
[23/06/2010] News
LIVORNO. Un nuovo rapporto della Fao (Making the most of agricultural investment: A survey of business models that provide opportunities for smallhol) dimostra che gli investimenti nell'agricoltura nei Paesi in via di sviluppo possono essere strutturati in alternative alle massicce acquisizioni di terre che le multinazionali o direttamente alcuni governi fanno in Paesi più poveri. Il rapporto, pubblicato ieri dall'International institute for environment and development (Iied) è stato commissionato dalla Fao, dall'International fund for agricultural development (Ifad) e dall'Agenzia svizzera per lo sviluppo e la cooperazione ed espone una serie di esempi di transazione «più inclusivi che possono apportare dei benefici ai piccoli agricoltori e proteggere i loro diritti fondiari, garantendo allo stesso tempo la redditività delle imprese».
Uno degli autori del rapporto, il direttore per la ricerca dell'Iied Lorenzo Cotula, spiega che «L'investimento agricolo può favorire i Paesi in via di sviluppo, ma le grandi acquisizioni di terra comportano dei rischi elevati, perché le popolazioni perdono il loro accesso alla terra ed alle risorse che hanno sfruttato per generazioni. Gli investimenti più promettenti sono quelli che sostengono i piccoli contadini locali, piuttosto che le grandi piantagioni».
Secondo il documento «Le direttive internazionali in materia di investimenti agricoli dovrebbero promuovere i modelli di investimento che offrono maggiori opportunità ai piccoli agricoltori locali», questi tipi di collaborazione dai quali i grossi investitori e piccoli contadini possono trarre vantaggi reciproci sono sviluppati in 6 capitoli del lungo rapporto Fao: agricoltura sotto contratto, contratti di gestione, locazione e mezzadria, joint ventures, cooperative agricole e business links a monte e a valle.
La Fao avverte però che «Nessun modello unico sembra rappresentare una vera panacea in ogni circostanza per i piccoli agricoltori. Per poter offrire dei benefici agli agricoltori, per mantenendosi atraente per gli investitori, ogni contesto specifico deve tenere di conto del regime fondiario locale, delle politiche, della cultura, della storia e di considerazioni biofisiche e demografiche».
Secondo il rapporto «Esistono numerosi modi con i quali le società possono seguire modelli più inclusivi limitando allo stesso tempo al minimo il rischio e ricavandone un profitto, soprattutto attraverso collaborazioni più strette con i partner locali, e contadini ed i fattori e la condivisione dei benefici economici prodotti dagli investimenti».
Il rapporto prevede che «Le società devono inglobare gli accordi fondiari più inclusivi come una vera componente economica e non solo come elemento di un programma di sostenibilità sociale», per questo insiste sull'importanza di misure per rafforzare il potere negoziale dei piccolo agricoltori locali e sul ruolo importante che i governi e le agenzie per lo sviluppo possono giocare per promuovere modelli economici più equi e più inclusivi, sostenendo i contadini nelle loro relazioni con i governi e gli investitori.
Secondo il vice-direttore della Fao, Alexander Müller, «il rapporto mostra diversi modi di investire nell'agricoltura dei Paesi in via di sviluppo, compresi quelli attraverso investimenti di grande ampiezza ed a scale internazionale, ottimizzando anche le opportunità o per i piccoli agricoltori. Questo aiuterà a valutare e concepire dei progetti di investimento agricolo basati su una migliore sicurezza alimentare per tutti».
Per Andrea Ries, a capo del Global program food security dell'Agenzia svizzera per lo sviluppo e la cooperazione, «Il rapporto mette in luce il ruolo cruciale che I partenariati per lo sviluppo possono giocare per rafforzare il dialogo tra le comunità dei piccoli agricoltori, i governi e gli investitori al fine di promuovere gli investimenti sostenibili ed inclusivi in agricoltura».
Il responsabile del programma Land tenure dell'Ifad, Harold Liversage, Sottolinea: «All'Ifad pensiamo che la sicurezza dei diritti fondiario ed un accesso equo alla terra, in particolare per i piccoli agricoltori, sono dei fattori essenziali di crescita economica e di riduzione della povertà. I partenariati tra investitori potenziali e piccoli contadini locali possono creare delle importanti opportunità, ma questi partenariati non richiedono trasferimenti di diritti fondiari su grande scala».
Bisogna capire se l'agro-industria e il neo-colonialismo fondiario sono disponibili ad accettare i modelli di transizione alternativi di condivisione dei rischi proposti, ma soprattutto la giusta ricompensa, i diritti di proprietà e la condivisione delle decisioni tra investitori e partner locali.