[08/03/2010] News

Françafrique: il Togo conferma il regime di Faure Gnassingbé. L’opposizione in piazza

LIVORNO. Faure Gnassingbé (Nella foto), il discusso presidente del Togo e figlio del dittatore filo-occidentale che ha oppresso il piccolo Paese africano per lunghissimi anni, è stato rieletto presidente. La Commission électorale nationale indépendante (Ceni) ha annunciato che Gnassingbé, del Rassemblement du peuple togolais (Rpt), avrebbe ottenuto il 60,92% dei voti (1.243.044) contro  33,94% (692.584), il suo principale avversario, Jean-Pierre Fabre, candidato dell'Union des forces du changement (Ufc). La partecipazione al voto è stata abbastanza bassa: 64,68% su circa 3,2 milioni di elettori. La situazione nella capitale Lomè è tesissima: Fabre aveva annunciato la sua vittoria appena chiuse le urne e dopo l'annuncio della Ceni sono cominciati cortei di protesta dell'opposizione e scontri con i miliziani e i sostenitori dell'Rpt e la polizia. Si erano anche diffuse voci di arresti dei capi dell'opposizione che si sono rivelate infondate, la situazione è tesa ed i giornalisti stranieri stanno abbandonando il Paese, temendo che possa succedere quello che accadde dopo le precedenti elezioni presidenziali del  2005, quando le violenze provocarono la fuga di 45.000 persone nei Paesi vicini e tra I 400 e I 500 morti.

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, è molto preoccupato, in nottata il suo portavoce ha detto: «Il segretario generale prende nota dei risultati provvisori elle elezioni presidenziali del 4 marzo in Togo annunciate oggi dalla Commission Electorale Nationale Indépendante (Ceni). Durante questo  periodo, ha chiesto la stessa calma e lo stesso atteggiamento del giorno del voto».  Ban Ki-moon «Reitera il suo appello a tutti i dirigenti politici ed ai loro partigiani al fine di evitare ogni atto suscettibile di portare un attentato alla conclusione pacifica del processo elettorale. Esorta anche a risolvere tutti i contenziosi elettorali sulla base di procedure legali ed istituzionali e lancia un appello perché ogni ricorso sia studiato e giudicato nella trasparenza e secondo l'equità». Ban sembra parlare di un altro Paese, visto che in Togo la trasparenza e l'equità sono un sogno.

Sul suo blog Zoul Lomé, un giornalista franco-togolese spiega abbastanza sconsolato: «Anche senza i  400.000 voti fittizi delle schede elettorali gonfiate dai minori, gli stranieri e i morti, potrebbe essere che  Faure abbia vinto queste elezioni. Resta la frode dei militari, basata sol voto multiplo che è certamente stato decisivo in questi risultati annunciati. Ma le più grandi responsabilità sono dell'opposizione che con i suoi pasticci si è prestata a questa disfatta. Pare che I tentativi di assembramento davanti alla sede dell'Ufc e sicuramente quelli a Place de l'indépendance (al centro di Lomé) siano stati dispersi a colpi di lacrimogeni dopo la mattinata... L'Ufc ha chiamato ad una grande marcia di protesta per martedì. Hanno delle prove della loro vittoria o delle frodi? Attendiamo di vederlo!».

C'è da dire che, di fronte ad una campagna elettorale (lautamente finanziata dagli amici francesi) di Faure Gnassingbé, ben condotta toccando tutte le fasce della popolazione e con una certa presa di distanza dall'immagine della cricca tribal-mafiosa che regge il suo partito, l'opposizione togolese si è presentata frantumata: oltre a Fabre le scheda elettorale pullulava di candidati: Yawovi Agboyibo del Comité d'action pour le renouveau - Car (2,96%), Nicolas Lawson, Parti du renouveau et de la rédemption - PRR (0,29%), Bassabi Kagbara (Parti démocratique panafricani - Pdp ( 0,41%), Bassabi Kagbara du Parti démocratique panafricain - Pda (0,50%), Brigitte Kafui Adjamagbo-Johnson Convention démocratique des peuples africains - Cdpa (0,66%) e soprattutto Enfin Agbéyomé Kodjo, dell'Organisation pour bâtir dans l'union un Togo solidaire (Obuts), che ha condotto una durissima e dinamica campagna contro  i traffici uraniferi con i francesi e gli scandali e le ruberie del regime, ma ha ottenuto solo lo 0,85%.

Alla fine lo spappolamento dell'opposizione ha prodotto una polarizzazione tra Rpt e Ufc. Jean-Pierre Fabre ha fatto sapere di non riconoscere «La pretesa vittoria di  Faure Gnassingbé» ed afferma di aver vinto le elezioni con un risultato che andrebbe tra il 55 ed il 60% dei voti . Sabato ha capeggiato una manifestazione a Lomé che è stata dispersa a colpi di lacrimogeni a Place de l'indépendance e dove il candidato dell'Unfc sarebbe stato ferito insieme a Kofi Yamgnane. Secondo Jeune Afrique ci sono stati scontri anche nei quartieri di Bè e Dékon della capitale, Yark Daméhane, comandante della Force sécurité élection présidentielle 2010 (Fosep) ha detto: «Abbiamo vietato ogni manifestazione di gioia o di protesta», ma la verità è che l'opposizione è stata duramente repressa a colpi di frusta e manganello, mentre i militanti del Rpt, che affermano di essere la «majorité silencieuse» hanno festeggiano la vittoria di Faure Gnassingbé a Colombe de la Paix, a nord-est di Lomé e i giovani dell'E Rpt attaccano i manifestanti con il sostegno della polizia.

Diversi esponenti del Mouvement citoyen pour l'alternance (Mca) sarebbero entrati in clandestinità, mentre due collaboratori di Agbéyomé Kodjo sono stati arrestati sabato dalla gendarmerie. Il Fosep assicura di essere in possesso di  «Volantini che invitano la popolazione all'insurrezione». In realtà si tratta di un documento fatto diffondere da Kodjo che denuncia la strategia delle frodi messa in atto dalla Ceni  per avvantaggiare l'Rpt : «Questo sistema montato in parallelo a quello della Ceni sarebbe stato installato dagli stessi tecnici richiesti dalla Ceni (...) e sarebbe al soldo di un candidato a queste elezioni. Questo sistema informatico fraudolento è progettato per produrre falsi risultati che, basandosi su una rete connessa sul vero sistema informatico della Ceni, sovrascrive e rimpiazza i veri risultati centralizzati della  Ceni per lasciare a quest'ultima nient'altro che falsi risultati da proclamare».

Ieri sera Fabre ha annunciato: «Moltiplicheremo le manifestazioni. Non li lasceremo fare. Io contesto assolutamente le cifre pubblicate perché la procedura utilizzata dalla Ceni è illegale», poi rivolgendosi ai giornalisti presenti alle manifestazioni di protesta ha detto: «Siete testimoni della brutalità a selvaggia di cui togolesi sono vittime sotto il regime dell'Rpt da decenni».

Faure Gnassingbé fino ad ora tace, parla per lui l'Rpt  che si è congratulato per la sua elezione, assicurando che è stata il frutto di una «Dinamica popolare». Tacciono per ora anche gli amici occidentali, aspettando di vedere quanto sangue ci sarà da asciugare nuovamente nelle strade di Lomé e quanta ingiustizia ci sarà da nascondere tra qualche settimana sotto questo comodo e dimenticato tappeto dell'Africa occidentale, sotto questa striscia di terra che mette in comunicazione con l'Europa il petrolio del Golfo di Guinea, le risorse minerarie  del Sahel e l'uranio del Niger.

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