
[04/05/2010] News
LIVORNO. Réseau "Sortir du nucléaire" ha convocato per stasera a Parigi un incontro per «Denunciare il doppio gioco della Grenelle. Questo processo si è servito delle associazioni ambientaliste come cauzione verde per il governo Sarkozy, senza però intanto tenere di conto delle loro rivendicazioni essenziali. E soprattutto, malgrado i rischi molto reali di un grande incidente nucleare e della proliferazione delle armi nucleari, malgrado la pericolosità delle scorie radioattive, la Grenelle non ha mai nesso in questione il ricorso all'energia nucleare. Una trasformazione radicale del sistema energetico francese, basata su un piano ambizioso di risparmio energetico e di sviluppo delle energie rinnovabili, è urgente e necessaria. Al posto di questo, lo Stato ha annunciato unilateralmente la costruzione di due reattori Epr (Flamanville, poi Penly), moltiplicando intanto le grandi dichiarazioni "verdi". La Grenelle 2 prosegue sfortunatamente su questa strada arcaica e pericolosa. Diversi emendamenti ispirati dal rapporto Ollier mettono degli ostacoli considerevoli allo sviluppo della filiera eolica, mentre il testo attua una banalizzazione degli inquinamenti nucleari».
Secondo "Sortir du nucléaire", il "rapport d'information sur l'énergie éolienne" presentato il 31 marzo dalla commissione parlamentare presieduta da Patrick Ollier, un deputato dell'Ump, il partito di Sarkozy, «Non è nient'altro che un tentativo molto triste di frenare lo sviluppo dell'eolico». Già nel 2005, Ollier aveva presentato un emendamento per portare da 12 a 30 MW l'acquisto obbligatorio di energia eolica prodotta da ogni impianto. La proposta era stata poi ritirata. Gli antinuclearisti francesi sottolineano che «D'altronde, Patrick Ollier è presidente del gruppo di amicizia Francia-Libia dell'Assemblée, e sappiamo la passione che il dittatore libico ha per il nucleare in tutte le sue forme...».
Jean-Marie Brom, amministratore di "Sortir du nucléaire", muove uno spietato attacco al rapporto Ollier: «In più di 100 pagine, questo rapporto accumula le banalità anti-eoliche, il contrario della verità, non esitando a chiamare alla riscossa Valéry Giscard d'Estaing per stigmatizzare una regione "devastata da una cintura di pale eoliche, e ... diventata inabitabile". Fortunatamente per noi, si tratta della Polonia... Dopo aver stordito il lettore con una serie di dati generici sullo sviluppo mondiale dell'energia eolica (che tutti gli internauti possono già facilmente trovare) quasi la metà di questo rapporto riguarda il costo dell'eolico, che dovrebbe il suo successo solo all'obbligo di acquisto (ad un costo troppo interessante, a credere agli autori). Il rapporto deplora anche la presenza troppo debole degli industriali francesi in questo settore. Ma si dimentica un po' troppo velocemente che se questa politica di acquisto è stata messa in opera, era precisamente per permettere l'emergere di un industria eolica... Ma sicuramente troppo tardi e sicuramente male, se si paragona ai nostri vicini tedeschi: nell'altra sponda del Reno, è dopo la decisione politica di abbandonare il nucleare che gli industriali tedeschi, pragmatici come sanno essere, sono riusciti a diventare i leader mondiali dell'eolico. Mentre in Francia si tratta prima di privilegiare l'industria nucleare, dando qualche briciola alle energie rinnovabili... E' quindi sorprendente che l'industria francese abbia "mancato lo sviluppo dell'eolico" come sottolinea il rapporto Ollier?».
Nella foga di screditare l'eolico il rapporto non esita a dire che il costo del nucleare è di soli 3 centesimi di euro per kWh, dimenticando i giganteschi investimenti statali necessari per ogni tranche nucleare, «Occupandosi poco dell'arricchimento del combustibile, dimenticando i costi, ancora da definire, della gestione dei rifiuti nucleari. Nemmeno Edf osa più evocare una cifra così ridicolmente irreale - dice Brom - Inoltre, il vento, al contrario del combustibile nucleare, non costa più niente, una volta che l'eolico è in funzione, il che è vero anche per l'energia fotovoltaica...
Il rapporto Ollier si dilunga sull'intermittenza dell'eolico e Brom dà un consiglio a Ollier ed ai suoi amici: «Guardino la disponibilità delle nostre centrali nucleari (60% per la centrale di Fessenheim dopo 3 anni) prima di parlare di intermittenza». Poi il documento passa all'unico vero argomento forte degli anti-eolico: «L'accettabilità condizionata al rispetto dei paesaggi, dei siti e delle attività pre-esistenti», inorridendo per le pale eoliche da «140 a 150 metri» di altezza, ma senza dire che le torri di raffreddamento delle centrali nucleari sono proprio alte 150 metri e molto più visibili. Ollier si preoccupa del paesaggio ma non dice una parola sui circa 200.000 piloni per l'alta tensione che punteggiano la Francia per trasportare la "rigida" energia nucleare. Poi propone una «distanza di salvaguardia di 10 Km sul lato terrestre e di 20 Km sul mare», ma intanto in Francia si sono costruite, proprio sulla costa e in violazione della legge sul litorale, le centrali nucleari di Gravelines, Penly, Paluel, Flamanville, le Blayais. Ollier semina la strada dell'eolico di mine procedurali: approvazione di schemi regionali per l'eolico che ritarderebbero la costruzione di impianti per anni; una "soglia di potenza" che è esattamente quel che vogliono gli oppositori dell'eolico per impedire la realizzazione di pale adattate all'esigenza di un comune piccolo o medio: nuova distanza minima di 500 metri tra eolico e «attività locali pre-esistenti» senza tener conto che nessuno tra quei pochi che abitano a 300 metri dalle pale eoliche si è mai lamentato; classificazione dell'eolico... che esiste già; obbligo di smantellamento degli impianti a fine vita. «Questa sarebbe effettivamente una buona idea - dice Brom - se si dovesse applicare a tutte le strutture di produzione di energia... cominciamo quindi dalla decina di reattori nucleari fermi da una ventina di anni.... Ma la Francia si è imposta il proseguimento del nucleare. Et là, rien ne va plus».
"Sortir du nucléaire" sottolinea che «La Grenelle 2 dovrebbe mettere in atto i principi enunciati alla Grenelle 1, dobbiamo constatare che la regressione totale del diritto dell'ambiente ha fatto seguito alle promesse verdi, formulate a soli fini elettoralistici. Il lavoro è una delle principali vittime della politica pro-nucleare francese. Mentre l'Europa vive una rivoluzione delle energie rinnovabili che produce già centinaia di migliaia di posti di lavoro, la Francia, imprigionata in una visione retrograda, guarda passare il treno».
L'impressione è che lo stesso treno sia già passato anche per l'Italia, che non a caso si appresta a salire sulla carrozza nucleare di Sarkozy.