
[29/07/2009] News
LIVORNO. La luce solare fa bene all'umore e un bel colorito fa sembrare senza dubbio più sani, o almeno questo sembra nell'opinione diffusa. Ma esagerare con il sole , si sa da tempo, può determinate invece danni assai più gravi delle rughe alla pelle, sino ad indurre l'insorgenza di fenomeni cancerogeni quali il melanoma, di cui sono responsabili i raggi ultravioletti, che dei raggi solari sono appunto componenti.
Eppure l'abbronzatura artificiale è divenuto un must e il ricorso alle lampade abbronzanti, che utilizzano una accentuata dose dei raggi ultravioletti, è sempre più richiesto., nonostante da tempo siano stati classificati probabili cancerogeni. Una probabilità che diventa oggi una certezza, da quanto fa sapere l'Agenzia internazionale sulla ricerca sul cancro (Iarc), una struttura dell'Oms che lavora su questo.
Dopo 17 anni di studi il grado di rischio e di pericolosità dei raggi solari ultravioletti (di tipo A, B e C) e di quelli artificiali delle lampade e dei lettini abbronzanti (che spesso aumentano la quota degli Uv di tipo B che sono i più pericolosi) è stato classificato dallo Iarc dal livello 2 al livello 1, ovvero da probabilmente cancerogeno per l'uomo a sicuramente cancerogeno, che indica il massimo rischio di esporsi al cancro.
Gli esperti dell'Agenzia, in uno studio pubblicato sul numero di agosto della rivista medica Lancet Oncology, hanno sottolineato che «diversi studi hanno dimostrato il legame tra abbronzatura artificiale e melanoma oculare» e che «una ricerca ha stabilito che l'esposizione ai raggi UV artificiali, prima dei 30 anni, aumenta del 75 % il rischio di melanoma, la forma più aggressiva di cancro della pelle».
Tanto dovrebbe bastare per tenere in conto degli avvertimenti su come e quanto esporsi al sole per la tintarella estiva e soprattutto evitare di sfoggiare un'abbronzatura caraibica durante tutto il resto dell'anno. E indurre a pensare a provvedimenti che mettano almeno in guardia dai rischi che il ricorso al lettino potrebbe procurare. Trattandosi di pratiche assolutamente volontarie sarà infatti difficile vietarle (anche se sarebbe pensabile immaginare che venissero posti dei vincoli) ma quantomeno prevedere come obbligatorie informazioni che ne sconsiglino l'uso esteso e prolungato magari sì. Perché se, come sempre in questi casi, non esiste una certezza matematica di contrarre un melanoma per l'esposizione al sole, è evidente che una prolungata esposizione a dosi massicce, ne fa aumentare il rischio, che sarà più o meno accentuato, dato che dipende anche da molti altri fattori concomitanti, comprese le caratteristiche individuali, ma che comunque esiste.
Ma sarà sufficiente? Difficile prevederlo. E' infatti, questo, un tema che si colloca tra quello che è un rischio e quella che ne è invece la sua percezione, e in cui l'effetto dell'esposizione risulta determinante. Esporsi al sole con le dovute misure e per tempi adeguati è infatti ritenuto, anche dalla comunità scientifica, un fattore non lesivo per la salute. Il problema è abusarne, come è generalmente per la gran parte degli agenti chimici e fisici che possono determinare danni all'organismo. Gli stessi raggi x vengono usati per la diagnostica medica, quando è il caso, e in modo da non superare una certa dose ogni anno.
Ma appunto il problema sta nella percezione del rischio che si ha rispetto a questi fattori che può amplificarsi al punto di diventare una vera e propria paura collettiva, come è il caso ad esempio delle emissioni di diossina da parte degli inceneritori, che spesso si rivelano assai più basse rispetto ad altri tipi d'impianti, ma che vengono ritenute una minaccia sicura per la salute e portatrici di danni certi in maniera generalizzata, solo in questi casi.
Intendiamoci le diossine sono molecole molto varie a cui appartengono anche composti cancerogeni e che hanno tutte caratteristiche di tossicità, quindi sicuramente dannose per la salute, ma anche per loro vale il criterio dell'esposizione. Così come per tutte le altre sostanze chimiche o fisiche che abbiano questo tipo di interazione con gli organismi viventi e che quindi possono rappresentare un problema per la loro salute. Alla stessa maniera, appunto, dei raggi ultravioletti emessi dalle lampade abbronzanti divenute ormai di tale uso comune, tanto da essere oggetto di promozioni e offerte da parte di istituti di bellezza, senza, spesso, alcun tipo di controllo o supervisione.
Strumenti che nonostante percepiti come erogatori di benessere e bellezza, si confermano, invece, essere elementi di ulteriore rischio per la salute e come tali andrebbero considerati.