5 miliardi messi sul piatto dal decreto anticrisi da diluire tra il 2009 e il 2011, per lo più destinati a sostegno degli investimenti e dell'occupazione e si prevede che dovrebbero avere un effetto sul pil dello 0,7% entro il 2012. Il 55% delle misure contenute nel decreto vanno alle attività di impresa, ma nemmeno l'1% di queste prevede un orientamento e una indicazione di premialità a quelle che investono ad esempio nella riconversione ecologica dei loro processi o attività. Anche il cosiddetto tax break del 50% per le imprese che investiranno in nuovi macchinari non è infatti legato né al miglioramento dell'efficienza energetica né al minor consumo di materia.
L' unico provvedimento che - ad essere magnanimi si può considerare minimamente orientati a dare un input verso una qualche innovazione riguarda i contributi alle aziende che investono nel miglioramento del parco mezzi collettivi,i destinali però solo ad autobus Euro 4 ed Euro 5, dimenticando totalmente quelli a metano, assai meno impattanti.
Davvero un po' poco per impostare una ripresa che colga l'occasione di far prendere all'economia un cammino diverso da quello che l'ha condotta all'attuale declino e che si accontenta al più di sopravvivere all'oggi senza porre alcuna premessa valida per un futuro più sostenibile sia da un punto di vista ambientale che sociale.