
[07/04/2010] News
GROSSETO. L'obiettivo che un anno fa aveva annunciato a Praga il presidente degli Usa descrivendo la speranza di un «mondo senza armi nucleari», è oggi più vicino al realismo con cui Obama aveva proseguito quel suo discorso, ovvero che «forse non ci riusciremo entro il periodo della nostra vita», che non un passo effettivamente risolutivo per arrivare a quella meta.
In questa ottica il Nuclear posture review (Npr), ovvero il documento ufficiale che presenta la strategia nucleare di Washington per gli anni a venire può essere infatti considerato un piccolo passo in quella direzione. Anzi uno dei tre piccoli passi, perché domani Obama tornerà a Praga per siglare un accordo con la Russia per il controllo degli armamenti nucleari e la settimana prossima sarà Washington ad ospitare il vertice internazionale sulla sicurezza nucleare dove i leader di 47 paesi firmeranno l'impegno di mettere al sicuro entro quattro anni tutto il materiale nucleare a rischio disseminato nel mondo.
E forse i cinque obiettivi primari contenuti nel Npr - documento strategico che ogni presidente degli Usa deve redigere come previsto dal Congresso e che stabilisce principi e modalità dell'impiego delle armi nucleari - sono il tassello meno ambizioso di tutto il programma previsto nelle prossime settimane in merito allo stop della proliferazione nucleare per uso militare sul pianeta.
Nel documento si afferma che la maggiore minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti - come del resto del mondo- deriva non tanto dalla possibilità di una guerra nucleare fra nazioni che detengono armamenti di questo tipo, ma dal terrorismo nucleare. Pertanto uno degli obiettivi che il Npr si pone è quello di prevenire la proliferazione e il terrorismo nucleare. Su come raggiungere questo obiettivo si rimanda nei fatti ad accordi internazionali, primo fra tutti quello con la Russia di Medvedev, che verrà firmato a Praga per la riduzione reciproca degli armamenti.
Gli Usa dichiarano anche tra gli obiettivi quello di ridurre la centralità delle armi atomiche nella loro strategia difensiva e si impegnano a non sviluppare nuove armi atomiche, avendo nei fatti la possibilità di affidarsi ad armi convenzionali di ultima generazione in grado di produrre comunque effetti devastanti. Manterranno comunque un arsenale atomico, anche se l'impegno è a non usarlo se non in casi eccezionali. A differenza di quanto contemplava il Npr di George W. Bush che prevedeva l'uso di armi atomiche per rispondere ad attacchi chimici, batteriologici e convenzionali su larga scala.
Gli Usa si impegnano infatti a non usare armi atomiche se non in caso di un aggressione da parte di un'altra potenza nucleare, e non nei confronti di paesi che non detengono arsenale nucleare, impegno del resto già previsto nel Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp); l'unica eccezione in questo caso è prevista nei confronti dei due paesi, ovvero Iran e Corea del Nord, considerati una minaccia a livello mondiale e accusati di non rispettare le norme più elementari del Tnp, che del resto non hanno mai né riconosciuto né tantomeno firmato.
Un passo avanti, anche se non certo epocale, sarà anche l'accordo Start, che segue lo Start2, che domani firmeranno Usa e Russia. Non lo è sul piano tecnologico e della effettiva riduzione degli armamenti, che rimarranno nei fatti ancora consistenti: le testate nucleari a disposizione per ogni singolo paese diverranno 1550 da 2200 e verranno dimezzati i vettori fissi e mobili, che passeranno da 1400 a 700. Ma che sarebbero potuti essere ulteriormente ridotti, almeno di un ulteriore 20% secondo diversi analisti e come la stessa Mosca assieme a Berlino aveva richiesto. Ma gli Usa hanno invece preferito rimettere la decisione di un'ulteriore riduzione nell'ambito dell'Alleanza atlantica.
Il limite previsto dall'accordo delle 1.550 testate nucleari scatterà entro sette anni dall'entrata in vigore del Trattato che deve essere prima ratificato dal Senato Usa e poi dal Parlamento russo, e che avrà la durata di dieci anni con la possibilità di estenderlo per un massimo di altri cinque anni. Ci saranno verifiche, ovvero ispezioni dirette, scambio di dati e informazioni, notifiche relative alle armi strategiche ed ai siti elencati nel documento e metodi per facilitare i controlli.
Ma potrà rappresentare un buon viatico per il vertice dei 47 paesi per la sicurezza nucleare che si svolgerà la prossima settima (12 e 13 aprile) a Washington, perché come dice lo stesso presidente Obama in una intervista rilasciata a La Repubblica , potrà «inviare un segnale inequivocabile a tutto il mondo, per far capire che intendiamo ridurre le nostre scorte e i nostri arsenali di concerto con l'altra superpotenza nucleare più importante, la Russia».
Così come il Npr, dice ancora il presidente Usa, «rientra in una strategia complessiva più ampia, che intende inviare un messaggio molto forte: vogliamo un Tnp molto rigoroso, del quale tutti i Paesi abbiano interesse a far parte».
Ma Teheran ha già annunciato l'intenzione di organizzare il 17 e 18 aprile, cioè subito dopo quella di Washington, una conferenza internazionale sul disarmo nucleare, a cui -anticipa il governo iraniano- parteciperanno anche la Cina e il Brasile. La conferenza avrà come tema «l'energia nucleare per tutti, l'arma nucleare per nessuno».
Prove di forza quindi con interessi dietro le quinte che hanno a che fare più con questioni economiche che non dei problemi di sicurezza: d'altronde se il vero problema fosse quello della sicurezza l'obiettivo dovrebbe essere allora sia un disarmo totale che una uscita dal sistema nucleare civile, che come appare sempre più evidente, è strettamente legato a quello militare. Del resto l'arricchimento dell'uranio che l'Iran rivendica per poter avere combustibile certo per far funzionare le centrali nucleari che vuole costruire, gli si vuole impedire proprio perché è la base essenziale per la fabbricazione degli armamenti.
Così come lo smantellamento degli armamenti è una fonte importante di combustibile per far funzionare le centrali nucleari per produrre energia elettrica e quindi un tesoro importante sul mercato dell'uranio. E in tutto questo il problema della sicurezza resta al palo, anzi in tutto questo il sistema terroristico che si vorrebbe mettere al primo posto come obiettivo da sconfiggere, ne può trarre- invece- grande beneficio.