[07/04/2010] News

Con il reattore "tascabile", Bill Gates vuole fare concorrenza al nucleare galleggiante russo

LIVORNO. Sarkozy alla recente "fiera" del nucleare civile allestita dall'Ocse a Parigi se la prese con il nucleare "economico" che faceva concorrenza sleale al "nucleare Doc" e di "qualità" francese. Nel mirino aveva probabilmente anche il nucleare "tascabile" che americani, giapponesi e russi stanno cercando di sviluppare da diversi anni. Centrali nucleari piccole, meno care, pubblicizzate come meno inquinanti (dagli stessi che assicurano che il nucleare non inquina) e soprattutto più facili da costruire e che permetterebbero di decentralizzare una tecnologia nota per la sua rigidità per alimentare addirittura case ed uffici e, naturalmente "offrire l'elettricità ai più poveri".

A questo sogno (o incubo) del nucleare democratico partecipa attivamente una compagnia molto assortita e denarosa: Bill Gates, Toshiba, Hyperion Power Generation e l'oligarca russo Pugatchev, e l'impresa statunitense Babcock&Wilcox che dovrebbe commercializzare la mini-centrale nucleare nel 2018.

La Babcock&Wilcox presenta il suo mini-reattore, come il più piccolo, il più economico e il meno inquinante. I toni sono profetici, quasi da miracolo sociale: «Una rivoluzione energetica, etica, economica ed umanistica. La tecnologia nucleare si democratizza e restringe... la sua taglia, i suoi costi e la sua durata di costruzione. La società Americana Babcock&Wilcox ha immaginato un nuovo tipo di reattore nucleare. Più piccolo, il reattore misurerà 23 metri di altezza per 4,6 metri di diametro e potrà produrre 125MW, cioè 10 volte meno di un reattore classico. Installato in un ambiente di confinamento sotterraneo sufficientemente grande per poterci stoccare le scorie durante tutta la durata del suo ciclo di vita, il reattore sarà accoppiato a un generatore di vapore. I costi di trasporto saranno ridotti, perché più piccolo, il reattore potrà anche essere avviato attraverso la ferrovia fino alla centrale».

Ci sono poi i tempi molto più rapidi: «Dai 5 anni per una centrale nucleare classica (?!), i tempi di costruzione delle future centrali alimentate dal reattore "tascabile" passeranno a 3 anni al massimo».

Naturalmente i mini-reattori sono presentati come portatori di numerose speranze: «Soprattutto per i Paesi poveri che potranno, infatti, dotarsi di centrali nucleari a costo moderato e così portare la luce a chi non ce l'ha»... Insomma, sembra di leggere una pagina di un opuscolo del socialismo ottocentesco.

Inoltre «essendo il combustibile rimpiazzato solo ogni 5 anni (contro i 2 per le centrali classiche), la durata di vita della centrale "nuova generazione" (ma quante nuove generazioni ci sono nel nucleare? ndr) si troverà quindi ad aumentare».

Gli americani propagandano e cercano mercati, ma questa tecnologia del mini-nucleare è già stata testata in diverse parti del mondo. La Toshiba sperimenta da qualche anno un reattore di 6 metri per 2 in grado di alimentare immobili o quartiere. La Hyperion Power Generation statunitense sta lavorando a un reattore nucleare ancora più piccolo, da tenere in garage. La società Terra Power di Bill Gates assicura che entro il 2030 sarà in grado di produrre un reattore funzionante ad uranio impoverito e in grado di funzionare dai 60 ai 100 anni senza nessuna ricarica. Tanto che il plurimiliardario fondatore della Microsoft ha detto: «Trovare una fonte di energia pulita e a buon mercato è più importante che creare dei nuovi vaccini», poi ha messo le mani in quanto di più lontano dall'energia pulita: l'uranio.

Gates dovrebbe probabilmente andare a lezione di sincerità dai russi che sono quelli più avanti di tutti nel mini-nucleare e che almeno dicono che è un elemento essenziale della futura strategia del loro Stato-mercato-energetico, insieme al sempre più florido commercio di armamenti.

Senza tanti mascheramenti umanitari e ormai allergici alla retorica da socialismo reale dopo più di 70 anni di Unione Sovietica, stanno costruendo da tempo la loro prima mini-centrale nucleare galleggiante, prima in segreto nell'Artico ed ora alla luce del sole in un cantiere navale di San Pietroburgo.

Come ha già spiegato Greenpeace più volte, la centrale atomica galleggiante è alimentata da due motori di sottomarini nucleari, dovrebbe essere in grado di produrre durante 40 anni di vita una quantità di elettricità equivalente alle necessità di una città di 100.000 abitanti.

I piazzisti del nucleare russo sono già in giro per i Paesi asiatici, africani e sudamericani, gli altri rischiano di rimanere al palo con le loro centrali "tascabili". Forse anche alla fine anche Bill Gates potrebbe comprarsene una e partire per una lunga crociera nucleare.

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