[09/03/2010] News toscana

Lucchini Severstal, i giochi dei russi che vogliono vendere. Ma restano gli obblighi della bonifica

LIVORNO. «La bonifica del Sin nell'area di Piombino, deve essere eseguita con un progetto serio, sia nel caso che la Severstal resti, sia nell'eventualità che arrivi un nuovo partner industriale». E' il commento di Adriano Bruschi, presidente di Legambiente di Piombino, in merito  alla notizia della vendita dello stabilimento da parte del colosso russo della siderurgia. Una vendita ancora non decisa definitivamente, un contesto nel quale l'azienda non ha ancora chiarito una volta per tutte le sue intenzioni.

La vicenda si trascina da quasi due mesi, a partire da quando la Severstal ha comunicato di voler disfarsi dello stabilimento. Pochi giorni fa, un nuovo scossone per il lavoratori e per tutto il territorio:  Alexsej Mordashov, compra il 20% del pacchetto detenuto dalla famiglia Lucchini. Un fatto, che secondo Bruschi, non cambia le carte in tavola e le problematiche della bonifica del sito industriale. «Finora non è stato fatto niente e se Severstal venderà, la situazione rimarrà immutata nel senso che rimane l'obbligo dell'intervento - spiega Bruschi. Ciò che serve è una presa di posizione del ministero dell'ambiente e un vero progetto per bonificare i circa 2 mila ettari interessati».  Fino ad oggi, infatti, il ministero si è avvalso solo di uno studio di fattibilità svolto da Sviluppo Italia e dall'Icram. Uno studio che prevede un sistema di palancole ed un sistema di pompaggio delle acque inquinate da inviare alla depurazione. Secondo il ministero questo sistema (Mise) dovrebbe racchiudere l'intera costiera dalla zona portuale fino alla foce del Cornia. Ma se la soluzione è ritenuta valida per il porto, Regione, Provincia e Comune hanno espresso già le loro obiezioni. Secondo Bruschi, la palancolatura, una sorta di barriera lunga 12 chilometri e profonda 40 metri, non è la scelta giusta e quella più economica. «E' un'opera costosa che solo per la gestione annuale necessita di una spesa di 15 milioni di euro - spiega Bruschi. E' utile e necessario invece, ripartire dalla caratterizzazione che è stata eseguita da Severstal e intervenire nei siti e nelle aree che più hanno risentito della presenza della fabbrica. Penso agli scarti della cockeria, ai catrami, ai rifiuti industriali».

E con il passare del tempo è nato addirittura uno scontro legale contro le bonifiche. Con i ricorsi ai tribunali amministrativi regionali, le aziende (Edison e Dalmine)  hanno negato la loro responsabilità sull'inquinamento causato dalle attività industriali. Ricorsi accolti che hanno messo altra carne al fuoco e contribuito a portare altri elementi di incertezza. Severstal o non Severstal comunque, secondo Bruschi, il problema delle bonifiche resta, e va risolto il prima possibile. «In ogni caso, al di là della confusione che è stata creata, una cosa è certa - conclude Bruschi. L'eventuale partner che  deciderà di comprare da Severstal è comunque tenuto ad adempiere agli obblighi relativi alla bonifica fin qui stabiliti».

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