[13/05/2010] News

Medio Oriente denuclearizzato? La Russia farà una centrale atomica in Siria (ed altre in Iran)

LIVORNO. Aprendo la Conferenza del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) in corso a New York, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha proposto di realizzate una zona denuclearizzata in Medio Oriente: «Le zone denuclearizzate apportano un contributo sostanziale al disarmo ed alla non proliferazione delle armi nucleari. Instaurano la fiducia e stimolano i progressi in altri settori. E' per questo che sostengo energicamente gli sforzi miranti a creare una tale zona nel vicino Oriente e vi invito ad avviare una libera discussione su questo». Grandi applausi da parte di tutti, meno Israele, l'unico Paese dell'area che ha già le bombe atomiche e che non ha firmato il Tnp. I Paesi arabi e il Movimento dei Paesi non allineati chiederanno di includere l'appello per la denuclearizzazione nella dichiarazione di chiusura della conferenza, anche se molti di loro (Emirati Arabi Uniti, Giordania, Egitto, Libia...) stanno lavorando con occidentali, russi e sudcoreani per costruire centrali nucleari.

Il caso della Turchia (Paese della Nato che ospita basi Usa con testate nucleari) è emblematico di questa confusione che sembra una mistificazione: il primo ministro russo Recep Tayyip Erdogan ha riunito i deputati del suo Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) insistendo sulla necessità di sbarazzare le regioni vicine alla Turchia  dalle armi di distruzione di massa: «Non vogliamo armi nucleari nella nostra regione. O meglio, vogliamo che tutto il mondo si sbarazzi delle sue armi nucleari». Poi, dopo aver ricordato che «I Paesi che rimproverano l'Iran di voler detenere l'arma nucleare la possiedono essi stessi», è corso a firmare proprio con il presidente di quei Paesi, il russo Dmitri Medvedev, un accordo per costruire la prima centrale nucleare in Turchia... D'altronde Medvedev, dopo aver applaudito Ban Ki-moon a New York, arrivava ad Ankara da Damasco dove aveva appena firmato con il dittatore siriano Bachar al-Assad la concreta possibilità di costruire una centrale nucleare in Siria, nel cuore pericoloso di quel Medio Oriente che tutti vorrebbero a parole denuclearizzare...

Il presidente russo era accompagnato (come quasi sempre nelle sue uscite all'estero) dall'amministratore delegato di Rosatom Sergei Kirienko e il rappresentante dell'oligarchia atomica putiniana ha spiegato ai giornalisti che «Se la  Siria prende la decisione di sviluppare la sua energia nucleare, la nostra cooperazione sarà del tutto possibile, una volta che la decisione sarà presa lo svolgimento ulteriore delle cose sarà evidente. L'essenziale è rispettare le norme e le esigenze dell' International atomic energy agency (Iaea). La cooperazione nel settore nucleare comprende la collaborazione nella ricerca, nella medicina nucleare,  nel genio energetico ed anche nella formazione del personale. Sembra che la parte sia interessata a questa possibile collaborazione». Ai siriani, alleati dell'Iran e finanziatori delle milizie sciite di Hezbollah nel Libano che hanno occupato per lunghissimi anni, considerati dagli Usa uno Stato canaglia che sostiene il terrorismo, probabilmente la cosa non sembra vera... ma naturalmente Medvedev ed Assad l'11 e 12 maggio hanno discusso anche di lotta al terrorismo e di non proliferazione nucleare.

La stessa Iaea chiamata in causa dai russi ha più di un sospetto sulla reale natura di quello che potrebbe essere stato un impianto  segreto siriano  per la produzione di plutonio per reattori nucleari e che nel 2007 gli israeliani hanno raso al suolo con un raid aereo. L'Iaea, che secondo i russi dovrebbe garantire la buona fede siriana, lamenta che le ispezioni si sono bloccate a causa della mancata collaborazione di Damasco che dice che il sito bombardato ospitava solo un edificio militare convenzionale. Ma l'agenzia nucleare dell'Onu dice di aver rilevato nel 2008 tracce di uranio che dimostrerebbero attività nucleari nell'area che ora la Siria ha blindato. Gli Usa, principale alleato di Israele, e diversi Paesi europei hanno chiesto alla Siria di cooperare pienamente con l'inchiesta del'Iaea, una delle condizioni per migliorare i rapporti con l'Occidente.

Eppure Medvedev, capo della seconda potenza nucleare del Pianeta, ha annunciato nella sua conferenza congiunta con Assad che «La cooperazione in materia di energia atomica potrebbe ottenere un secondo slancio». E il capo della dittatura dinastica baathista siriana ha confermato che con i russi «Ho parlato della cooperazione per il petrolio e il gas, così come della costruzione di centrali nucleari o convenzionali di energia elettrica», una cosa che interessa molto al regime siriano, alla presa con una carenza energetica che aumenta insieme alla impressionante crescita della popolazione siriana del 2,5% all'anno.

Il ministro dell'energia russo, Sergei Shmatko ha detto che la cooperazione nucleare con la Russia permetterebbe di chiedere a Damasco di rispettare il Tnp, firmato dalla Siria, che vieta di realizzare ed acquistare armi nucleari, poi ha spiazzato tutti dicendo che la Russia potrebbe costruire altre centrali nucleari in Iran, oltre a quella che entrerà in funzione quest'anno a Bushehr, «nonostante la probabile disapprovazione degli Stati Uniti». A dire il vero la disapprovazione dovrebbe essere anche della Russia, visto che fa parte del Gruppo 5+1 (Usa, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania) che ha messo sotto sanzioni Onu l'Iran per  essersi rifiutato di interrompere l'arricchimento dell'uranio.

«Siamo a favore di proseguire la cooperazione con l'Iran in campo energetico in tutti gli ambiti, anche nella costruzione di reattori ad acqua leggera» ha detto Shmatko. Naturalmente Medvedev ha portato un altro pezzo forte dello Stato-mercato russo: le armi, un prodotto molto richiesto dal regime di Damasco, che nel 2009 è diventato il quarto più grande acquirente di armamenti russi. Questo non impedisce a Mosca di migliorare i suoi rapporti con Israele e di cercare di aumentare la sua influenza nell'area con armi e nucleare. Uno strano equilibrismo che, assicurano i russi, vuole far avanzare il processo di pace in Medio Oriente. Forse qualcuno sta buttando ulteriore carburante nucleare sul fuoco mediorientale che divampa da decine di anni.

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