
[12/07/2010] News toscana
FIRENZE. «L'Unione dei Comuni non significa sciogliere due comuni per farne uno solo: non ci saranno perdite d'identità, né aumento dei costi della politica e i comuni che ne fanno parte manterranno il proprio nome e continueranno ad avere il loro sindaco ma cederanno all'Unione le competenze nei servizi e nelle funzioni che a questa verranno trasferiti. Si tratta di uno strumento politico e amministrativo molto importante che è la naturale evoluzione del percorso intrapreso nel 2004 con le gestioni associate, che hanno permesso di ottenere risultati importanti per la qualità dei servizi erogati e per la realizzazione di significative opere strategiche».
Dichiarazioni rilasciate sabato in via congiunta da parte dei sindaci delle municipalità di Barberino val d'Elsa (Maurizio Semplici) e Tavarnelle val di Pesa (Sestilio Dirindelli), che hanno così commentato il processo di unione amministrativa dei due comuni del Chianti che entrerà nel vivo con gli incontri che si terranno domani (13 luglio, 21.30 Tavarnelle, parteciperà il presidente della provincia di Firenze Andrea Barducci) e il 16 luglio (21.30 Barberino, dove oltre a Barducci interverrà anche il vice-presidente regionale Stella Targetti).
I due incontri sono da intendersi come ambiti di confronto e assemblea pubblica che precederanno la discussione politica che avrà luogo in sede di consiglio comunale, e che puntano come detto a portare avanti quello che in un comunicato viene definito come «il "percorso naturale" che dalle gestioni associate porterà all'Unione dei comuni», e che peraltro è in un certo senso un ritorno al passato in quanto i due comuni erano uniti fino al 1893.
Ma se dal punto di vista storico possiamo parlare di ritorno al passato, stesso discorso non si può fare in senso politico per quanto riguarda il processo di unione tra i comuni, che compie il suo percorso sulla falsariga di quanto stanno facendo le municipalità di Campi Bisenzio, Sesto fiorentino, Calenzano e Signa (progetto che dovrebbe portare alla unificazione dei rispettivi Piani strutturali e quindi alla sostanziale creazione di una "Città della Piana", come è stata denominata) oltre a quelle di Figline Valdarno, Incisa e Rignano, che nel Valdarno superiore stanno ponendo (insieme ad altri comuni, la cui partecipazione è per ora in stand-by) in opera un processo analogo che dovrebbe vedere la luce nel gennaio 2011. L'unione tra i comuni è infatti qualcosa che va nella direzione opposta alle tendenze particolariste oggi sempre più radicate nel Belpaese sia a livello di cittadinanza sia a quello istituzionale, e in questo senso si pone come vero e proprio "argine" davanti alla frammentazione gestionale e anzi potrà essere di contributo ad una più organica pianificazione all'interno della scala gerarchica che la l.r. 1/2005 (e in generale la stessa legge urbanistica del 1942, ancora centrale nella legislazione in materia) ha stabilito sussistere tra i "gradini" regionale, provinciale e comunale della politica di governo del territorio.
Certo, queste strategie, che muteranno radicalmente i rapporti di forza tra i vari centri decisionali (almeno per quanto riguarda la Piana, dove la "forza" contrattuale del comune di Firenze sarà sicuramente ridefinita - se non ridotta - in seguito alla probabile nascita della "città della Piana") e in generale avranno massive conseguenze amministrative ad esempio in tema di gestione dei servizi pubblici, vanno condotte necessariamente sotto l'egida provinciale e regionale, la sola in grado di indirizzare questa evoluzione all'interno di una condivisa e organica strategia di sviluppo e di neutralizzarne le - pure, potenzialmente ampie - criticità. In questo senso, il presidente della Provincia Barducci ha sostenuto che l'iniziativa «persegue perfettamente quelle traiettorie dello sviluppo e di gestione dei servizi che assumono maggiore funzionalità e capacità di risposta alle domande della cittadinanza, se collocate in una dimensione sovra-comunale».
Potenzialmente ampie, e da analizzare col tempo man mano che i tre processi citati giungeranno, come a questo punto sembra probabile almeno per la Piana e il Chianti, a compimento, anche le conseguenze in termini di rapporto tra Pit e Piani strutturali, ambito che - sia negli anni della giunta Martini sia nei primi tempi della amministrazione Rossi - è stato tra i più dibattuti in termini di natura (cogente o di solo "indirizzo") che deve essere assunta dalla pianificazione regionale in rapporto alle scelte compiute da parte dei comuni.
Riguardo all'unione di Barberino e Tavarnelle, comunque, i risultati delle due assemblee citate costituiranno la base di discussione per il consiglio comunale congiunto (e aperto alla cittadinanza) che avrà luogo il 21 luglio a Barberino.