[23/03/2010] News

L'analisi identificativa dei microrganismi acquatici ora si fa con il microchip genetico

FIRENZE. E' presto per dire se il congegno messo a punto dall'Ente di ricerca australiano Csiro manderà in pensione il microscopio, ma in ogni modo pare che abbia le potenzialità  per migliorare l'analisi identificativa dei microorganismi acquatici in termini di velocità di esecuzione e qualità del risultato. Si tratta di un microchip genetico capace di contenere le sequenze di Dna di più di 42 mila organismi che vivono negli oceani e nei corsi d'acqua dolce, e quindi determinare la biodiversità presente in questa matrice ed indirettamente  permettere agli scienziati di giudicare rapidamente anche la qualità dell'acqua. Se un organismo nel campione di acqua in analisi è contenuto nel microchip, si accende un puntino luminoso che indica ai ricercatori con precisione di quale specie di microrganismo si tratti. Per impostare il microchip gli scienziati hanno registrato la sequenza Dna di circa 10 mila organismi e poi condotto ricerche online per aggiungere altre specie. Se il congegno troverà riscontri positivi nella sperimentazione i vantaggi per gli studiosi saranno notevoli.

Ne è convinto lo specialista di ecologia acquatica Anthony Chariton dell'ente nazionale di ricerca Csiro, che ha messo a punto il microchip: «gli scienziati saranno in grado di esaminare una gamma più ampia di specie, comprese quelle che restano invisibili anche sotto un potente microscopio. Potremo esaminare decine di migliaia di differenti organismi, mentre finora eravamo limitati a circa 30 o 40 specie».

Al di la dei costi, che al momento non sono conosciuti, se l'efficacia di questo strumento di analisi verrà confermata, la notizia "calza a pennello" proprio nell'Anno internazionale della biodiversità.  Il microchip è ora sottoposto a vari test per valutarne la performance sotto varie condizioni, dall'acqua di sorgente a quella marina.

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