[07/07/2010] News

La Grecia vuole un piano mediterraneo unico contro il global warming

LIVORNO. La Grecia sarà anche alle prese con una crisi economica e sociale devastante, ma il governo del Pasok, il Partito socialista panellenico, non rinuncia a giocare un ruolo internazionale. In un'intervita alla Reuters il ministro dell'ambiente Tina Birbili (Nella foto) ha detto che «La Grecia sta premendo per un'iniziativa mediterranea sui cambiamenti climatici che potrebbe essere un modo per ridare ai negoziati sui cambiamenti climatici in una fase di stallo a livello mondiale. La cosa più importante è quella di creare alleanze regionali».

La Grecia é preoccupata perché i Paesi del Mediterraneo (a cominciare dal nostro) non dimostrano un impegno comune e non lavorano insieme nemmeno all'interno dell'Unione europea, eppure l'area del Mediterraneo è quella che ha le maggiori probabilità di subire in questo secolo un forte aumento della siccità, della carenza di acqua dolce e di essere sottoposta ad ondate di caldo.

Secondo la Birbil «Un tale approccio regionale potrebbe essere imitato da altri gruppi nei negoziati Onu per un nuovo accordo sul clima, per esempio dalle nazioni africane che possono essere colpite dalla siccità o dai paesi asiatici colpiti dal cambiamento dei monsoni. I blocchi negoziali esistenti sono spesso troppo ampi per essere efficaci. "I blocchi dell'Onu sembrano essere molto deboli, a questo punto... perché tutte queste iniziative regionali potrebbero essere in grado di creare una dinamica regionale nei negoziati delle Nazioni Unite?».

Certo, pensarci a poco più di 4 mesi dal summit di Cancun e dopo il flop di Copenhagen sembra abbastanza azzardato e forse ininfluente, ma la Birbili è convinta: «Credo che prima di Cancun, avremo una dichiarazione politica sul Mediterraneo. I Paesi del Mediterraneo, vulnerabile anche per l'innalzamento del livello del mare, potrebbe prendere in considerazione una fusione dei loro piani nazionali per l'adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici in un unico piano regionale. I Paesi in via di sviluppo, che di solito lavorano nel Gruppo dei 77, potrebbero adottare un analogo approccio in aggiunta ai loro sforzi nel G77».

Il problema è che il G77 (più Cina) raccoglie quasi tutti i Paesi in via di sviluppo, compresi quelli emergenti, che hanno davvero un unico interesse comune: quello di contrastare le manovre al ribasso dei Paesi sviluppati, ma dentro ci sono sia i Paesi petroliferi che considerano una vera e propria peste per i loro bilanci le energie rinnovabili, sia i piccoli Stati insulari che vedono nelle energie rinnovabili l'unico modo per uscire dall'era dei combustibili fossili che li sta velocemente facendo annegare nell'oceano.

La Birbili però dice che una nuova attenzione per le alleanze regionali potrebbe risolvere molte di queste contraddizioni, anche se ammette che «E' molto difficile che a Cancun vengano raggiunti  accordi vincolanti. A Cancun dobbiamo far maturare le cose e poi trovare un accordo su un documento in Sud Africa o altrove,  nel 2011 o nel 2012».

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