
[07/05/2010] News
LIVORNO. Nel maggio 1985 Joe Farman, Brian Gardiner e Jonathan Shanklin descrivevano su Nature le loro osservazioni di ingenti perdite di ozono sopra l'Antartide. Su Nature in edicola (ma la rivista dedica all'anniversario un lungo speciale anche sul suo sito internet), Jonathan Shanklin spiega come sia stata realizzata la scoperta e quali lezioni siano state apprese.
Oggi Shanklin commomera i 25 anni della scoperta del buco dell'ozono all'università britannica di Cambridge durante l'evento "Antarctic ozone hole: then and now" organizzato dal British antarctic survey, al quale partecipano anche il premio nobel Paul Crutzen e i noti scienziati statunitensi David Fahey e Susan Solomon. «Questa scoperta è stata un promemoria cruciale sull'importanza di investire nel monitoraggio a lungo termine - ha detto Shanklin - ma forse la lezione più sorprendente del buco dell'ozono è solo quella di quanto velocemente il nostro pianeta possa cambiare».
La scoperta del buco dell'ozono mise in allarme il mondo che scoprì la drammatica minaccia ambientale costituita dall'accumulo dei clorofluorocarburi (Cfc) utilizzati negli impianti di refrigerazione e di condizionamento dell'aria e nei solventi industriali che riducono lo strato protettivo di ozono che circonda la Terra. La protezione della fascia di ozono è stato uno dei pochi successi dell'azione dei governi del mondo che hanno approvato il Orotocollo di Montreal nel 1987 e le successive modifiche, che hanno assicurato che la produzione e il consumo di Cfc, halon e tetracloruro di carbonio fosse eliminata entro il 2000, quella del cloroformio di metile entro il 2005. Tutti i membri dell'Onu hanno firmato il Protocollo di Montreal ed oggi gli scienziati prevedono che entro il 2080 i livelli dell'ozono antartico dovrebbero tornare ai loro livelli del 1950.
Nei giorni scorsi Alexandre Klepikov, dell'Istituto di ricerca artica ed antartica della Russia, intervenendo alla conferenza "Studi marini delle regioni polari terrestri durante l'Anno polare internazionale » ha detto che «Il buco dell'ozono sopra l'Artartide, accusato di tutti i mali, contribuerebbe però, localemente, a preservare la copertura glaciale di questa regione. La situazione è paradossale: nel contesto di un riscaldamento climatico globale, la quantità di ghiaccio sulle coste dell'Antartico aumenta. Questo si spiega con l'influenza del buco dell'ozono situato in prossimità del Polo Sud. In 30 anni di osservazioni, quel che risulta dai dati satellitariè un aumento dei ghiacci di più del 4% nerll'Oceano australe che circonda l'Antartide. Nello stesso tempo, la quantità di ghiaccio alla deriva non ha cessato di calare al Polo Nord: nel 2007-2008 è stato fissato il minimo storico del ghiaccio artico di tutta la storia delle osservazioni. Anche se si registrano al Polo Sud dei processi contrari».
Il sito scientifico russo inauka.ru riferisce che secondo Klepikov «L'aumento della quantità di ghiaccio non è stato lo stesso in tutte le regioni del litorale antartico, la progressione più importante della superficie di ghiaccio è stata osservata nel Mare di Ross, nella parte occidentale del settore Pacifico dell'Antartide. Nello stesso tempo, sio osserva nella rtegione del Mare di Bellingshausen una tendenza opposta : un calo della superficie della copertura glaciale».
A conforto di quanto dice lo scienziato russo cita uno studio dei ricercatori britannici che, attraverso simulazioni matematiche basate su un'analisi dei dati meteorologici dimostra che tendenza all'aumento del ghiacci potrebbe essere legata all'anomalia dell'ozono. «Il calo della concentrazione di d'ozone al di sopra del Polo Sud conduce ad un raffreddamento degli strati superiori dell'atmosfera e, alla fine, ad un rafforzanento della circolazione circumpolare, i venti che soffiano lungo il litorale dell'Antartide - spiega inauka.ru - Questi venti proteggono l'Antartide dall'azione dell'aria che circostante, più calda.
Secondo Klepikov «E' questo meccanismo che spiega in parte la distruzione anormalmente rapida del ghiacciaio Larsen, sulla piattaforma continentale: i venti, che si sono rafforzati, hanno potuto oltrepassare le sommità della penisola antartica e poretre, alla fine, dell'aria calda a questo ghiacciaio».