[14/05/2010] News toscana

La programmazione dell'ambiente in Toscana: dall'eolico ai parchi

PISA. L'assessore Bramerini ha risposto in questi giorni all'appello di un gruppo di intellettuali preoccupati che l'eolico possa aggiungersi ai già numerosi rischi che incombono sul paesaggio non soltanto toscano.
In precedenza aveva già sottolineato la necessità per le energie rinnovabili di procedere sulla base di scelte programmate in ambito regionale e nazionale per evitare dislocazioni casuali di tipo localistico e impattante.
La mancanza di un piano nazionale non facilita ovviamente le cose che tuttavia non deve impedire un serio impegno regionale che in Toscana c'è ed è stato chiaramente riconfermato.

Ma il paesaggio come altri delicati aspetti ambientali non riguardano soltanto questo comparto certamente tra i più nuovi.
E tutti sono riconducibili, anzi debbono essere ricondotti a quelle politiche di programmazione regionale che presentano però più d'una crepa a cui bisogna e presto rimediare specie in vista di quei passaggi istituzionali ‘federalisti' che al momento procedono non soltanto lentamente ma molto confusamente.

Per quanto riguarda il paesaggio ricordo che il protocollo firmato ai tempi di Monticchiello con il ministero dei beni culturali prevedeva il coinvolgimento delle rappresentanze degli enti locali ma non dei parchi sancito invece, ad esempio, da un analogo accordo in Campania.

Si fatica a capire come i parchi regionali e nazionali tutti dotati di un loro piano possano essere esclusi da un simile tavolo. E tra gli effetti negativi già prodotti da questa esclusione va senz'altro annoverato la sottrazione ai parchi del nullaosta sui beni culturali che esercitavano da decenni.

Altrettanto inspiegabile ma sicuramente negativo è che gli ambiti paesaggistici a cui fa riferimento il Pit prescinda ignorandoli proprio i piani dei parchi, che non si sono certo limitati a scrivere cartoline come hanno fatto gli uffici regionali con esiti talvolta grotteschi. Su situazioni spesso paesaggisticamente definite dai piani dei parchi (ho presente in particolare quello di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli) messi a punto da anni, ricorre frequentemente la notazione; non ci pronunciamo per evitare errori. Altro che il signor Prudenzio.

Insomma le linee del Pit su aspetti così importanti e cruciali ignorano -è il caso di dirlo- quanto di più avanzato e aggiornato si è prodotto in materia di pianificazione ambientale dai parchi ed anche in misura sicuramente minore con i bacini idrografici. D'altronde non è certo una caso che la legge sul governo del territorio del 2005 avesse intenzione di sottrarre importanti ‘aree contigue' dei parchi regionali alla loro competenza che per fortuna fu impedito. Mentre non si riuscì ad impedire di ridimensionare il ruolo dei piani delle aree protette di cui oggi si possono vedere appunto gli effetti.

Il che spiega anche il fatto che ben due assessori ai parchi non siano riusciti a far tagliare il traguardo alla nuova legge regionale a cui ora dovrà mettere finalmente mano l'assessore Bramerini. Deve pur dire qualcosa che proprio i parchi e i bacini idrografici abbiano ricevuto negli ultimi anni le maggiori penalizzazioni dal potere centrale mentre altre non meno gravi sono in cantiere. E la ragione è evidente perché qui passa uno degli snodi più importanti di una politica nazionale capace di raccordare il centro e la periferia. Più si azzoppano quegli strumenti più fanno i loro comodi i ministeri come è regolarmente accaduto.

Perseverare anche in Toscana nell'illusione che la programmazione possa funzionare a dovere solo passando dai livelli elettivi e non anche da questi livelli più qualificati sul piano ambientale depotenzia l'impegno regionale che pure ha il merito di essersi dotato e da anni di un sistema di parchi e aree protette tra i più sperimentati d'Italia.

Ora che anche i parchi tornano a tutti gli effetti nell'ambito della gestione ambientale siamo sicuri che essi ritroveranno l'attenzione e la considerazione che meritano.

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