[05/05/2010] News toscana

Quel pasticciaccio brutto dell’urbanistica toscana

FIRENZE. Metti ad un tavolo un presidente regionale, un assessore all'Urbanistica con una visione di sviluppo parzialmente diversa (e una delega più limitata) rispetto al precedente, un sindaco di un piccolo ma influente comune, un procuratore tra i più conosciuti d'Italia, i media di varie ispirazioni politiche, e infine la "gente". Tutti a confrontarsi in apertura di legislatura regionale sugli indirizzi che caratterizzeranno l'urbanistica toscana (almeno) per i prossimi cinque anni.

E' quello che sta avvenendo in questi giorni riguardo a due "hot-spot" dell'urbanistica toscana di questi mesi, da una parte nel comune di Montespertoli, dall'altra nell'area di Castello a Firenze. Entrambi luoghi (o meglio "spazi", visto che Castello è tuttora da considerarsi un non-luogo) dove l'intervento della magistratura ha stoppato interventi edilizi di rilievo a causa della scoperta di svariate irregolarità, e che - pur nelle differenze in termini di impatto sociale, economico e di copertura mediatica - sono sostanzialmente coinvolti nello stesso corto circuito tra politica urbanistica, esercizio dei controlli di legge e strategie di sviluppo sociale, economico e territoriale.

E se a Firenze le recenti dichiarazioni del vice-sindaco Nardella (il quale, secondo "Il giornale" di oggi, ha indicato nel 21 giugno prossimo la data in cui sarà pronto lo studio di fattibilità per il project financing finalizzato alla ridefinizione urbanistica di Castello, studio che però si troverà di fronte - molto probabilmente - un'area ancora sotto sequestro della magistratura) sembrano escludere ogni fuga in avanti, a Montespertoli sono invece ormai ripartiti - o in fase di riapertura - 29 dei 66 cantieri cui nel settembre 2009 era stato sospeso il permesso di costruzione.

Una decisione che va nella direzione di superare l'emergenza, ma occorre ricordare che si tratta di opere edilizie (prevalentemente inerenti alla trasformazione di annessi agricoli in abitazioni, e quindi di potenziale forte incidenza territoriale e paesaggistica) che lo stesso Comune aveva in un'ordinanza dell'ufficio Urbanistica definito come caratterizzate da una «indubbia sussistenza di un vizio di legittimità dei permessi» e passibili di una potenziale «compromissione del territorio», a causa del fatto che «la mole, la diffusività e la ripetitività degli interventi abusivi complessivamente considerati appare tale da sconvolgere l´assetto delle zone agricole».

Da una parte il Comune riconosce che non si è trattato di lievi imperfezioni procedurali, quindi, dall'altra però una significativa componente dei cantieri bloccati in settembre è ripartita, sia pure dopo il pagamento di sanzioni e in attesa di ulteriori approfondimenti. Una decisione che ha portato il procuratore Quattrocchi (lo stesso titolare dell'inchiesta su Castello) a scrivere al neo presidente della Regione segnalando che a Montespertoli «è stato dato il via libera a costruzioni che negli stessi documenti del Comune sono definite "opere di diffusa illegittimità"».

E se aggiungiamo che il nuovo assessore regionale all'Urbanistica Marson (un "tecnico", ma comunque indicato dall'Idv) risiede nella stessa Montespertoli, ha preso parte al forte percorso partecipativo attuato negli scorsi mesi nel comune e ha una visione dello sviluppo urbanistico che (almeno secondo le prime dichiarazioni di intenti) appare improntata a una maggiore partecipazione e comunque ad una maggiore "prudenza" nella definizione delle scelte strategiche di grande impatto territoriale - aeroporto di Firenze, "Cittadella viola", stazione Foster, lo stesso sotto-attraversamento Tav di Firenze - ecco che il cerchio si chiude.

E in una fase convulsa come questa, è chiaro che la chiusura di questo cerchio porta, più che alla definizione di conclusioni, al sorgere di alcune domande. In particolare, per il momento, appare utile capire se e come, nella amministrazione Rossi, le politiche urbanistiche di stampo regionale continueranno (come negli anni della giunta Martini) ad essere caratterizzate da una prevalente natura di solo "indirizzo", o se esse si spingeranno fino ad un maggiore dettaglio, e soprattutto se esse acquisiranno una maggiore cogenza, per i comuni, rispetto al passato.

Occorre soprattutto per ora capire, cioè, quale sarà nei prossimi anni il rapporto che sussisterà tra il Piano di indirizzo territoriale (Pit) regionale e i vari Piani strutturali comunali (oltre a quelli sovra-comunali in via di definizione, come sta avvenendo nel caso della recentemente creata "Città della piana" che riunisce, dal punto di vista della pianificazione/programmazione/gestione urbanistica, le municipalità di Sesto f.no, Campi Bisenzio, Calenzano e Signa), e come - al di là della pianificazione strategica comunemente intesa - saranno posti in pratica i poteri (anche emergenziali) di governo del territorio da parte della Regione.

E qui si parrà - viene da dire - la nobilitate della politica territoriale della nuova giunta regionale, oltre che della politica attuata da quelle amministrazioni comunali che, come Montespertoli, ma anche come la stessa Firenze, sono guidate da amministrazioni che hanno posto - almeno negli annunci - il contenimento del consumo di suolo e delle volumetrie come obiettivi determinanti della politica urbanistica e degli stessi relativi piani strutturali.

Infine la complessa vicenda - che costituisce il primo vero banco di prova della nuova giunta regionale in termini di governo del territorio - farà finalmente luce su quale significato assumerà la parola "partecipazione" (e quindi l'applicazione della l.r. 69/2007) nei prossimi anni in Toscana. Appare particolarmente significativo, in questo senso, il fatto che proprio in due aree dove sono stati posti in atto processi partecipativi tra i più influenti tra i vari attivati in Toscana in questi anni (e cioè il comune di Montespertoli e l'area di Castello, che anche se non ha visto - finora - l'attivarsi di specifici processi partecipativi, comunque si trova ai margini di quel "Parco della Piana" dove è invece già in corso un forte percorso partecipato) i processi di quello che può essere chiamato "sviluppo" o "crescita fine a sé stessa" a seconda di quale è l'impostazione gestionale intrapresa (e al netto delle irregolarità giudiziarie), sono attualmente in fase di stallo.

 

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