[25/02/2010] News toscana

Nel 2007 prodotti in Toscana 8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali

GROSSETO. L'Arpat sta pubblicando sulla newsletter, in dettaglio, alcuni dei dati più significativi presentati nella relazione dello Stato dell'ambiente in Toscana 2009. Tra cui il capitolo relativo alla produzione dei rifiuti speciali, che ammontano a circa 8 milioni di tonnellate compresi i pericolosi.

I dati si riferiscono all'anno 2007, ultimo disponibile in base al sistema di raccolta dati, costituito dalle dichiarazioni Mud che arrivano annualmente alla sezione regionale del Catasto rifiuti presso Arpat, ma in completo sfasamento rispetto alla situazione corrente che ha visto il 2008 e il 2009 risentire profondamente della crisi globale.

A rendere il quadro ancora meno rispondente alla situazione reale c'è da segnalare -come ricorda Arpat- che il testo unico ambientale (D.Lgs.152/06) ha esentato dall'obbligo di dichiarazione  tutti i produttori di rifiuti speciali non pericolosi, con una conseguente significativa diminuzione della produzione dichiarata e quindi una sottovalutazione della produzione reale degli stessi.

Il correttivo al codice dell'ambiente (D.Lgs.4/2008) ha, in parte, ripristinato l'obbligo di dichiarazione annuale al catasto anche per i produttori di rifiuti non pericolosi ma resta il fatto che le esenzioni tuttora ammesse fanno permanere una situazione di sottostima relativamente alla produzione dei rifiuti speciali non pericolosi.

«Pertanto - segnala Arpat - per i limiti connessi con la fonte dati, la valutazione della produzione dei rifiuti speciali non pericolosi dal 2006 è ampiamente sottostimata e quindi non è da ritenere aderente alla realtà».

Situazione diversa per quanto riguarda la produzione dei rifiuti speciali pericolosi, per cui non sono previste esenzioni dall'obbligo di dichiarazione e quindi le informazioni relative a questa tipologia di rifiuti vengono ritenute coerenti con quelle degli anni precedenti. «Ovviamente prescindendo - segnala Arpat - per tutti gli anni presi in considerazione, dalle evasioni dei dichiaranti e dalla corretta classificazione di pericolosità dei rifiuti». Problemi ai quali  la sezione regionale del catasto rifiuti può ovviare solo in parte, attraverso le validazioni messe in atto.

Sulla base di questo sistema incerto (per usare un eufemismo) di rilevazione quello che emerge per la regione Toscana è che i dichiaranti per la produzione di rifiuti speciali non pericolosi  nel 2006 (dichiarati nel 2007) sono stati il 21% in meno rispetto al 2004 (anno preso a riferimento in quanto non influenzato dalla nuova normativa) con una corrispondente diminuzione del 27% della quantità delle schede rifiuto dichiarate.

L'anno 2007 (dichiarato nel 2008) che riflette invece le modifiche apportate dal correttivo al codice dell'ambiente ha visto a livello regionale un aumento dei dichiaranti pari al 9% e delle schede rifiuto del 25% rispetto all'anno precedente. Un aumento che ha riguardato quasi tutte le categorie di rifiuti speciali non pericolosi  ma il  confronto con il 2004 mostra ancora variazioni negative rispetto a quelle registrate nel 2006.

Gli aumenti maggiori, sebbene non reali perché conseguenti alle esenzioni normative, si registrano per i rifiuti da prospezione ed estrazione da miniera o cava (CER 01, +547.000 t circa) e per i rifiuti da trattamento termico (CER 10, +207.000 t), questi ultimi praticamente tutti a carico delle acciaierie di Piombino che nel biennio precedente avevano beneficiato dell'esenzione dalla dichiarazione Mud.

In aumento anche i  rifiuti inerti (CER 17, +207.000), costituiti per lo più di bitumi (CER 170302, +145.000 t) prodotti in quantitativi rilevanti su tutte le province per effetto della presenza di cantieri autostradali o demolizioni; seguono gli inerti misti da costruzione e demolizione (CER 170904, +88.000 t) con incrementi concentrati su Livorno (+76.000 t) e Siena (+22.000 t).

Incrementi anche per i  rifiuti della lavorazione della carta e del legno (CER 03, +108.000 t circa), concentrati nella provincia di Lucca dove due grosse cartiere in precedenza beneficiavano dell'esenzione, per i rifiuti da imballaggio (CER 15, +128.000 t) in tutte le province toscane con valori più elevati per Pisa (+70.500 t), Firenze (+23.500 t) e Lucca (+19.000 t); rifiuti dalla lavorazione di pelli e pellicce e dell'industria tessile (CER 04 +82.000 t)in particolare nelle province di Firenze e Pisa (+71.000 t) per le aziende del comparto conciario e sulla provincia di Prato (+9.000 t) per le aziende del comparto tessile. Anche questi soggetti in precedenza all'esenzione dalla dichiarazione Mud.

Un dato in controtendenza è rappresentato dal comparto dei rifiuti provenienti da operazioni di trattamento rifiuti (CER 19) che mostrano nel 2007 una diminuzione di 97.000 t, fatta eccezione invece per produzione di fanghi dal trattamento delle acque reflue urbane (CER 190805, +114.000 t)che mostra un aumento generalizzato su tutte le province e dovuto essenzialmente al ripristino dell'obbligo di dichiarazione per le aziende con numero di addetti superiore a 10. 

La tendenziale diminuzione dei rifiuti speciali provenienti da operazioni di trattamento dei rifiuti è dovuta a una diminuzione del percolato di discarica (CER 190703, -74.000 t), generalizzata su tutte le province, alla minor produzione di  rifiuti stabilizzati (CER 190305, -37.000 t), dichiarati da due gestori di Livorno, e dalla riduzione dei  rifiuti provenienti da trattamento meccanico di rifiuti (CER 191212, -72.000 t) sia per gli impianti di trattamento meccanico-biologico di rifiuti urbani (a Firenze, Prato e Siena) che per due impianti di selezione di rifiuti speciali (in provincia di Pisa).

Questa tipologia di rifiuti pur con le variazioni connesse con le attività che li generano, continuano comunque ad attestarsi, nell'ultimo triennio, intorno a 3 milioni di  t/anno.

Per i rifiuti speciali pericolosi nel 2007 sono state dichiarate in produzione circa 350.000 t  con maggiori contributi dati dalla provincia di Livorno con il 29% (pari a 102.500 t circa) e Pisa con il 22% del totale (pari a 78.000 t). Si tratta in entrambi i casi prevalentemente di rifiuti pericolosi da trattamento rifiuti prodotti da alcuni grossi impianti (53.000 t per Pisa e 52.600 t per Livorno). Segue Firenze, che nel 2007 contribuisce per circa il 17% al totale regionale, mentre le restanti province mostrano tutte produzioni inferiori al 10% con Lucca e Arezzo intorno al 7%, Massa al 5%, Pistoia e Siena a circa il 3,7%, Grosseto e Prato rispettivamente al 2,7% e al 2,1%.

Il rapporto di Arpat si ferma qua, come suo compito del resto, indicando il dato di produzione e segnalando le difficoltà rese ancora più gravi da un sistema normativo in continua rivisitazione, nel reperire dati coerenti e rispondenti alla effettiva realtà del sistema produttivo.

Problemi, quelli della effettiva tracciabilità dei rifiuti speciali ai quali, forse, potrà ovviare il recente sistema messo a punto dal ministero dell'ambiente, il Sistri, che si pone l'obiettivo di avere dati in tempi reali sulla produzione e di mettere una lente d'ingrandimento sul sistema di trasporto verso le piattaforme di trattamento e smaltimento, così da rendere più dura la vita ai traffici illeciti.

Un sistema che non potrà però supplire alla carenza del sistema impiantistico, una realtà diffusa su tutto il territorio nazionale cui anche la Toscana non è avulsa, come non è immune nemmeno dal sistema dell'illegalità, da quanto dimostrano anche le cronache recenti.

La Toscana  pur avendo previsto un sistema di pianificazione anche per i rifiuti speciali il cui trattamento e smaltimento rimane comunque affidato a regole di mercato, deve affidarsi quasi interamente a impianti fuori dai confini regionali per i rifiuti che produce, con un saldo tra rifiuti in uscita ed in entrata pari al 35%.

Un saldo che in termini ambientali, per le emissioni prodotte per far viaggiare questi rifiuti e il rischio di smaltimenti illeciti, non potrà certo essere positivo e che sottrae possibilità di investimenti virtuosi anche in termini economici e di occupazione.

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