[08/06/2010] News toscana

Sull’ambiente toscano attenti alle false partenze

PISA. Per il dibattito appena ripreso sull'ambiente in Toscana c'è  il rischio come in certe  gare di formula 1 che già alla partenza si pregiudichi  falsandolo il risultato. Sono bastate, infatti, alcune dichiarazioni del nuovo assessore regionale  all'urbanistica per suscitare una filza di reazioni  anche molto risentite per non dire inviperite. Il fatto poi che fossero state fatte in occasione dell'incontro dei comitati di Asor Rosa (Nella foto) ha surriscaldato evidentemente ancor più gli animi. Poi a buttar benzina sul fuoco ci si è messo pure Tozzi che per di più viene da ‘fuori' e pretende di giudicarci e la frittata è quasi fatta. Eppure il tema del consumo del territorio nella Toscana felix è tutt'altro che nuovo, perché  allora tanto rinnovato furore?

La ragione prima è che da tempo lo si è ridotto falsamente e riduttivamente - anche in molte  critiche dei comitati - all'eccesso di poteri concessi dalla regione ai comuni, i quali data anche la loro situazione disperata ne hanno approfittato per fare cassa. Più cemento per più risorse di bilancio che ormai sono ridotte al lumicino. Il bandolo starebbe tutto qui, ossia nel rimettere al loro posto i comuni e per farlo ovviamente serve una regione più determinata ad esercitare i suoi poteri di ‘comando', insomma come fa lo stato con le regioni e gli enti locali.

Che questa raffigurazione già andata in scena più volte e non solo a Monticchiello veda come protagonisti solo regione e comuni dovrebbe pure indurre a qualche ‘sospetto' istituzionale. Davvero la programmazione regionale - quella del PIT per capirci - può essere semplificata, banalizzata fino a questo punto magari aggiungendo che ci vuole più profitto e meno rendita tanto per dargli una parvenza più ‘tosta' e culturale.

Che intanto lo stato si riprendesse sul paesaggio come  sui parchi e i bacini idrografici competenze non sue, con effetti che non hanno bisogno delle foto di Toscani per essere valutati nella loro gravità, non sembra avere interessato molto né chi governa né chi critica questo tipo di governo.

Il PIT doveva riportare questo complesso e complicato stato di cose specialmente in campo ambientale ad una visione e impostazione capace di rapportarsi alla dimensione nazionale e a quella regionale e ai suoi protagonisti non certo riducibili ai comuni. E doveva farlo tanto più nel momento in cui tutto l'assetto istituzionale bloccato da anni entrava palesemente in crisi con i consigli di quartiere, le comunità montane, le province, le autorità di bacino, i parchi e le altre aree protette. La Toscana poteva avvalersi più di altre regioni di elaborazioni e di una conoscenza del territorio sconosciuta ad altre, perché disponeva e dispone di più comuni dotati di PRG, di province con Ptc, parchi regionali e nazionali con importanti piani come San Rossore, bacini privi di risorse ma con piani seri come quello del Serchio.

Pur disponendo però - soprattutto per suo merito - di questo patrimonio conoscitivo e pianificatorio il PIT non ha voluto a saputo metterlo a frutto. Si  è ‘inventato' così una toscana fatta di ‘cartoline' ambientali che non hanno nulla o molto poco a che fare con quelle elaborazioni, con quel sistema di piani,

progetti (fino alle ultime arrivate come le ANPIL) che hanno coinvolto e fatto lavorare insieme e non a chiacchiere comuni, province, comunità montane. E non è certo un caso che anche dall'elenco delle situazioni a rischio che i comitati ci hanno riproposto pochi giorni mai o quasi mai esse riguardano parchi o aree protette. O se lo riguardano - è il caso della chiacchieratissima Val d'Orcia - ciò è dovuto alla presenza di una ‘falsa' e demagogica ANPIL che doveva essere cancellata. D'altronde anche all'Arcipelago Toscano se si vuol discutere se c'è troppo cemento o troppo poco perché non farlo sulla base del piano del parco - approvato dalla regione - anziché della maleducazione o mancata riconoscenza del Tozzi. Le cave della Val di Cornia ( ma anche dell'aretino) che rientrino nella categoria  della rendita o del profitto, paiono poco compatibili con l'idea che pure la regione sembra sostenere di farci un parco regionale a tutti gli effetti. E come mai proprio mentre si predisponeva il PIT si è accantonata la nuove legge regionale sui parchi che sicuramente e non soltanto a Monticchiello avrebbe dato una mano ad uscire da una situazione grottesca che ha aiutato - e non soltanto in Toscana - a riportare le Sopraintendenze ad esercitare un ruolo che è stato sottratto da Roma alla regione e che quest'ultima ha accolto senza colpo ferire, tanto da togliere il nulla osta ai parchi che pure l'avevano gestito bene.

Il PIT non va bene perché parte dal presupposto più volte teorizzato ma assolutamente sbagliato che la programmazione riguardi solo i livelli elettivi. Ma allora perché in questi anni Roma ladrona ha soprattutto penalizzato proprio quelle leggi come la 183 e la 394 che riguardano gli assi fondamentali di quelle ‘invarianti ambientali' cioè quei livelli di pianificazione ‘sovraordinata' che anche in Toscana sono stati messi in cantera di fondo.

La quadratura del cerchio non sta insomma solo nel triangolo stato, regioni ed enti locali depennando o emarginando quei livelli specializzati di cui il sistema istituzionale si è dotato proprio per poter esercitare un governo del territorio di cui per ora nel gran parlare di federalismo non c'è traccia.

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