[11/05/2010] News

I pasticci del nucleare indiano

LIVORNO. Il Parlamento indiano ha approvato un controverso disegno di legge (liability legislation) per istituire un sistema di compensazione per gli incidenti nucleari, un passo essenziale per consentire la costruzione alle imprese nucleari statunitensi di reattori in India.

L'approvazione ha scatenato l'opposizione, che in parlamento ha accolto il voto al grido di "vergogna, vergogna", ma se la cosa è abbastanza comprensibile per quanto riguarda i due Partiti comunisti e i loro alleati di sinistra, che si sono sempre opposti all'accordo atomico con gli Usa, è incredibile che le reazioni più dure vengano dalla destra indù del Bharatiya Janata Party (Bsp)che ora accusa gli Stati Uniti di favorire il business e di fregarsene dei diritti delle persone e che quando governava aveva iniziato la trattativa nucleare con gli americani. «Abbiamo fatto del nostro meglio per apportare modifiche a questa legge, ma per l'atteggiamento ostinato di questo governo, abbiamo deciso di uscire dall'aula», ha spiegato Sushma Swaraj, uno dei capi del Bsp. I comunisti definiscono da sempre l'accordo «illegale e incostituzionale» e accusano il governo di subire la pressione Usa.

Secondo l'opposizione la nuova legge toglie ogni diritto alle vittime di portare in tribunale le richieste di indennizzo in caso di catastrofe nucleare.  Il disegno di legge approvato dal Congess Party e dai sui alleati di centro-sinistra punta ad affidare l'onere del risarcimento dei danni unicamente al gestore degli impianti nucleari (cioè al governo ed agli operatori indiani) e non ai fornitori delle attrezzature. La legge è da mesi al centro di accesi scontri politici perché fa rivivere agli indiani il film dell'orrore già visto dopo la fuga venefica dalla fabbrica della Union Carbide a Bhopal nel 1984 ed il successivo triste indecente spettacolo della multinazionale che non si riteneva colpevole dei danni e tantomeno obbligata al risarcimento.

La liability legislation è uno degli ultimi ostacoli da superare per dare il via definitivo all'accordo sul nucleare civile del 2008 con gli Usa che permetterà all'industria nucleare americana di sbarcare in India, fornendo impianti, attrezzature e carburante atomico, dopo più di trent'anni di boicottaggio internazionale (per la verità una specie di blando groviera, più che una barriera) seguito ai test atomici indiani del 1974. Ora gli indiani non hanno più vincoli, tutto perdonato anche la non adesione al Trattato di non proliferazione nucleare, e sperano, con l'entusiastico aiuto di americani, francesi, russi, giapponesi e canadesi, di produrre 63.000 megawatt di energia nucleare entro il 2030, rispetto ai 1.700 megawatt di oggi. La torta fa gola a molti: solo in India e negli Usa si parla di un giro di affari nucleari per oltre 100 miliardi di dollari e, a quanto dicono destra e sinistra indiana, praticamente con l'impunità garantita in caso di incidente.

L'India  sta lavorando anche con il Giappone per un accordo intergovernativo sul nucleare civile che faccia spazio tra l'accordo con gli Usa e in quello con i francesi alle società giapponesi, Hitachi, Toshiba e Mitsubishi per costruire centrali nucleari civili in India. L'accordo indo-giapponese rispecchia quello tra India ed Usa, con gli oneri di eventuali incidenti nucleari tutti a carico del governo di New Delhi. Mentre l'opposizione indiana protestava contro l'imperialismo nucleare Usa, la scorsa settimana a Delhi si è avviato il dialogo sull'energia tra Montek Singh Ahluwalia, presidente della commissione di pianificazione dell'India, e il potente ministro giapponese per l'economia, il commercio e l'industria, Masayuki Naoshima, ha portato alla creazione del sixth working group on civilian nuclear energy, che ha cominciato immediatamente i suoi lavori.

Intanto l'India ha una bella gatta nucleare da pelare:  il Nuclear power regulator indiano è in Canada  per chiedere aiuto dopo il tragico incidente in cui un generatore di raggi gamma acquistato 40 anni fa dall'Atomic Energy of Canada è stato  erroneamente venduto per la demolizione da parte dell'Università di Delhi, uccidendo un addetto di un impianto di riciclaggio e colpendo gravemente con le radiazioni altre 6 persone che si sta tentando di salvare con un trapianto di midollo osseo. Una commissione governativa sta indagando su come una delle principali università del paese possa aver buttato tra i rifiuti uno strumento altamente radioattivo insieme a vecchi tavoli e sedie di un laboratorio di chimica.

Il 26 febbraio il macchinario canadese era stato venduto ad un commerciante in rottami di Mayapuri, un sobborgo industriale della capitale indiana. Gli operai dell'impianto di riciclaggio hanno aperto la protezione in piombo  del generatore di raggi gamma rimuovendo componenti contenenti radioattivi e barre e "matite" contenenti cobalto, che poi sono finiti a commercianti di metallo nei dintorni di New Delhi. Ad aprile la commissione di inchiesta ha cominciato ad indagare su sette casi inspiegabili di malattie da radiazioni nella zona di Delhi. I residenti dei quartieri interessati erano in preda al panico, e i funzionari del governo dicevano che la contaminazione proveniva dai rifiuti di un ospedale, poi hanno scoperto il legame con l'apparecchiatura canadese rottamata  dall'università di Delhi, utilizzata negli anni ‘70 e ‘80 per esperimenti scientifici ma poi abbandonata in un magazzino dal 1985.

Il vice-preside dell'università, Pental Deepak, ha detto di essere «molto dispiaciuto» per la tragedia e che «L'università si assume la responsabilità morale per quello che è successo». Poi ha promesso una compensazione finanziaria per la vedova di 35 anni di Rajinder Kumar, che è morto il 26 aprile per l'esposizione alle radiazioni, e per le altre famiglie colpite, aggiungendo: «Dobbiamo imparare da questa vicenda in modo che tali problemi non si ripetano in futuro»..

La tragedia dell'irradiatore giunge pochi mesi dopo che anche il Canada ha revocato il divieto sulla vendita di tecnologia nucleare verso l'India. Nel novembre 2009 il primo ministro canadese Stephen Harper aveva rilanciato il business nucleare indo-canadese con una missione commerciale che comprendeva rappresentanti dell'Aec (l'impresa che ha prodotto il macchinario incriminato) e il produttore di uranio Cameco.

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