
[08/03/2010] News toscana
FIRENZE. 20 cm di neve nella Piana tra Firenze e Pistoia, forse anche di più, mentre il resto del territorio regionale potrebbe generalmente vedere accumuli fino a 10 cm sulle coste centrali (o almeno sui primissimi rilievi retrostanti) e fino a 30-40 cm tra Siena e l'Amiata. Accumuli solo nelle zone collinari sono probabili invece nel Grossetano e sull'arcipelago.
E' il panorama con cui la Toscana potrebbe ritrovarsi a metà giornata di mercoledì 10 marzo, in conseguenza del transito di un vortice di bassa pressione che, attivato dalla discesa di aria gelida dalle coste artiche siberiane verso i Pirenei, si è in queste ore formato in prossimità delle isole Baleari, e sta iniziando un lento movimento verso oriente che lo porterà ad impattare il territorio regionale da domani pomeriggio.
Si parla tuttora di ipotesi, comunque: il transito del vortice potrebbe anche avvenire più a sud, oppure potrebbe essere più veloce (e quindi l'impatto maggiore si avrebbe sulla pianura Padana), o infine le temperature potrebbero essere leggermente più alte e quindi portare ad accumuli scarsi in pianura: questi dubbi sono legati alla perdurante discordanza tra i principali modelli previsionali riguardo a cosa effettivamente avverrà sul territorio regionale.
Ma, comunque andrà, siamo di fronte all'ennesima discesa artica di questo inverno che, se non è stato particolarmente freddo in media nazionale (anzi, con un'anomalia positiva di 0,17° è stato - dati Isac-Cnr - il 52° inverno più caldo degli ultimi due secoli, o il 160° nella graduatoria del freddo), comunque è stato generalmente sottomedia in Toscana, con anomalie che hanno raggiunto gli 0,5° in media trimestrale nella parte settentrionale della regione. In termini precipitativi, invece, il +39% di anomalia su scala nazionale si è tradotto, in Toscana, in scostamenti rispetto fino a +25% nell'area nord-occidentale, e fino a +50% nelle zone meridionali e orientali, rispetto alla media climatologica 1961-1990.
Insomma, la discesa artica che fin da venerdì sta facendo sentire il suo morso sulla Toscana con gelidi venti settentrionali, e che da domani sera riporterà probabilmente nevicate significative, è la degna conclusione (se di conclusione si tratterà) di un inverno che ha riportato alle latitudini toscane un clima d'altri tempi: tra gli eventi più significativi dell'annata citiamo i 2-3° sottozero che colpirono le città toscane già ai primi di ottobre, gli oltre 11° sottozero di metà dicembre, e le forti nevicate che hanno ricoperto l'intera regione intorno al 20 dicembre: tutti eventi meteorici che, pur non inusitati per il clima toscano, comunque sembravano scomparsi o quasi dalla cronache regionali negli anni a cavallo del passaggio di millennio.
E tutti, quelli sopra citati, eventi legati a spiccati movimenti meridiani (da nord a sud) e/o antizonali (da nord-est a sud-ovest) delle masse d'aria, che si sono molto spesso sostituiti ai movimenti zonali (da ovest a est), solitamente prevalenti perché legati alla forza di Coriolis (e quindi alla rotazione terrestre).
Proprio quei movimenti meridiani che sono (o dovrebbero essere) facilitati dal crescere della temperatura terrestre causato dal global warming: osservando l'immagine (che rappresenta la distribuzione delle aree di alta e bassa pressione del 5 marzo su scala globale) si può notare come nell'emisfero settentrionale, all'altezza delle aree temperate, sussista una linea nera più marcata delle altre, che separa le zone di colore dal rosso al giallo (cioè l'aria subtropicale, più calda e stabile) e quelle di colore dal verde al viola, dove l'aria è definita "polare" ed è più fredda e instabile. La linea nera marcata rappresenta il "separatore" tra i due tipi di masse d'aria, che tendono a mescolarsi con relativa difficoltà a causa soprattutto della differente densità, e il cui incontro/scontro determina tipicamente la formazione di aree perturbate, in primis proprio lungo la linea nera, dove passa la cosiddetta "corrente a getto" e dove si ha una costante nuvolosità.
Semplificando, possiamo dire che questo inverno nell'emisfero boreale ha visto sia una disposizione più meridionale della corrente a getto rispetto agli ultimi anni escluso il 2008/09 (e quindi un "coinvolgimento" dell'Italia nel "clima polare" - sia pure mitigato dalla latitudine - più marcato del solito) sia una spiccata tendenza a quei movimenti meridiani di masse d'aria che nell'immagine allegata possono essere visti in corso in varie parti dell'emisfero. Per la comprensione, è utile confrontare cosa avviene nell'emisfero nord con quello che accade intorno all'Antartide, dove l'inarcuarsi della corrente a getto è molto più limitato, e il movimento di masse d'aria è attualmente improntato ad una maggiore zonalità.
E' chiaro che, essendo l'emisfero meridionale ancora immerso nella stagione estiva, il paragone tra i due emisferi non ha reale senso, ed è utile solo a fini analitici: ciò che preme sottolineare è che la spiccata meridianizzazione che si osserva nei movimenti di masse d'aria dell'emisfero boreale è uno degli eventi che, secondo i climatologi, dovrebbe essere favorito dal (probabile) proseguire del surriscaldamento globale. E ciò significa che dovrebbero essere favoriti, in inverno, sia i movimenti da nord a sud (e quindi le discese fredde) sia quelli in direzione opposta, che così come varie volte è avvenuto quest'anno - soprattutto sull'Italia centromeridionale - portano temperature oltre 20° in pieno inverno alle nostre latitudini. In estate, invece, è probabile che le risalite di aria calda subtropicale diverranno sempre più intense e raggiungeranno latitudini sempre più polari.
E' come, in conclusione (e - ripetiamo - semplificando), se alla linea nera evidenziata avvenissero, in conseguenza del gw, due perturbazioni concomitanti: da una parte (limitandoci ad analizzare l'emisfero boreale) essa tende a spostarsi sempre più a nord al crescere della temperatura media, dall'altra essa diviene sempre più inarcuata, e quindi tende ad assumere un andamento a zig-zag, aumentando contemporaneamente - in inverno - sia la possibilità di caldo e stabilità atmosferica anomali per il clima toscano (come avvenne nel 2006/07), sia la possibilità di una spiccata alternanza tra periodi inusualmente caldi e inusualmente freddi, come avvenuto l'anno scorso e, almeno su scala nazionale, quest'anno.
Ecco che, paradossalmente e almeno finché la "spinta" da sud delle alte pressioni non dovesse diventare troppo forte (essendo indubitabilmente legata alla temperatura globale), è probabile che gli inverni toscani e italiani dei prossimi anni non dovrebbero discostarsi molto da quanto avvenuto nella stagione che va a terminare. Una stagione che, va ricordato, è stata particolarmente perturbata in tutta la penisola (a causa in primis della spiccata tendenza ai movimenti meridiani), ma che dal punto di vista termico ha visto anomalie verso il freddo solo a nord di una linea che passa proprio attraverso la Toscana: più a sud le anomalie termiche si sono aggirate tra gli 0,5° e il grado sopramedia, proprio a causa dell'eccessiva spinta verso nord dell'aria subtropicale.