
[03/08/2010] News
LIVORNO. Su Down To Earth, il magazine online della Society for Environmental Communications dell'India, Latha Jishnu scrive che «I promoters di impianti nucleari hanno bisogno di pazienza e di tasche profonde» e l'India deve subito tener conto delle lezioni che vengono da un suo progetto, presentato come fiore all'occhiello della nuova era nucleare, e da quel che sta succedendo alla francese Areva in Finlandia.
Le difficoltà dei due diversi progetti nucleari avranno infatti forti ripercussioni sul programma del nucleare civile indiano che prevede di produrre 470.000 MW entro il 2050. Per Down To Earth «Si tratta di un obiettivo assurdamente ottimista, dicono gli analisti nucleari, perché la capacità attuale è di 4.560 MW».
Il primo segnale di allarme viene dal Kudankulam project, nel distretto di Tirunelveli dello Stato meridionale del Tamil Nadu , dove i russi stanno costruendo due reattori da 1.000 MW ciascuno.
La costruzione di Kudankulam è iniziata nel 2002 ed è già tre anni in ritardo sui tempi di consegna previsti, anche se la Nuclear power corporation of India (Npcil), che sta realizzando i reattori con l'Atomstroyexport russa, assicura che ormai siamo alla fase finale. La Npcil, il monopolista statale del nucleare indiano, lo scorso aprile ha testato il funzionamento dell'impianto ed ha assicurato che questo segna una pietra miliare nel settore delle costruzioni di centrali nucleari. In realtà i ritardi sono clamorosi e nessuno sa davvero se il primo reattore riuscirà ad entrare, come promesso, in funzione entro dicembre. Lo stesso direttore esecutivo del Npcil, Sudhinder Thakur, ha ammesso: «Stiamo cercando di mettere in funzione l'unità I di Kudankulam nel terzo quadrimestre del 2010 o nel primo del 2011 e l'unità II circa sei - otto mesi più tardi . Il ritardo è stato causato dal fallimento della Russia nel fornire i componenti in tempo. Alla fine il ritardo ha riguardato attrezzature di scarso valore, ma essenziali per il completamento. Adesso, le importazioni per l'unità I sono complete e tutte le attività sono sotto il nostro controllo. Il progetto ci ha dato una grande esperienza per la realizzazione di reattori di grandi dimensioni».
Thakur invece non ha voluto rivelare quanto i ritardi abbiano fatto lievitare i costi della centrale (inizialmente previsti in Rs 13.171-crore), ma gli esperti dicono che l'adeguamento dei prezzi non è allo stesso stratosferico livello di quello che Areva sta subendo con il ritardo di tre anni nella costruzione della centrale finlandese di Olkiluoto 3 con un costo aggiuntivo di 2,7 miliardi di euro ( 16 Rs 16,343 crore) contro un costo iniziale di 3,2 miliardi di euro (Rs 19,370 crore). Il problema è che Areva è stata scelta dall'India come uno dei suoi molti partner atomici e che il Npcil ha annunciato un business model con i francesi per costruire due Epr da 1.650 MW nel Maharashtra. Gli indiani dicono che l'accordo con Areva è simile a quello firmato con i russi, ma questo è molto improbabile: l'accordo per Kudankulam é stato firmato all'epoca dell'Unione Sovietica quando l'India era un alleato da tener buono anche ingoiando i costi aggiuntivi delle centrali nucleari. Difficilmente per l'Epr l'India potrà pagare subito il 15% del costo e il resto 12-14 rate, dopo l'avvio delle attività commerciali della centrale nucleare. Inoltre, i russi-sovietici hanno assicurato il combustibile nucleare per Kudankulam per tutto il suo ciclo di vita, oggi lo Stato-mercato-energetico della Federazione Russa non è disposto a fare altrettanto e tantomeno Areva.
Secondo Latha Jishnu, il pasticcio di Areva in Finlandia è destinata a gettare un'ombra sulla cooperazione con Npcil, ma per gli esperti nucleari indiani questi ritardi sono ormai da mettere in conto: «La costruzione di reattori nucleari ha sempre richiesto molto più tempo, per esempio, delle centrali elettriche basate sul gas naturale a base - spiega MV Ramana, un fisico indiano ricercatore all'università di Princeton - Il periodo di tempo è aumentato notevolmente dopo la metà degli anni '80, dopo gli incidenti di Three Mile Island e Chernobyl. Secondo i dati dell'International atomic energy agency, il tempo medio di costruzione è vicino a nove anni. Nella maggior parte dei casi, il tempo di costruzione previsto era di circa cinque anni».
Oltre ai ritardi ormai endemici in India fa discutere anche la questione della responsabilità in caso di incidente nucleare che rende i progetti di Areva e degli americani invisi a molta gente ed ai partiti di opposizione: il problema non riguarda solo gli importi per gli indennizzi da versare in caso di incidente, ma anche chi dovrà pagarli, gli operatori (cioè la Npil) o i fornitori (cioè le multinazionali) e in quale misura. In questo giochino si sono infilate anche grandi industrie indiane come la Reliance Industries e la Tata Power, pronte a lanciarsi nell'avventura nucleare se la responsabilità di un incidente nucleare sarà tutta a carico dello Stato e non dei privati. Il risultato è che la legislazione indiana è in stallo, anche se potrebbe avere una spinta in avanti grazie all'accordo sul riprocessamento del combustibile nucleare sottoscritto con gli Usa il 2 agosto.
L'altro problema emergente è quello della crescente opposizione dell'opinione pubblica indiana: se Kudankulam, costruita in un'epoca di orgoglio nuclearista, non ha subito contestazioni, i progetti nucleari di Jaitapur in Maharashtra e Mithi Vardi e Jasapur nel Gujarat sono sotto attacco da parte delle agguerrite comunità locali che contestano, dati alla mano, la valutazione di impatto ambientale, le relazioni e i rapporti di pre-fattibilità dell'Npcil, costringendolo a fare marcia indietro.
Inoltre sta cominciando a scarseggiare il carburante nucleare e i reattori Tarapur I e II, nel Maharashtra, hanno già avuto diversi problemi per mancanza di uranio, con una riduzione delle attività nel 2009 di circa il 60%. L'uranio nazionale ormai scarseggia e aumenta la dipendenza dal combustibile nucleare importato dalla Russia e dal Kazakistan, per questo l'India punta sul fast breeder reactor (Fbr) di Kalpakkam da 500 Mw. Ma secondo MV Ramana, autore dal libro "Nuclear Power in India" difficilmente l'India riuscirà a produrre più energia atomica entro il 2012, anzi le difficoltà aumenteranno anche a causa di fattori politici. Secondo Ramana, che definisce le previsioni ufficiali del governo una «pie in the sky» (una torta in cielo), l'India vedrà costruire una serie di reattori gemelli da parte dei big players, Francia, Russia e Stati Uniti, in ognuno dei siti assegnati a questi Paesi, anche se gli Stati Uniti hanno due siti grazie all'accordo sul nucleare civile fatto con l'India: «E' plausibile che i 20.000 MW entro il 2020 potrebbero materializzarsi, ma dubito che si possa raggiungere il target dei 40.000 MW entro il 2020».