[22/06/2010] News

I risultati del Rapporto 2010 dell'Osservatorio internazionale sull'industria e la finanza delle rinnovabili

FIRENZE. Il Rapporto 2010 dell'Osservatorio internazionale sull'industria e la finanza delle rinnovabili (Oir), presentato oggi a Roma, conferma le criticità che per il "sistema Italia", vengono rilevate anche in altri campi e in dossier di natura economica.

A livello globale nel 2009, il flusso di investimenti nelle fonti di energia rinnovabile sono stati pari a 162 miliardi di dollari. Il mercato mondiale, come spiega il rapporto, è dominato da grandi gruppi prevalentemente tedeschi, americani e giapponesi, ma ultimamente si registra una forte crescita da parte dei Paesi emergenti, come Cina e India, dove i prezzi sono più competitivi e la qualità produttiva è in costante miglioramento. E veniamo ai dati sull'Italia.

La nostra industria si trova in posizione di svantaggio visto che è forte nelle tecnologie più tradizionali, ma è in ritardo "in settori più innovativi quali fotovoltaico ed eolico, dove è poco presente nelle principali componenti di valore aggiunto''. Decenni di "deindustrializzazione" che hanno fatto aumentare il gap con i principali competitor non possono essere colmati in breve periodo, anche se, come spiega il rapporto, l'Italia sta cercando di recuperare il terreno perduto con investimenti in ricerca e sviluppo.
Le maggiori difficoltà per il settore delle rinnovabili citate nel dossier sono individuate nella scarsità della "magliatura" di rete nelle regioni meridionali, che sta portando a notevoli problematiche che si concretizzano in un crescente numero di disconnessioni e in differenze nel prezzo dell'elettricità molto consistenti tra le diverse aree del Paese; in un quadro regolatorio in continuo mutamento, lungaggini burocratiche nelle fasi autorizzative e zone d'ombra che in molti casi circondano lo sviluppo iniziale dei progetti.

«La dinamica competitiva sempre più spinta del mercato mondiale delle rinnovabili rende necessario per il Sistema Italia l'implementazione di politiche di promozione e valorizzazione dell'industria italiana all'estero - ha dichiarato Andrea Gilardoni, direttore dell'Osservatorio - Non si tratta di un ritorno al protezionismo, ma di misure organiche atte a valorizzare pienamente la qualità delle produzioni e a rimuovere barriere e pratiche scorrette che troppo spesso sono presenti nel commercio internazionale. Sono inoltre necessari numerosi investimenti sulla rete, specie nelle regioni del Sud d'Italia, ed è importante rendere il quadro legislativo e regolamentare il più chiaro e stabile possibile» ha concluso Gilardoni.

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