
[19/04/2010] News
LIVORNO. La comunicazione è un processo costituito da un soggetto che ha intenzione di far sì che il ricevente pensi o faccia qualcosa. Lo dice chiaramente anche l'etimologia della parola che deriva dal latino cum = con, e munire = legare, costruire. Quindi già in latino communico significava. mettere in comune, far partecipe.
Premesso questo, cosa penseranno i cittadini che sabato scorso hanno ricevuto da Repubblica il seguente messaggio: "pannelli solari via dalle campagne" che era il titolo anche in prima pagina che accompagnava un articolo del presidente di Slow Food Carlo Petrini? E cosa penseranno i cittadini che il giorno dopo sul Giornale hanno ricevuto il seguente messaggio: "Slow Food ritratta. Contrordine compagni: basta pannelli solari".
Queste due masse di cittadini hanno ricevuto un messaggio ben diverso da quello che avrebbe voluto comunicare lo stesso Petrini e che invece ha raggiunto soltanto quella piccola parte di lettori di Repubblica che si è letta l'intero articolo e non si è fermato al titolo.
Analizziamo la cosa: il Giornale e il suo articolista Alessandro Cecchi Paone non hanno fatto altro che esaltare e forzare un messaggio completamente avulso da quello che aveva scritto Petrini, ma in perfetta coerenza con la loro linea editoriale, facendo intendere che ora tutto il mondo ambientalista ha cambiato idea: «Il sole che fino a ieri era il loro dio ora diventa il nemico numero 1!» scrive Paone con scientifica malafede. Nulla di eccezionale, il Giornale ci ha abituato perfino a peggio e in questo caso l'articolista veicola in modo perfetto il messaggio che lui e l'editore vogliono far passare.
Repubblica non è in malafede, ma risponde anch'essa alla logica di sopravvivenza di ogni giornale: da che mondo è mondo il titolo si forza un po' (altrimenti chi legge l'articolo?) oltre a doverlo sintetizzare al massimo. Da cui esce il titolo "Pannelli solari via dalle campagne". E purtroppo in questo caso il significante che passa al lettore medio che l'articolo poi non legge, non è così diverso dunque dal significato esacerbato ad uno e consumo dei lettori di destra del Giornale. Ma è assolutamente diverso dal contenuto del messaggio che aveva prodotto con il suo intervento Petrini, che forse vista la sua esperienza, stavolta ha quantomeno peccato d'ingenuità (e di comunicazione).
Eppure nonostante il messaggio passato al lettore, Carlo Petrini aveva detto cose che anche greenreport ripete da tempo e che costituiscono l'approdo dell'ambientalismo scientifico:
1 Non esistono pasti gratis o se preferite non esistono ‘impatto zero' ‘rifiuti zero' inquinamento zero'...: limitandoci all'energia, ogni fonte energetica ha cioè un suo impatto ambientale o paesaggistico. Le fonti rinnovabili non sono sostenibili tout court ma sono più sostenibili delle fonti fossili e anche tra le fonti fossili ci sono energie più sostenibili di altre, come per esempio il gas.
2 Le fonti rinnovabili sono per loro natura distribuite e non concentrate, ma risentono oggi della vecchia logica centralistica delle energie fossili, un'infrastrutturazione assolutamente non adatta a sfruttare appieno la potenzialità delle rinnovabili. E' per questo che è indispensabile investire nella rete per renderla adatta alla flessibilità e alla diffusibilità delle energie prodotte dalle rinnovabili.
3 Per gli stessi motivi va dunque privilegiata l'autoproduzione e l'autoconsumo di energia in grado di limitare al massimo le perdite di energia e quindi rendere più efficiente il sistema.
4 Il fotovoltaico sui tetti di case e soprattutto capannoni è molto meglio di quello a terra, perché non c'è consumo di suolo. Del resto questo lo sa benissimo anche il legislatore che non a caso nel conto energia incentiva molto di più gli impianti sui tetti (facendo anche la distinzione fra quelli parzialmente e quelli totalmente integrati, che quindi hanno un impatto visivo ancor minore) rispetto a quelli a terra. E anzi forse proprio su questi parametri dovrebbe basarsi eventualmente la rivisitazione del conto energia.
5 Anche il fotovoltaico a terra può essere più o meno sostenibile: piloni alti che consentano comunque la coltivazione, oppure su serra per azionare pompe irrigue e sistemi di refrigerazione.