[24/05/2010] News

Accademia delle scienze Usa: «Forte evidenza del cambiamento climatico. Ci vuole il carbon market»

LIVORNO. Il National research council (Nrc), il braccio operativo della National academy of sciences e della National academy of engineering, ha presentato "America's climate choices", quello che viene definito «Il più esauriente studio sui cambiamenti climatici fatto fino ad ora», un documento richiesto dal Congresso Usa e finanziato dalla National oceanic e atmospheric administration (Noaa), composto da tre rapporti che spiegano perché gli Stati Uniti dovrebbero agire subito per ridurre le emissioni di gas serra e sviluppare una strategia nazionale di adattamento agli inevitabili impatti dei cambiamenti climatici.

Il rapporto "Advancing the science of climate change" sottolinea che, «Il cambiamento climatico è in corso, è causata in gran parte dalle attività umane, e comporta rischi significativi - e in molti casi già li colpisce - per una vasta gamma di sistemi naturali e umani», La relazione sollecita una nuova era per una scienza dei cambiamenti climatici che sia "fondamentale", non solo per migliorare la comprensione delle loro cause e conseguenze, ma anche utile per i decisori a livello locale, regionale, nazionale e internazionale, per limitare e adattarsi ai cambiamenti climatici.

Per quanto riguarda gli Usa si raccomanda che un solo ente o programma federale abbia l'autorità e le risorse per coordinare a lo sforzo nazionale della ricerca multidisciplinare. Questa istituzione potrebbe essere il Global change research program, istituito nel 1990, ma dovrebbe realizzare nuove partnership e colmare lacune programmatiche e di ricerca.

Il secondo rapporto "Limiting the magnitude of future climate change" spiega che «Per ridurre sostanzialmente le emissioni di gas serra saranno necessari sforzi immediati e costanti per promuovere importanti cambiamenti tecnologici e comportamentali. Sebbene la limitazione delle emissioni, per essere efficace, debba essere uno sforzo globale, forti azioni degli Stati Uniti per ridurre le emissioni aiuteranno ad incoraggiare altri Paesi a fare lo stesso. Inoltre, gli Stati Uniti possono imporsi come leader nello sviluppo e nella distribuzione delle tecnologie necessarie a limitare e ad adattarsi ai cambiamenti climatici».

Per gli Usa è necessario un quadro nazionale che garantisca a tutti i livelli di governo, che tutti contribuiscano agli obiettivi e li condividano: dalle imprese, ai milioni di famiglie e ai singoli individui. «A questo scopo - dice il rapporto - gli Stati Uniti dovrebbero stabilire un "budget" delle emissioni di gas serra che fissi un limite alle emissioni totali nazionali entro un periodo di tempo e fornisca un obiettivo chiaro e direttamente misurabile. Tuttavia, più la nazione aspetta ad iniziare la riduzione delle emissioni, più difficile e più costoso sarà probabilmente raggiungere qualsiasi emissions target».

Il rapporto non indica un obiettivo specifico, ma suggerisce come "obiettivo ragionevole" un livello di emissioni di 170 - 200 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2 per il periodo tra il 2012 e il 2050, grosso modo in linea con i tagli delle emissioni proposti dall'amministrazione Obama, ma avverte che «Anche per raggiungere l'obiettivo nella fascia alta di questo range, sarà necessario abbandonare ancora di più i trend delle emissioni del "business-as-usual"». Se si esclude il periodo della recente crisi, le emissioni Usa sono aumentate negli ultimi 30 anni. Gli Stati Uniti hanno emesso circa 7 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2 nel 2008 (l'anno più recente per cui tali dati sono disponibili). Se le emissioni continueranno a questi livelli, budget range proposto verrebbe assorbito ben prima del 2050».

Per l'Nrc il "carbon-pricing" è il miglior sistema per ridurre le emissioni e insieme al "cap and trade", un o con una combinazione dei due sistemi, «potrebbe fornire gli incentivi necessari», anche se "cap-and-trade" «è generalmente più compatibile con il concetto di emissions budget». Il carbon market da solo non potrà rdurre le emissioni Usa, sono necessarie scelte strategiche complementari per assicurare rapidi progressi in settori essenziali come l'incremento dell'efficienza energetica; le sviluppo delle energie rinnovabili, nuove tecnologie nucleari e di cattura e stoccaggio di CO2 e nella sostituzione di impianti vecchi ed energivori «Dovrebbero essere anche ha sostenuto con forza la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie che potrebbero contribuire a ridurre più efficacemente i costi delle emissioni delle opzioni correnti

Il terzo rapporto, "Adapting to the Impacts of Climate Change", parte dalla constatazione che «Per diminuire la vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici che la nazione non potrà evitare, è fortemente auspicabile una strategia per gestire e minimizzare i rischi. Alcuni impatti, come l'innalzamento del livello dei mari, la scomparsa del ghiaccio marino e la frequenza e l'intensità di alcuni eventi meteorologici estremi come precipitazioni intense e ondate di calore, sono già stati osservati in tutto il Paese». Quindi bisogna che la politica preveda una serie di possibili condizioni climatiche e che «l'incertezza riguardo all'esatta tempistica e l'entità degli impatti non è un motivo per aspettare ad agire. Infatti, rafforzare ora la capacità di adattamento degli Stati Uniti può essere vista come una polizza di assicurazione contro un futuro incerto, mentre non farlo potrebbe far aumentare i rischi, soprattutto se il ritmo dei cambiamenti climatici sarà particolarmente forte».

La maggior parte delle azioni per contrastare il cambiamento climatico si avranno a livello locale e regionale, ma una strategia nazionale di adattamento é necessaria «per facilitare la cooperazione e la collaborazione su tutta la filiera di governo e tra il governo e le altre parti fondamentali, compreso il settore privato, le organizzazioni comunitarie e le Ong. Come parte di questa strategia, il governo federale dovrebbe fornire le risorse tecniche e scientifiche che mancano su scala locale o regionale, gli incentivi per le autorità locali e statali per iniziare a pianificare l'adeguamento, l'orientamento attraverso le leggi e il sostegno alla ricerca scientifica per ampliare le conoscenze degli impatti e dell'adattamento.

Il rapporto sottolinea che «L'adattamento ai cambiamenti climatici non deve essere visto come un'alternativa al tentativo di limitarli. Piuttosto, i due approcci dovrebbero essere considerati come dei partner, dato che la capacità della società di sostenere l'impatto dei cambiamenti climatici diminuisce con l'aumento della gravità del cambiamento climatico. Con livelli moderati di cambiamento climatico, l'adattamento può essere efficace, ma a livelli gravi, adattarsi ai gravi danni causati dai cambiamenti climatici potrebbe non essere possibile».

Le risposte Usa al cambiamento climatico già in corso dovrebbero essere flessibili per rispondere alle nuove scoperte e informazioni scientifiche ed alle mutate condizioni dei prossimi decenni, «Perché la conoscenza sui cambiamenti climatici e gli impatti futuri possibili si evolverà, e le politiche e i programmi dovrebbero monitorare continuamente l'adattamento il progresso e le conseguenze delle azioni».

America's Climate Choices comprende anche altre due rapporti che saranno resi noti entro la fine dell'anno: "Effective Response to Climate Change" che analizza i modi migliori per prendere le decisione in base alle informazioni sul cambiamento climatico, ed un rapporto f generale basato sulle relazioni precedenti ed altri lavori per offrire un quadro scientifico che serva a delineare le scelte politiche alla base gli sforzi statunitensi per affrontare il cambiamento climatico.

Secondo Ralph J. Cicerone, presidente della National academy of sciences, «Questi rapporti dimostrano quanto sia solido lo stato della scienza del cambiamento climatico. Ma la nazione ha bisogno anche della comunità scientifica per estendere la comprensione del perché il cambiamento climatico sia una realtà, e per concentrarsi anche su quando e dove gli impatti più gravi si verificheranno e cosa possiamo fare per rispondere».

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