[05/08/2009] News

Ferrovie dello Stato: i conti tornano, o no?

LIVORNO. Sono bastati due anni al Gruppo Ferrovie dello Stato per riprendersi dalla situazione di grave deficit strutturale che, a fine 2006, aveva chiuso l'esercizio con una perdita complessiva di 2115 milioni di euro e addebitale per oltre il 90% a Trenitalia. Adesso la relazione della corte dei Conti evidenzia che questa situazione «è stata pressoché totalmente risanata sotto il profilo gestionale nell'arco dei due anni, nonostante che il bilancio di Gruppo, al termine del primo dei due esercizi considerati (2007), abbia registrato un risultato netto negativo di 409 milioni di euro, di cui (-) 403 di pertinenza di Trenitalia».

Quindi buono a metà il giudizio della giustizia contabile sul gruppo perché sottolinea nella relazione «i risultati positivi ottenuti non possono tuttavia  far dimenticare che nel Gruppo persistono aree di debolezza e che il processo di risanamento deve essere consolidato, per conferire all'azienda elementi di certezza e stabilità nella sua attività finalizzata a fornire servizi adeguati alla clientela».

La cautela deriva dalla situazione debitoria del Gruppo che ha superato, al termine dell'esercizio 2008, i nove miliardi di euro, e dal persistere della situazione finanziaria Trenitalia, che registrava, a fine 2008, un indebitamento netto di oltre 5811 milioni di euro a fronte di un patrimonio netto di 1169 milioni di euro, nonostante i notevoli miglioramenti intervenuti nei conti economici degli ultimi due anni.

Malgrado questa situazione di deficit, la Corte dei Conti segnala la necessità urgente di produrre uno sforzo da parte di Trenitalia «per assicurare in tempi non più procrastinabili un servizio di trasporto passeggeri a livello regionale - ma anche, seppur meno avvertito, a livello di tratte a media/lunga percorrenza - accettabile in termini di soddisfazione dell'utenza, sia a bordo treno - con l'azzeramento o almeno una forte attenuazione dei disagi che hanno finora caratterizzato il servizio universale - sia con una maggiore frequenza dei treni  destinati al trasporto dei cosiddetti "pendolari", penalizzato, oltre che dalla cronica insufficienza di risorse finanziarie, che non ha consentito un adeguato rinnovo del materiale rotabile, da una scarsa efficienza dei servizi di bordo,  spesso apparsi inadeguati alle esigenze degli utenti/clienti».

Quindi bene il risanamento del gruppo ma male, molto male la situazione relativa all'attività di Trenitalia che viene evidenziata, in particolare per il trasporto persone ma anche per quello delle merci. Per la sezione Cargo di Trenitalia, che oggi presenta un proprio conto economico, segnala forti elementi di criticità per  motivi essenzialmente, riconducibili a un notevole calo della domanda dei servizi resi.

Un calo che viene letto anche come conseguenza dell'attuale andamento negativo dell'economia, ma che è fondamentalmente da ascrivere,  in particolare nelle Regioni del Centro-Sud, al «persistere di una situazione dell'infrastruttura ancora inadeguata per poter rendere un servizio efficiente».

Un problema quindi di mancanza di investimenti sul settore del trasporto su rotaia, che evidenziavamo su queste pagine anche nei giorni scorsi, e che appare oggi in tutta la sua gravità evidenziato dall'organo costituzionale delegato a vigilare sulla corretta gestione delle risorse pubbliche.

Mancano infrastrutture sufficienti a garantire un servizio sul settore delle merci, mancano mezzi e risorse per garantire un servizio che si possa definire tale per la mobilità delle persone.

I contributi pubblici, secondo la relazione, sono ancora troppo esigui ( 11,8 centesimi per passeggero) perché si possa avere un efficace servizio di treni per i pendolari.

Ma le note negative sul servizio a bordo, segnalano che esiste comunque una sorta di negligenza anche da parte di chi il servizio lo eroga.

Tra le misure possibili per uscire dall'empasse, la Corte ipotizza anche la separazione contabile tra le attività da mettere sul mercato e quelle che sono solo di servizio, come appunto i treni per i pendolari. Una ipotesi che sarà suonata come una dolce melodia per l'amministratore delegato di Trenitalia, Italo Moretti, che va dicendo da tempo che questa dovrebbe essere la soluzione da seguire.

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