
[29/03/2010] News
LIVORNO. Qualcuno ha idea, o si rende conto, di che cosa voglia dire che in Italia i Registri tumori - nati oltre trent'anni fa - coprono solo il 33% circa della popolazione? E che "il loro carattere volontaristico ha fatto sì che la loro distribuzione geografica non sia uniforme: a fronte di un'ottima presenza nel Centro-Nord, sono scarsi i centri di rilevazione dati al Sud"?
In buona sostanza significa che - come scrive il Corriere della Sera - i dati su "quanti sono i nuovi casi di tumore ogni anno in Italia" e se "l' incidenza aumenta o diminuisce" o "come sono ripartiti i malati e i tipi di cancro nelle varie regioni" sono come minimo da prendere con le molle almeno quando sono riferiti al centro Italia (dove la quota di popolazione coperta da Registri tumori è pari al 25.5%) e praticamente sono ai limiti dell'attendibilità per il Sud (16.5%). C'è già di che sobbalzare sulla sedia se non fosse che c'è dell'altro.
Ad aggregare i dati dei registri è da trent'anni la banca-dati dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum) dalla quale attinge il ministero della salute per mettere a punto - ci ricorda sempre il Corriere - «i piani di prevenzione, organizzare gli screening per la diagnosi precoce, o programmare i servizi di diagnosi e cura».
Sono statistiche fondamentali, dice il Corsera - «puntualmente aggiornate, utilizzate anche dai ricercatori per condurre studi sulle cause dei tumori e alle quali si ricorre nei casi di emergenze ambientali o di popolazioni a rischio». E il di più è che «ora l' attività dei Registri rischia di fermarsi. Il problema è che, pur lavorando con e per il Ministero e le Regioni, sottoscrivendo convenzioni e ricevendo finanziamenti, i Registri tumori soffrono dell' assenza di una legge nazionale che li istituisca formalmente e consenta loro di accedere ai dati individuali dei sistemi informativi sanitari (ricoveri ospedalieri, referti di anatomia patologica, archivi di mortalità, cartelle cliniche)».
Ricapitolando i Registri tumori coprono solo un terzo della popolazione italiana, sono a carattere volontaristico, non sono istituiti formalmente per legge e per questo hanno sempre più difficoltà ad accedere ai dati... Facendo una ricerca su internet si scopre inoltre che la notizia in rete l'ha pubblicata per prima Terra sottolineando anche che "Dopo il ddl contenente l'istituzione dei registri di patologia, approvato dal Senato all'unanimità nel 2008 e vanificato dalla caduta del governo Prodi, le istituzioni preposte non sono state in grado di affrontare e risolvere il problema".
Il combinato disposto di questa situazione appare, quindi, drammatico. Un indicatore socialmente fondamentale, ma anche ambientalmente ed economicamente come quello relativo all'incidenza dei tumori - i dati dei Registri vengono utilizzati da tutti i ricercatori che conducono studi sulle cause dei tumori e vi si ricorre ogni volta che c'è un'emergenza ambientale - è così ridotto?
Per noi che auspichiamo un superamento del Pil e una contabilità ambientale che permetta di avere un diverso indicatore di sviluppo che tenga conto degli impatti antropici, questa notizia è come se ci gettasse di colpo nell'età della pietra. Anche perché purtroppo questo caso assomiglia troppo a quello relativo alle statistiche ambientali nazionali, pure queste in larga parte raccolte attraverso le associazioni che lo fanno in modo volontario e spesso, non per colpa loro, poco scientifico, semplicemente perché magari basato sull'autocertificazione dei soggetti chiamati a fornire i propri numeri. Ma di tutto ha bisogno l'economia ecologica e più in generale la sostenibilità che dei numeri fasulli.
Detto infine che per fortuna esistono alcuni registri specifici come quelli sui mesioteliomi che invece coprono tutto il territorio, ci spieghiamo come mai ci sono decine di territorio che rivendicano poco felici primati nell'incidenza sui tumori e che questa mancanza evidentemente fa comodo a qualcuno. Sia che si voglia enfatizzare in modo positivo o in modo negativo l'incidenza dei tumori in una determinata zona, un registro così ridotto e con queste prospettive è uno strumento in meno nelle mani di chi dovrebbe (e magari vorrebbe) svolgere la propria attività di governo della cosa pubblica.