[05/07/2010] News toscana

Acqua, la Commissione regionale ambiente e territorio incontra alcuni ato e gestori

FIRENZE. Nei giorni scorsi la commissione Ambiente e territorio del Consiglio regionale ha fatto il punto sul servizio idrico integrato incontrando alcune Autorità di ambito territoriale ottimale (Ato 2 Basso Valdarno, Ato 1 Toscana Nord, Ato 5 Toscana Costa) e le società di gestione (Gaia Spa, Geal spa, Acque Spa, Asa Spa).

L'obiettivo era quello di aggiornare il lavoro di conoscenza già avviato nella passata legislatura dalla VI Commissione, alla luce delle novità con cui il settore si dovrà confrontare: le richieste di referendum sull'acqua, il cambio della normativa nazionale che impone la modifica della struttura societaria e funzionale del settore tra la fine del 2010 ed il 2012, l'approvazione del "Programma di governo" della Regione Toscana che prevede una riorganizzazione su base regionale delle Autorità pubbliche. Alla fine dell'audizione il presidente della Commissione ambiente e territorio, Vincenzo Ceccarelli al di là di qualche criticità, ha delineato un quadro sostanzialmente positivo.

«Tutti stanno facendo uno sforzo notevole per l'efficienza e l'ammodernamento del servizio idrico integrato e questo ci permette di affermare con certezza che il modello toscano regge bene, ma servono più risorse ed investimenti. Così si può lavorare per arrivare al soggetto unico, nei tempi e con gli accorgimenti adeguati all'armonizzazione dei soggetti. Un processo che la Regione Toscana dovrà fare guidando i comuni, che devono rimanere protagonisti».  Secondo il presidente la riforma deve essere basata su almeno tre principi: «l'acqua è e deve restare un bene pubblico collettivo; il servizio idrico integrato deve seguire i canoni della gestione industriale; il sistema va innovato nell'efficienza e nella funzionalità».

Da quanto emerso ci pare di ravvisare qualche incongruenza: si vogliono mantenere i comuni come protagonisti ed invece lo sono poco oggi e lo saranno sempre meno domani. Al di là della proprietà delle reti (che il centrodestra avrebbe voluto privatizzare) chi comanda oggi sono le società di gestione dell'acqua. Se il referendum promosso dal vasto Comitato promotore per l'acqua pubblica, previsto probabilmente per il 2011, non riuscirà ad invertire la rotta, grazie al decreto Ronchi (Andrea) le società di gestione costituite anche da multinazionali quotate in borsa faranno il bello e il cattivo tempo e la componente pubblica conterà sempre meno.

In questo contesto non va dimenticato che siamo in assenza di una Autority nazionale e regionale di controllo che possa esprimere parere autorevole ed indipendente sulla sostenibilità della gestione (economica, ambientale e sociale) da una parte e sulla qualità dei piani dall'altra. Siamo sicuri poi (venendo proprio alla situazione Toscana) che dai territori emerga proprio la volontà unanime di andare verso il soggetto unico? Nella scorsa legislatura le province ad esempio si erano espresse favorevolmente al mantenimento di almeno tre Ato rimarcando l'importanza del concetto basilare (territoriale ed ambientale) del bacino idrografico, ed ora le province stesse pare che possano "pesare" di più come organismi regolatori dato che gli Ato sono stati "tagliati" dal governo. Forse il soggetto unico può essere più competitivo per mettersi sul mercato che guarda all'esterno, ma in chiave interna, cioè di efficienza ed efficacia di un servizio che comunque deve rimanere sul territorio, vicino al cittadino, non è proprio detto che la scelta del "soggetto unico" sia la panacea per risolvere tutti i mali.  

Infine rileviamo che, proprio nella zona da cui proviene il presidente Ceccarelli (territorio aretino), sono state raccolte migliaia di firme sui tre referendum per l'acqua pubblica a testimonianza del fatto che, almeno a livello di "percezione", non va proprio tutto bene nel governo di questa risorsa naturale che dovrebbe essere un "bene comune". Auspichiamo che la commissione Ambiente e territorio possa proseguire il suo lavoro ascoltando tutti i soggetti istituzionali e non, che in qualche modo hanno espresso interesse generale per questo settore il cui quadro nel suo complesso sta effettivamente mutando.

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