[19/04/2010] News

Zoellick (Banca Mondiale):«Il terzo mondo non esiste più»

LIVORNO. Il presidente della Banca mondiale (Bm), Robert B. Zoellick, in occasione degli Incontri primaverili dl Gruppo Bm a Washington, ha ridisegnato le strategie finanziarie nel mutato e mutevole panorama internazionale: «Gli studiosi di sicurezza e politica internazionale hanno dibattuto per diversi decenni sul tema della nascita di un sistema multipolare. È giunto il momento di riconoscere il nuovo sistema parallelo economico. Nel 1989 abbiamo visto scomparire il "secondo mondo" in seguito alla caduta del comunismo. Poi nel 2009 abbiamo visto scomparire il "terzo mondo". Ora ci troviamo in una nuova economia mondiale multipolare a rapida evoluzione in cui alcuni Paesi in via di sviluppo stanno emergendo come potenze economiche, altri Paesi stanno trasformandosi in ulteriori poli di crescita, e altri ancora stanno lottando per conseguire la propria potenzialità nell'ambito del nuovo sistema».

Secondo Zoellick inoltre «Si tratta di una nuova economia mondiale in cui nord e sud, est ed ovest, sono punti cardinali e non più destini economici. La povertà esiste e va affrontata. Ci sono Stati che falliscono, e anche questo problema va affrontato. Le sfide globali si stanno intensificando, ma anch'esse vanno affrontate. Sta cambiando, però, il modo in cui queste problematiche vengono affrontate. Le vecchie catalogazioni, come ad esempio primo mondo, terzo mondo, benefattore e bisognoso, leader e seguace, non sono più adeguate. Le implicazioni relative a multilateralismo, azioni globali di collaborazione, rapporti di potere, sviluppo, e istituzioni internazionali sono alquanto profonde».

«La crisi economica globale - aggiunge - ha dimostrato che il multilateralismo conta. Senza mai togliere lo sguardo dall'abisso, i Paesi del mondo hanno collaborato per salvare l'economia globale. Il G-20 moderno, istituito per fare fronte alla crisi, ha dimostrato subito le proprie potenzialità intervenendo tempestivamente per accrescere la fiducia generale. Ora ci si chiede se si fosse trattato semplicemente di un'anomalia o di un caso. Quando gli storici esamineranno l'anno 2009, lo interpreteranno come un caso singolare di collaborazione internazionale o come l'anno che segnò l'inizio di un fenomeno nuovo? Ora c'è chi giudica il tentativo di Woodrow Wilson di creare un sistema internazionale nuovo, dopo la prima guerra mondiale, come un'opportunità persa che lasciò il mondo allo sbaraglio tra tanti pericoli. Ci troviamo in un momento simile? Si teme che l'attenuarsi della paura nei riguardi della crisi riduca anche il desiderio di collaborazione. Già si avvertono le forze gravitazionali che attirano le nazioni del mondo verso obiettivi di proprio esclusivo interesse. Ma ciò sarebbe un errore. Le placche tettoniche dell'emisfero economico e politico si stanno spostando. Possiamo spostarci insieme a loro oppure possiamo continuare a guardare il mondo nuovo attraverso il prisma di quello vecchio. Dobbiamo renderci conto delle nuove realtà. Dobbiamo agire in base ad esse».

Secondo Zoellick le cose stanno cambiando molto rapidamente: il potere di acquisto dell'Asia è aumentato dal 7%, nel 1980, al 21% nel 2008 ed i suoi mercati azionari sono il 32% della capitalizzazione del mercato globale, più degli Usa (30%) e dell'Ue (25%). La ripresa economica mondiale è dovuta alle importazioni dei Paesi in via di sviluppo che hanno già superato del 2% il massimo registrato nel 2008, prima della crisi, mentre nei Paesi ad alto reddito sono ancora inferiori del 19%. Le importazioni dei Paesi in via di sviluppo sono circa la metà di quelle dei Paesi ricchi, ma dal 2000 hanno  rappresentato più della metà dell'aumento nella domanda delle importazioni mondiali.

Per il presidente della Bm, dunque, il fallimento dell'iperliberismo rende necessarie nuove regole finanziare, con capitali più solidi, migliore liquidità e standard di controllo, ma senza incoraggiare il protezionismo finanziario, «Le normative approvate a Bruxelles, Londra, Parigi o Washington possono funzionare per i grossi istituti bancari del mondo sviluppato. Ma possono funzionare per gli istituti bancari minori a prescindere dal fatto che si trovino nei Paesi sviluppati o in via di sviluppo? Tali normative potrebbero soffocare il settore finanziario, l'innovazione e la gestione dei rischi nei Paesi in via di sviluppo. Potrebbero ostacolare gli investimenti al di là dei confini nazionali»..

Secondo Zoellick, il global warming  è una delle tre aree di intervento in cui la vecchia modalità di pensiero non è più valida: «Per quanto riguarda il cambiamento climatico, sarebbe rischioso prendere un libro di normative messo a punto dai Paesi sviluppati e imporlo come modello a "taglia unica" ai Paesi in via di sviluppo. Lo rifiuterebbero. Se leghiamo la politica sul cambiamento climatico allo sviluppo ci assicureremo il sostegno dei Paesi in via di sviluppo, data la bassa crescita delle emissioni di carbonio, ma solo se non viene imposta come una camicia di forza  Questo non significa che manchi l'impegno nei riguardi di un futuro più verde. Anche gli abitanti dei Paesi in via di sviluppo desiderano un ambiente pulito. I Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di supporto e fondi che permettano loro di investire in una crescita economica più pulita. Sono 1,6 miliardi le persone che non hanno l'energia elettrica. La sfida consiste nel sostenere la transizione verso fonti energetiche più pulite senza sacrificare accessibilità, produttività e sviluppo, cioè gli elementi che possono liberare centinaia di milioni di persone dalla povertà. Per evitare di ricadere nella geopolitica abituale dobbiamo esaminare in modo diverso le problematiche. Dobbiamo allontanarci dalla scelta binaria tra potere e ambiente. Dobbiamo perseguire delle politiche in grado di: tenere in considerazione il prezzo del carbonio, aumentare l'efficienza energetica, sviluppare tecnologie di energia pulita utilizzabili nei Paesi più poveri, promuovere l'energia solare fuori rete, innovare con la geotermia, assicurare risultati win-win tramite le politiche che disciplinano l'utilizzo delle foreste e dei terreni e, al contempo, sviluppare posti di lavoro e rafforzando il grado di sicurezza energetica. Il mondo sviluppato ha prosperato grazie all'energia idroelettrica prodotta con la costruzione di dighe. C'è chi non crede che il mondo in via di sviluppo debba avere pari accesso alle fonti energetiche utilizzate dalle economie sviluppate. Per tali persone pensare in questo modo è facile quanto lasciare le luci accese nelle stanze vuote di casa. Dobbiamo prenderci cura dell'ambiente, ma allo stesso tempo non possiamo pretendere che i bambini africani facciano i compiti al lume di candela, né possiamo negare agli africani un posto di lavoro nei settori manifatturieri. Il vecchio prisma dei Paesi sviluppati è il modo più sicuro per perdere il sostegno dei Paesi in via di sviluppo sugli obiettivi ambientali globali».

Zoellick ha infine spiegato che: «Stiamo intraprendendo delle riforme che permetteranno di puntare meglio la nostra focalizzazione strategica laddove possa generare il massimo valore. Verrà focalizzata, quindi, sui popoli poveri e vulnerabili, specialmente nell'Africa sub-sahariana, sulla creazione di opportunità di crescita, e sulla promozione delle iniziative collettive globali, ad esempio nel campo dei cambiamenti climatici, nel settore agricolo, idrico, e sanitario, sul rafforzamento l'amministrazione e sull'approntamento dei programmi anticrisi». Ed ha concluso: «Se eliminare la povertà fosse un compito facile, sarebbe stato fatto parecchio tempo fa. Se apriamo le tende e permettiamo agli altri di vedere ciò che facciamo, il modo in cui lo facciamo e i risultati che otteniamo, sarà possibile individuare e risolvere con maggiore tempestività eventuali errori. Nell'insieme, si tratta di riforme trasformative. La nostra istituzione non assomiglierà più alla Banca Mondiale di cui sentivano parlare i nostri nonni, o i nostri genitori».

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