[06/04/2010] News

Nucleare e scorie: i reattori "zero" di Areva. Ma si tratta solo degli actinidi

LIVORNO. Nei giorni corsi Areva, Anne Lauvergeon, la presidente di Areva, il gruppo francese leader nella costruzione di centrali nucleari, ha annunciato di aver reso possibili il sogno di tutta l'industria atomica: la messa a punto di un reattore che permetterebbe di eliminare le scorie radioattive. Basta quindi con gli attacchi di Greenpeace e degli altri rompiscatole ambientalisti ai treni e alle navi carichi di bidoni nucleari, basta con la ricerca spasmodica di posti dove nascondere la spazzatura atomica e con le fastidiose comunità locali che non ne vogliono sapere di ospitare materiali che resteranno pericolosi anche per milioni di anni. Areva ha scoperto il reattore a "scorie zero".

«In termini di accettazione dell'opinione pubblica, la questione delle scorie resta - diceva il 22 marzo la Lauvergeon al quotidano britannico Times - Ma in futuro saremo in grado di distruggere gli actinidi facendoli scomparire in un reattore speciale. Possiamo già farlo in laboratorio. Con l'aiuto della ricerca e dello sviluppo, affronteremo questo problema».

Gli actinidi sono isotopi di uranio altamente tossici prodotti all'interno del reattore che rappresentano, insieme ai prodotti di fissione, la maggior parte delle scorie radioattive ad alta attività ed a vita prolungata.

Forse la Lauvergeon pecca di eccessivo ottimismo: anche se questa nuova tecnologia fosse davvero già disponibile, messa a punto e pronta ad essere sviluppata industrialmente, non risolverebbe  come vuol far credere il problema delle scorie. Non servirebbe ad esempio a ridurre il rebus delle scorie a bassa e media attività ed a "via corta" e delle scorie a bassa attività a "vita lunga".

La Lauvergeon infatti non dice che questo nuovo reattore "zero scorie" eliminerebbe solo una piccola parte del problema, visto che lei stessa dice che il volume delle scorie altamente radioattive prodotte dai 58 reattori nucleari francesi in 40 anni riempirebbero una piscina olimpica. Il problema è che, secondo la stessa industria nucleare francese, ogni anno viene prodotto un Kg di scorie procapite per ogni francese (Réseau Sortir du Nucléaire dice addirittura da 50 a 100 kg a testa!).

L'Agence nationale pour la gestion des déchets radioactifs (Andra) ha subito detto che questi nuovi reattori "zero scorie" non potrebbero comunque trattare i rifiuti nucleari già prodotti. Ma il progetto di Areva ricorda moltissimo quello dell'università del Texas che ricorreva alla fusione per eliminare le scorie, o almeno una parte, proprio come vuole fare Areva, facendo credere che eliminerà tutte le scorie.

Dopo le dichiarazioni della Lauvergeon, la rete di associazioni "Sortir du Nucléaire" «Si permette di ricordare che si tratta ancora una volta di un effetto annuncio per evitare di parlare dei veri problemi. Lauvergeon non precisa che questo progetto di reattore non riguarda che una piccola parte della "problematica scorie". No risolve niente di tutto questo, nessuno deve farsi ingannare».

Per gli antinuclearisti francesi «L'annuncio è troppo bello per essere onesto. No deve mascherare la sfida che rappresentano le scorie per la sopravvivenza della filiera elettro-nucleare. Si, la questione delle scorie resta tutta intera. Circa 50 anni di sfruttamento dell'energia nucleare e nessun Paese al mondo ha trovato una soluzione per gestire in maniera responsabile i prodotti a valle del ciclo nucleare. La quantità delle scorie e la loro complessità sono state per lungo tempo nascoste e minimizzate alla popolazione francese. Madame Lauvergeon non esita a parlare in termini di "superficie di un terreno di calcio" o a paragonarne il volume a quello dei rifiuti solidi urbani. Oggi la gente ha preso la misura dell'impasse che rappresentano. In effetti, il solo "metodo" per gestire questi rifiuti è lo stoccaggio in superficie o l'interramento, in attesa che la radioattività cali. Con periodi che vanno da centinaia a milioni di anni, contaminando definitivamente dei vasti territori».

«I siti delle 26 centrali La Hague (Manche), diversi dipartimenti del Grand Est sono già interessati. Mentre numerosi scienziati affermano che la transmutazione/separazione tanto sognata è una costosa utopia, mentre ogni giorno cresce la produzione di scorie pericolose per le generazioni future, mente lo smantellamento che si annuncia lascerà in eredità migliaia di tonnellate di prodotti radioattivi, quali interessi copre quest'annuncio? Proprio come durante tutta la sua storia, Incapace di gestire le scorie, Areva tenta ancora di gestire la comunicazione a favore della sopravvivenza della filiera nucleare. E' del tutto evidente che l'unica soluzione davvero valida è la chiusura urgente della filiera atomica».

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