[26/04/2010] News

La rivoluzione della Posta elettronica certificata deve fare i conti con il digital divide (e non solo)

LIVORNO. E' il giorno del nuovo servizio di Posta elettronica certificata (Pec). Si tratta di uno strumento che consente al cittadino «di inviare e ricevere messaggi di testo ed allegati con lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento. In questo modo si può dialogare con tutti gli uffici della pubblica amministrazione direttamente via e-mail senza dover più produrre copie di documentazione cartacea ma soprattutto senza doversi presentare personalmente agli sportelli. I benefici - spiega il ministero della pubblica amministrazione - sono concreti e immediati, a cui si deve anche aggiungere il risparmio sulle spese di spedizione della raccomandata A/R».

Che sia una rivoluzione è fuori di dubbio. Come è altrettanto indubbio che si siano tralasciati alcuni aspetti di che cosa questa iniziativa porti o non porti con sé. Innanzitutto con il digital divide a livelli ancora importanti nel nostro Paese (nel rapporto dell'Osservatorio Italia digitale 2.0 un italiano su due nel 2009 non utilizza internet) questa rivoluzione non riguarderà tutti i cittadini del nostro Paese. Senza considerare quanti di questi non hanno comunque una grande dimestichezza con il mezzo o non si fidano viste le truffe informatiche a livelli record.

Giusto quattro giorni fa il Sole24Ore scriveva che per il Belpaese: «l'Istr evidenzia la scarsa propensione verso la sicurezza del proprio Pc. L'Italia è al secondo posto a livello europeo per il numero di computer "bot infected" (con il 12% sul totale Emea), cioè i Pc violati dai criminali del web e poi usati per attività malevole (spam, phishing, distribuzione di spyware, adware, virus e via dicendo). Il dato è in peggioramento: nel 2007 eravamo al 4° posto e nel 2008 al terzo.

Altro dato negativo: l'Italia è il primo paese di lingua non inglese dove si è riscontrata la maggiore quantità di phishing. Un dato importante considerando che sono 13 milioni gli italiani on line con banda larga e che queste attività sono strettamente correlate all'economia sommersa (furto di credenziali bancarie, carte di credito, informazioni sensibili)».

Problemi che vanno risolti in fretta, altrimenti questa rivoluzione - buona e giusta sia chiaro - rischia di diventare solo teorica. Come va detto, ma sempre per evitare semplificazioni che non aiutano la sostenibilità, che senz'altro a livello ambientale l'impatto dell'iniziativa avrà benefici sia sulla mobilità, sia sul consumo di carta, ma porterà con sé consumi di energia (provider più potenti); e di materia (nuovi pc sostituzione dei vecchi ecc.). Accenniamo inoltre, ma il tema è talmente grande da meritare future discussione e più approfondite, che più aumenteranno le cose che si potranno fare a casa, più diminuiranno i contatti umani e questo potrebbe portare delle conseguenze sul piano sociale.

Tornando al Pec, il ministero ricorda che per richiederne l'attivazione, a partire da stamani (26 aprile) sarà sufficiente collegarsi al portale www.postacertificata.gov.it e seguire la procedura guidata che consente di inserire la richiesta in maniera semplice e veloce. Trascorse 24 ore dalla registrazione online (ed entro 3 mesi) ci si potrà quindi recare presso uno degli Uffici postali abilitati per l'identificazione e la conseguente firma sul modulo di adesione. Il richiedente dovrà portar con sé un documento di riconoscimento personale e uno comprovante il codice fiscale (codice fiscale in originale o tessera sanitaria). Bisogna inoltre portare anche una fotocopia di entrambi i documenti che dovranno essere consegnate all'ufficio postale.

Ad oggi sono oltre 80mila le Pec richieste dai cittadini, grazie alla sperimentazione avviata a fine settembre 2009 da Aci e Inps. Pur essendo una casella di posta elettronica "come le altre", la Pec al cittadino è l'unica dedicata esclusivamente ai rapporti con la pubblica amministrazione.

L'utilizzo della Pec nella pubblica amministrazione - ricorda sempre il ministero - è anche un obbligo previsto dalla legge. Infatti, tutte le pubbliche amministrazioni devono:

- dotarsi di una casella di posta elettronica certificata per qualsiasi scambio di informazioni e documenti (articolo 6 del codice dell'amministrazione digitale);

- istituire una casella Pec per ciascun registro di protocollo (comma 3 dell'articolo 47 del Codice dell'amministrazione digitale);

- dare comunicazione al DigitPA degli indirizzi Pec istituiti per ciascun registro di protocollo (comma 8 dell'articolo 16 della legge 2/2009);

- pubblicare nella pagina iniziale del sito web istituzionale l'indirizzo Pec a cui il cittadino può rivolgersi (comma 2-ter dell'articolo 54 del Codice dell'amministrazione digitale);

- comunicare con i propri dipendenti unicamente tramite Pec (comma 6 dell'articolo 16-bis della legge 2/2009).

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