
[03/05/2010] News toscana
FIRENZE. Incrementare la compatibilità ambientale delle pratiche agricole con l'ecosistema, contribuire alla difesa della biodiversità salvaguardando il patrimonio genetico regionale, sostenere i sistemi di produzione agricola con impatto limitato, salvaguardare il paesaggio toscano, ottenere prodotti che danno maggiore garanzia di salubrità, contenere l'erosione e salvaguardare la fertilità del suolo. Sono gli obiettivi che, secondo l'Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura (Artea), articolano la misura 214 ("Pagamenti agroambientali") del Piano di sviluppo rurale 2007-2013 della regione Toscana.
Così come in altri ambiti di sostegno al settore agricolo contenuti nel Psr, per raggiungere tali obiettivi è previsto il pagamento di premi annuali a imprenditori agricoli singoli e associati e agli enti pubblici gestori del territorio che volontariamente aderiscano agli impegni previsti, impegnandosi a mantenere attivo l'investimento (salvo deroghe specifiche) per almeno cinque anni.
E' in questo modo che il Pubblico socializza parte delle esternalità economiche negative affrontate dall'azienda, in modo da sostenere il percorso verso una gestione improntata alla sostenibilità dal punto di vita ambientale e della tutela paesaggistica attraverso con un apporto economico regionale che si somma ad aiuti di matrice comunitaria. La differenza con altri ambiti di sostegno pubblico gravita essenzialmente sul fatto che gli aiuti non si limitano alla fase di start up aziendale o settoriale, ma vengono spalmati su gran parte della vita dell'azienda proprio a causa della concomitanza (in un contesto di produzione biologica) di obiettivi produttivi e di potenziali risultati in termini di tutela paesaggistica e limitazione degli impatti a monte e a valle del ciclo di produzione.
In questo senso, due sono i macro- ambiti di azione indicati: da una parte la conservazione di risorse genetiche vegetali e animali, dall'altra la conservazione delle risorse paesaggistiche ed ambientali, l'introduzione o mantenimento di pratiche di agricoltura integrata e (misura 214, azione a1) l'introduzione/mantenimento di pratiche di agricoltura biologica, in ottemperanza ai vincoli indicati nel regolamento 2092/91 CE e successive integrazioni. Dal punto di vista finanziario, il sostegno può andare da un minino di 450 euro/anno/ettaro coltivato, fino a 900 euro nel caso di colture perenni specializzate: più in particolare, il sostegno alle coltivazioni più tipiche (e tipicizzanti) del paesaggio toscano è di 720 euro/ha/anno per l'impianto di vigneti (650 per il solo mantenimento), 600 per l'ulivo (500 per mantenimento), 480 (400 per mantenimento) per il castagno da frutto. Ben più basso, tra le altre cose, il fondo per il sostegno alle colture oleaginose/industriali (150 per l'impianto, 140 il mantenimento) a causa del fatto che le colture energetiche sono considerate per ora di dubbia utilità nella conservazione del paesaggio e delle biodiversità locale: ed è questo un ambito di dibattito che nei prossimi anni andrà approfondito adeguatamente, a causa dell'utilità delle colture energetiche in direzione di una minore necessità di impianti di trasformazione energetica, con il relativo impatto paesaggistico, sociale e ambientale. Questa contraddizione deriva naturalmente dal fatto che la politica di sviluppo rurale si è sviluppata in un contesto in cui la produzione industriale (e quindi quella energetica) era vista come radicalmente separata dalla politica agricola e paesaggistica: un vulnus che andrà sicuramente richiuso negli anni a venire in direzione di una maggiore integrazione delle diverse pratiche, pur all'interno di obiettivi concomitanti e tra loro rafforzantisi a vicenda.
Comunque, il quotidiano "Italia oggi" riporta che nel Mugello e nella val di Sieve sono solo il 10% gli aiuti disponibili che sono stati effettivamente erogati alle aziende biologiche. Ciò deriverebbe da una sovrastima effettuata negli anni scorsi da parte della già citata Artea, che avrebbe impedito il trasferimento dei fondi alle annualità successive, e sembra investire l'intera regione, per un totale di circa 500 aziende rimaste senza sussidi equivalenti ad una cifra complessiva di circa mezzo milione di euro. La situazione, comunque, ha subito uno stallo anche a causa della fase di passaggio tra la vecchia e la nuova giunta, elemento che ora dovrebbe portare all'apertura di un tavolo di discussione su base regionale tra Artea, aziende ed enti locali.