[07/05/2010] News

Banche, finanza e politica: sbagliando s'impara?

LIVORNO. Un errore umano, un banalissimo refuso, ieri ha fatto piombare per alcuni minuti il Dow Jones sotto la fatidica soglia dei 10mila punti, scatenando il panico in tutto il mondo. Pochi minuti dopo, appunto, la stessa persona o un suo collega ha riparato l'errore umano che era stato amplificato dai sistemi computerizzati  che hanno aggiunto vendite alla vendita originaria sbagliata.

Dalle stelle alle stalle e ritorno potremmo dire, fotografando una realtà per noi intangibile che va ben al di là delle "bazzecole" di ordinaria tranquillità, come il fallimento di un Paese o la minaccia di declassamento di altri 3 o 4... robetta capace si smuovere appena pochi punti percentuali di Borsa.

Ma il punto è un altro, e il ragionamento forse è fin troppo speculare - quindi perfettamente in tema - Ricapitolando: parte l'errore umano, l'errore viene amplificato dalle macchine, poi l'ondata di panico cinematografica e soltanto un nuovo intervento umano riesce a riparare al danno qualche minuti dopo. Storia quasi a lieto fine.

Due settimane fa però è avvenuto un altro errore umano, che ha provocato l'incendio della piattaforma per le esplorazioni petrolifere che poi è affondata, lasciando falle da cui continua a fuoriuscire petrolio. In questo caso la riparazione umana all'errore umano non è ancora arrivata e non arriverà per diversi mesi. La riparazione umana poi si compirà dopo molti altri anni, dopo cioè la parziale quantificazione dei danni, che potrà forse compensare molti aspetti, ma certo non potrà restituire tutto, per esempio la biodiversità e la qualità della vita persa.  

Parallelo assurdo che mette insieme le mele con le pere? Forse, ma forse è meglio parlare di un parallelo speculativo, azzardato da liberi pensatori non economisti.

Parliamo allora di Moody's & Co. Nel pieno della bagarre seguita al salvataggio greco, le agenzie battono l'allarme che l'agenzia di rating  ha lanciato su un'altra manciata di Paesi tra cui l'Italia: solito panico da copione con le vendite che si rincorrono, solito crollo del listino e solito lettura immaginifica che se ne dà: 17 miliardi bruciati dalla borsa di Milano, come se le cravatte blu si fossero messe tutte in cerchio a fare un bel falò. In realtà è banale ma è bene ricordarlo, non viene bruciato proprio niente, accade soltanto che dei soldi passano dalla tasca di qualcuno alla tasca di qualcun altro (e quasi sempre si tratta di tasche molto capienti).

La stessa Moody's poco dopo spiega che comunque il voto ai Paesi a rischio non sarà cambiato, dimostrando che il suo annuncio aveva il solito scopo di favorire determinate operazioni (speculative?). anche perché quel rapporto era già stato presentato agli investitori una decina di giorni prima.

Ci chiediamo allora: che siano colposi o dolosi gli errori umani talvolta si possono correggere e talvolta no, talvolta lo si può fare in pochi istanti e talvolta sono necessari mesi o anni. Quanto dovremo aspettare allora per correggere l'errore e capire la lezione che vengono dalla crisi del 2008 (ad esempio, Moody's due giorni prima del crack aveva confermato il rating a Lehman brothers)?

Secondo l'economista Marco Vitale, che interviene oggi sul corriere della Sera, aspetteremo invano:

«La grande opportunità storica di realizzare una riforma penetrante  dell'ordinamento finanziario e bancario non solo nei meccanismi e nelle procedure, ma nella testa, nel cuore nella morale degli operatori è svanita». Quando si riversavano trilioni  di dollari sul sistema assicurativo e bancario  per salvarlo dalla catastrofe, bisognava cogliere l'occasione per porre precise condizioni di  pensiero e di azione che riportasse la classe dei neofeudatari Ceo nell'ambito di una democrazia decente. Questo è mancato E forse ora è troppo tardi».

Perché è vero che il governo greco ha camuffato i propri numeri, ma questa non è una colpa della Politica, bensì è la colpa di una politica ormai asservita alla speculazione che ha preso in mano i governi. E come si capisce ripensando a Naomi Klein questo è solo l'ultimo dei molti shock economy che ci aspettano, soprattutto perché non abbiamo voluto cogliere la grande occasione del 2008: «Mr Smith e il signor Rossi - conclude Marco Vitale -  si devono quindi preparare a pagare un conto  sempre più salato senza neppure la soddisfazione di poter dire: "ho pagato un conto alto ma in fondo sono contento lo stesso perché ho contribuito a migliorare il mondo"».

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