[22/06/2010] News

La maturità di saper indicare cosa può (e deve) crescere è una traccia per la sostenibilità

LIVORNO. Così come sta avvenendo in politica, con la tendenza a leggere la sostenibilità non come un'opportunità (e una correzione del modello economico imploso su se stesso) ma come un fastidioso orpello da accantonare in attesa che ‘a nuttata' della crisi sia passata, anche nell'ambito dell'istruzione e nella fattispecie nelle tracce di temi per la maturità, si è preferito quest'anno accantonare i temi più d'attualità legati alle tematiche ambientali.

Stravolte come prassi tutte le previsioni e le anticipazioni, i 500mila studenti di 25mila quinte classi, sono stati impegnati oggi nella prima prova scritta, che ha proposto comunque alcuni spunti interessanti in mezzo a scelte quanto mai discutibili, come quella dedicata a possibili presenze extraterrestri che essendo "traccia scientifica" lascia ben più di un dubbio e forse può essere letta anche come una spia della mediocrità verso cui è stata relegata la ricerca scientifica italiana, sempre più lontana dalla media europea, sia come investimenti, sia come brevetti, sia infine come capacità di attrarre cervelli stranieri e di non perdere cervelli italiani.

Sicuramente la traccia che farà più discuterà è quella storica, che per la prima volta affronta alla maturità il tema delle Foibe: partendo dalla decisione di introdurre il "giorno del ricordo" per conservare e ricordare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, "si chiede ai candidati di delineare la complessa vicenda del confine orientale soffermandosi in particolare sugli eventi tra il 1943 e il 1954".

Lasciando da parte il fatto che probabilmente saranno davvero pochi i 18enni che avranno avuto il tempo di studiare per bene il decennio successivo alla seconda guerra mondiale, e ancor meno quelli che avranno avuto dai loro insegnanti anche solo cenni su una questione tanto intricata quanto misconosciuta come quella delle Fobie, il link immediato è alla traccia su Primo Levi uno scrittore che si distingue nel panorama della letteratura italiana perché la sua vita è stata segnata dalla tragica deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz. Ma la traccia in questo caso sembra quasi "scansare" il tema della tragedia per soffermarsi solamente sulla "Ricerca delle radici", un'antologia personale degli autori che Levi considera fondamentali per la sua formazione. E se ci aggiungiamo il discorso di Mussolini messo vergognosamente sullo stesso piano di Togliatti, Moro e Giovanni Paolo II, l'intero bouchet di tracce appare quanto meno incline a un certo e pericoloso revisionismo storico che si sta rincorrendo ormai da qualche anno.

In ogni caso, più interessanti e forse degni di un riflessione anche da parte nostra  la traccia storico-politica, un tema sui giovani e la politica, con brani tratti da discorsi, appunto, di Mussolini (!), Moro, Togliatti e Giovanni Paolo II, dal titolo "Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica: parlano i leader" e soprattutto quello socio-economico, intitolato "La ricerca della felicità", con testi che citano l'articolo 3 della Costituzione, la dichiarazione di indipendenza Usa, il sociologo polacco Bauman e Pellizzari. La traccia fa riferimento alla Costituzione italiana e a quella americana laddove prevedono che ciascuno debba essere messo in condizione di poter vivere con dignità e migliorando se stesso e cita anche un articolo del quotidiano La Stampa dedicato alla crescita economica, e all'impatto che essa può avere sul fronte della felicità personale.

Forse questa è proprio la traccia più attuale di tutte, se si considera il processo di rivisitazione a cui è stato sottoposto il Pil, per anni drogato dall'equazione più soldi uguale più felicità. Tentativi di indici alternativi non mancano, né ci stancheremo di segnalare l'iniziativa della commissione Stiglitz in Francia, non tanto nel merito, quanto per il fatto che è stata fortemente voluta dalla politica, caso più unico che raro.

Riflettere sul disaccoppiamento tra crescita e felicità può fare solo bene agli uomini di domani, anche perché non è una questione di crescita sì o crescita no (o ancora di ‘decrescita' in tutte le sue mille declinazioni), bensì di capire cosa può (e deve) crescere anche quantitativamente, e cosa invece non deve crescere neppure qualitativamente. Il tutto nell'ottica di andare in direzione di una sostenibilità dei flussi di energia e di materia che sia alla base di un nuovo modello di sviluppo, dove la qualità della vita, dell'ambiente in cui si vive, della socialità siano contabilizzati per il loro vero valore.

Questa direzione, ne abbiamo avuto prova ogni giorno in questi primi anni del nuovo secolo, non la indicherà mai il mercato: speriamo allora che le nuove generazioni che oggi affrontano questa maturità, sappiano domani rendere matura anche la nostra economia, indicando politicamente (e qui torna in ballo l'altra traccia interessante di oggi, quella sul ruolo dei giovani nella storia e nella politica) la direzione da intraprendere.

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