
[10/05/2010] News
MONTREAL (Canada) La Convention on biological diversity dell'Onu (Cbd) ha presentato oggi il suo Global Biodiversity Outlook 3: (Gbo3) ed evidenzia che «I sistemi naturali che supoportano la vita, l'economia ed i mezzi di sussistenza sul pianeta sono minacciati dal degrado rapido e dallo sprofondamento, a meno che mosure rapide, radicali e creative non siano prese per la conservazione e l'utilizzo sostenibile della diversità della vita sulla Terra».
La terza edizione del Gbo conferma che il mondo ha fallito gli obiettivi che si era dato di ridurre significativamente il tasso di perdita della biodiversità entro il 2010. Il rapporto si basa su valutazioni scientifiche indipendenti e sui rapporti nazionali preparati dai governi, e propone uno studio sugli scenari futuri per la biodiversità dei quali ci occuperemo più diffusamente domani su Greenpreport. La Cbd considera il Global Biodiversity Outlook 3: come «Una delle tappe principali più importanti dell'Anno internazionale della Nazioni Unite per la biodiversità» che dovrà costituire i uno degli elementi centrali per la discussione di alto livello sulla biodiversità che il 22 settembre impegnerà una sessione speciale dell'Onu, con la partecipazione di Capi di Stato e di governo. «le loro conclusioni - spiega la Cbd - saranno al centro del dibattito condotto dai governi del mondo durante il summit della biodiversità di Nagoya che si terrà ad ottobre».
Le prospettive non sono buone: il Gbo prevede che «Una perdita massiccia di biodiversità sia sempre più probabile, comportando con questo una forte riduzione dei servizi essenziali forniti alle società umane perché diversi "tipping points" stanno per essere superati, conducendo gli ecosistemi verso stati meno produttivi dai quali potrebbe essere difficile o impossibile tornare indietro».
I "tipping points" del Gbo3 comprendono: Il deperimento di vaste zone della foresta amazzonica as causa dell'interazione tra cambiamenti climatici, deforestazione e incendi, con conseguenze nefaste sul clima mondiale, le precipitazioni regionali e l'estinzione generalizzata di specie; La modificazione di numerosi laghi e bacini dolceacquicoli interni con eutrofizzazione e crescita di alghe provocate dall'accumulo di nutrienti che porterà alla moerte per asfissia di numerosi pesci ed a conseguenze sul turismo; Gravi danni per gli ecosistemi delle barriere coralline a causa dell'acidificazione degli oceani e dell'aumento delle temperature dell'acqua che porteranno allo sbiancamento dei coralli, alla sovra-pesca ed all'inquinamento da nutrienti, fenomeni che minacceranno la sussistenza di centinaia di milioni di persone che dipendono direttamente dalle risorse del mare e delle barriere coralline.
Scenari terribili che potrebbero essere evitati con misure efficaci e concrete per ridurre le molteplici pressioni alle quali è sottoposta la biodiversità. «Per esempio - è scritto sul Gbo3 - è necessaria un'azione urgente per ridurre l'inquinamento terrestre e le pratiche di pesca distruttive che indeboliscono le barriere coralline e le rendono più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici e all'acidificazione degli oceani».
Il Gbo3 presenta una nuova possibile strategia per ridurre la perdita di biodiversità e trarre una lezione dal fallimento degli obiettivi del 2010. La strategia consiste nell'affrontare le cause che stanno sotto I fattori indiretti della perdita di biodiversità «Quali i modi di consumo, gli effetti della crescita degli scambi commerciali e dei cambiamenti demografici» Una delle iniziative più importanti è considerata la soppressione delle sovvenzioni nocive alla biodiversità. Il rapporto conclude che «Non possiamo continuare a vedere il degrado continuo della biodiversità come un impegno separato dalle preoccupazioni fondamentali della società. Il raggiungimento di obiettivi quali la riduzione della povertà e il miglioramento della salute, della ricchezza e della sicurezza delle generazioni presenti e future, sarà molto rafforzato se alla fine daremo alla biodiversità la priorità che si merita». Il Gbo3 sottolinea che «Con una frazione di denaro che e stata mobilitata spontaneamente dai governi del mondo nel 2008-2009 per evitare il crollo dell'economia, potremmo evitare un deterioramento molto più grave e fondamentale dei sistemi che supportano la vita sulla terra».